Pubblicato il: 27 agosto 2019 alle 7:00 am

Scuola: nuovo anno scolastico con 150mila cattedre vacanti Più critica la situazione al nord. Sono 7800 solo in Veneto, assessore Donazzan: «Inizio d’anno all’insegna del precariato, scoperti anche i vertici dell’ufficio scolastico regionale»

di Sofia Furlan.

Venezia, 27 Agosto 2019 – Secondo le riviste specializzate sul mondo della scuola, anche il prossimo anno scolastico comincerà con migliaia di cattedre vacanti, soprattutto al nord. Secondo OrizzonteScuola.it saranno più di 150mila le cattedre vacanti.

Per La Tecnica della Scuola, l’emergenza interesserà quasi tutte le regioni. “Si preferisce riversare sulle scuole l’onere di reperire i supplenti ad inizio anno scolastico – scrive il sito specializzato -, ricorrendo anche alle MAD, invece di creare le condizioni per un’ottimizzazione delle pur scarse immissioni in ruolo: quest’anno ben 15.000 in meno di quanto potevano essere autorizzate da Miur e Mef”, aggiungendo che in “Toscana, l’Emilia Romagna, il Veneto e la Lombardia, la supplentite si presenta in forma più acuta”.

Dunque, quando mancano tre settimane al suono della prima campanella dell’anno scolastico 2019-2020, la situazione rischia di diventare ancora una volta esplosiva.

Tra le regioni dove monta la maggiore preoccupazione c’è il Veneto: nelle scuole dell’infanzia, primarie e secondarie di primo e secondo grado, qui, mancano 7821 insegnanti, di cui 2284 di sostegno. Le province più in sofferenza sono Treviso e Venezia, dove mancano rispettivamente 1012 e 1155 insegnanti ordinari e 282 e 440 insegnanti di sostegno. Ma i posti vuoti in cattedra pesano anche a Verona (1404 cattedre scoperte) e Vicenza (1508, con il record di 547 vacanze nel sostegno).

«Alla strutturale mancanza di programmazione nella scuola, a cui nessun governo ha saputo porre rimedio – dichiara l’assessore regionale all’istruzione e formazione Elena Donazzan – si aggiunge quest’anno il problema degli insegnanti precari storici, o entrati di recente in ruolo,  che sono stati cancellati dalle graduatorie, come il caso dei diplomati magistrali, e che tornano più precari di prima, inseriti nelle sole graduatorie di istituto che non possono dare la prospettiva dell’entrata in ruolo».

«Sono venuti a mancare i concorsi, nonché i posti di abilitazione in particolare per gli insegnanti di sostegno (nonostante le reiterate pressioni di questa amministrazione regionale e delle università sul ministero) – prosegue l’assessore – e a farne le spese in primis sono la classe docente si trova al suo interno molto frammentata, con paradossali differenze tra precari senza prospettiva e insegnanti strutturati».

«Il nuovo anno scolastico si apre in Veneto nuovamente all’insegna dell’incertezza – rileva con preoccupazione l’assessore regionale all’istruzione e formazione, Elena Donazzan – Anzi quest’anno sarà anche peggio degli anni precedenti, a causa dei mancati concorsi, dell’aumento del precariato, del blocco del numero delle abilitazioni per gli insegnanti di sostegno, che si traduce nella mancanza di 2 insegnanti su 5 per gli studenti con disabilità. E l’ultima grave incertezza che si aggiunge per il Veneto è che ad oggi l’Ufficio scolastico regionale è privo di vertice, perché la dottoressa Augusta Celada è stata chiamata a Roma».

«Se maggiori poteri fossero riconosciuti alle Regioni – commenta l’assessore – credo che molti disservizi o storture non ci sarebbero, in virtù del principio di prossimità della decisione e del controllo. Da sempre sono convinta che una programmazione territoriale sul fabbisogno dei docenti sia la soluzione al problema del precariato, della continuità didattica a beneficio soprattutto degli studenti, e della scuola nel suo insieme. Con un vantaggio anche per i conti dello Stato e il benessere della collettività perché ricordiamoci che la dispersione scolastica ha un costo sociale molto elevato».

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