Pubblicato il: 31 agosto 2019 alle 8:00 am

Più di mille bambini migranti non accompagnati in Grecia Il drammatico appello della direttrice Unicef Europa e Asia: «Situazione insostenibile nei centri di accoglienza. Lo scorso fine settimana un bambino ha perso la vita e altri due sono rimasti feriti»

di Danilo Gervaso.

Atene, 31 Agosto 2019 – Sono più di 1.100 i minorenni migranti e rifugiati non accompagnati che vivono nei pericolosi e sovraffollati centri di accoglienza e di identificazione delle isole greche e nelle strutture di detenzione in tutto il paese. Ed è, secondo quanto sostiene l’Unicef, il numero più alto registrato nel paese ellenico dall’inizio del 2016. Motivo che spinge il Fondo delle Nazioni Unite per l’infanzia a esortare gli Stati membri dell’Europa a fare di più per proteggere questi bambini particolarmente vulnerabili.

Drammatico l’appello di Afshan Khan, Direttrice dell’UNICEF per l’Europa e l’Asia centrale nonché Coordinatrice speciale per la risposta alla crisi dei rifugiati e dei migranti in Europa: «Lo scorso fine settimana un bambino ha perso la vita e altri due sono rimasti feriti in un violento incidente avvenuto nel centro di accoglienza e identificazione di Moria, nell’isola di Lesbo. Quest’ultima tragedia ci ricorda con forza che la situazione nei centri di accoglienza in Grecia è al punto di rottura». Ma la Grecia, da sola, non basta.

«Continuiamo a fare appello alle autorità greche affinché trasferiscano i bambini in una sistemazione adeguata sulla terraferma – aggiunge Afshan Khan -, ma la Grecia non può sostenere da sola i bambini rifugiati e migranti.  È vitale che i governi europei aumentino gli impegni per ricollocare i bambini rifugiati e migranti non accompagnati e separati, e accelerino i ricongiungimenti familiari per coloro che già hanno parenti in Europa».

Moria, la vita nel limbo

Per evidenziare la situazione, l’UNICEF lancia un cortometraggio che documenta i sogni e la disperazione dei ragazzi che vivono nella “Sezione B”, un’area destinata a fornire una protezione specializzata per i bambini non accompagnati nel Centro di accoglienza e identificazione di Moria, sull’isola greca di Lesbo.

Il video ha per protagonisti quattro ragazzi e il loro racconto degli orrori che li hanno costretti a fuggire dalle loro case, i pericolosi viaggi intrapresi, le difficili condizioni del centro, le paure e le speranze che circondano il loro futuro incerto.

«Non ho potuto studiare perché era troppo pericoloso, per farlo sono stato costretto a lasciare il mio paese» racconta uno di loro, un sedicenne proveniente dall’Afghanistan.  Parlando di altri coetanei della “Sezione B”: «Penso che giorno dopo giorno abbiano perso la testa. Per questo, a volte, si feriscono con tagli sulle braccia. Io non voglio arrivare a questo».

Il film mostra alcuni operatori dediti all’assistenza e alla protezione dei minori, esausti e sopraffatti. I servizi sono sovraccarichi, e i bambini rimangono esposti al rischio di violenze e abusi, con un accesso molto limitato alla scuola, all’assistenza sanitaria e al supporto psicosociale.

I minori rimangono spesso nella “Sezione B” per un periodo ben superiore ai 25 giorni previsto come termine massimo dalla legge, perché tutte le sistemazioni adeguate sulla terraferma sono già al completo.

Il centro di accoglienza di Moria, progettato per accogliere circa 3.000 persone, ne ospita attualmente oltre 8.700, di cui 3.000 minorenni.  La “Sezione B”, la cui capienza nominale è di 160 minorenni non accompagnati, ne conta al momento 520.

Attualmente in Grecia ci sono più di 32.000 minorenni rifugiati e migranti, di cui 4.000 non accompagnati o separati da familiari adulti.

Negli ultimi tre anni l’UNICEF ha prestato assistenza in Grecia a oltre 60.000 bambini rifugiati e migranti e loro familiari. Questo lavoro include la garanzia che i bambini abbiano accesso a servizi essenziali per la protezione dell’infanzia, come il sostegno psicosociale, l’assistenza sanitaria e l’istruzione.

L’UNICEF collabora anche con il Ministero della Salute greco, fornendo 85.000 vaccini per proteggere dalle malattie i bambini rifugiati e migranti.

neifatti.it ©