Pubblicato il: 1 settembre 2019 alle 7:00 am

La Venaria, fascino… Reale senza tempo Vicino a Torino, la residenza sabauda è una delle proposte turistiche più accattivanti del territorio

di Tiziana Mercurio.

Torino, 1 Settembre 2019 – Torino vanta un circondario di regge, castelli e residenze reali sabaude – 15 in tutto – di notevole valore storico che costituiscono la cosiddetta “Corona di delizie dei Savoia”, e che è sorto tra ‘500 e ‘600, intorno al capoluogo, quali località di svago, ma pure centri di potere e controllo della corte.

La Reggia di Venaria (a circa 10 Km da Torino) è il diamante di questa corona; il momento clou di un percorso artistico che include il delizioso Castello della Mandria (a soli 1,5 km dalla Reggia).

Su alcune di queste dimore il tempo e l’incuria hanno preso il sopravvento, ma nella maggior parte dei casi sono sopravvissute, rappresentando, oggi, un “sistema urbanistico” maestoso, ornato di giardini e opere d’arte che, all’epoca, gareggiavano con altre residenze reali europee e, ora, sono un “sistema culturale” così importante che per l’Unesco è “Patrimonio dell’Umanità”.

Fra queste, la Venaria Reale è la più grande. Un complesso monumentale, che, con i suoi 80 mila metri quadri di Reggia e 60 ettari di giardini (e i 3 mila recintati e tutelati del Parco della Mandria in cui vivono liberi animali selvatici e domestici), costituisce un “unicum” ambientale-architettonico. Un immenso progetto barocco; uno spazio in cui restare coinvolti, anche grazie a eventi che, alternandosi, ne completano la proposta culturale.
Palazzo e antico borgo di Venaria vivono in simbiosi: è per mezzo di una lunga prospettiva che parte dal centro storico, infatti, che si arriva alla Corte d’onore. Un percorso attraversato da 10 pannelli multimediali illustrano storia e personaggi noti della Reggia.
Fu l’inventiva di Amedeo di Castellamonte a progettare e realizzare La Venaria Reale per conto del duca Carlo Emanuele II. Un capolavoro, che, al suo interno, accoglie diversi poli espositivi, oltre a quello permanente (che annovera, tra l’altro: la Sala di Diana; la Galleria Grande e della Cappella di Sant’Uberto con il complesso delle Scuderie Juvarriane e la Fontana del Cervo nella Corte d’onore).

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Dopo lunghi lavori di restauro, solo nel 2007 è stata riaperta al pubblico: si è trattato della più grande opera di conservazione di un bene culturale mai realizzata in Europa.
All’architetto Filippo Juvarra si deve la realizzazione della manica a sud, iniziata da Michelangelo Garove, che lascia a bocca aperta per l’armonia e le proporzioni dei nuovi spazi. Ma pure i decori e le lesene della Galleria Grande (che collegava l’appartamento del re a quello dell’erede al trono). Quest’ultima, toglie davvero il fiato: il suo ricchissimo apparato decorativo; le dimensioni ragguardevoli (15X80X12 metri); il pavimento ripreso dal disegno originale (andato perduto); le 44 finestre e i 22 “occhi” sulla volta (ovali dentro, rettangolari fuori) consentono un gioco di luci e (pen)ombre tale da esaltare la varietà dei decori. E se la Corte d’onore accoglie il pubblico, il fulcro della Reggia è la sala di Diana: vi si accedeva dopo il cortile d’accesso e quello d’onore. Rettangolare, ricca di stucchi e allegorie sulla caccia, veniva usata nel ‘600 per banchetti e ricevimenti.
Lo sguardo di insieme su La Venaria è possibile sin dalla Fontana all’ingresso che rivive come “citazione storica” dell’antico sito e il suo Teatro d’acqua, con gli alti ugelli, i proiettori colorati e i condotti di vapore, l’hanno trasformata in una delle polle più scenografiche al mondo.
La Citroniera, oltre che imponente, gode di grande ricchezza plastica: le nicchie nelle pareti laterali imprimono un forte dinamismo, e le aperture ad arco, sormontate da oculi, accolgono il massimo di luce e calore possibile.
Nella Scuderia Grande (o Juvarriana) ci si trova di fronte all’ennesimo capolavoro nel capolavoro: il Bucintoro reale dei Savoia (di Matteo Calderoni ed Egidio Gioel), un’enorme feluca – una specie di gondola – lunga 16 metri, in legno intagliato e dipinta d’oro.
La fede è di “casa” nella Cappella di Sant’Uberto, Protettore dei cacciatori, altro capolavoro di Juvarra, concepita con maestose volumetrie attorno ad un impianto a croce greca smussata, con due grandi altari ai lati del transetto e quattro cappelle circolari all’interno e poligonali all’esterno, sulle diagonali. Fra decorazioni e contrasti di luce, il “protagonista” è l’altare maggiore (di Giovanni Baratta), sviluppato in verticale, quasi sospeso nel vuoto, fra due colonne centrali nell’abside, con il tabernacolo retto da angeli.
Fuori, i giardini de La Venaria Reale sono un inno alla natura e al paesaggio, incorniciati dalle Alpi. Che li si esplori con il  trenino “Freccia di Diana”, in gondola o in carrozza, non si potrà fare a meno di notare che, antico e moderno vi dialogano in maniera esemplare: reperti archeologici e opere contemporanee; l’Ercole Colosso e le opere di Giuseppe Penone Giovanni Anselmo ricordano che passato e presente sono legati dalla Storia. Nel suo insieme, il Parco basso manifesta l’attenzione al concetto di “integrazione” e il mutamento delle materie nel tempo: l’intreccio dei materiali del fare artistico con gli elementi naturali. L’elaborazione de “Il Giardino delle Sculture Fluide” (14 opere concepite come una sola) vive di questo: un lavoro all’aperto, dove alberi, siepi, tronchi e bronzo, pietra e marmo si fondono.

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Legata alla Reggia, la Mandria, situata su un’altura artificiale, ad uso privato di Vittorio Emanuele II di Savoia. Qui, gli appartamenti reali sono tutti visitabili: oltre 20 sale, spaccato perfetto del gusto del sovrano, che vi visse con la moglie morganatica, la bella Rosina. Completamente arredati, sono ricchi di preziose collezioni, tessuti e raffinatissime carte da parati.
Inoltre, in questo periodo è ancora possibile ammirare le mostre: “Viaggio nei giardini d’Europa” (fino al 20 ottobre: l’“avventura” del verde, in 12 sezioni, è raccontata dagli autori-viaggiatori del ‘700/’800 che visitarono i più grandi e bei parchi del continente); David LaChapelle, con “Atti Divini” (monografica, con 70 opere di grande e grandissimo formato, emblematiche della carriera del noto fotografo americano); “Art nouveau. Il trionfo della bellezza” (fino al 26 gennaio 2020: 200 opere, fra manifesti, dipinti, mobili e ceramiche per raccontare la fioritura artistica che ha cambiato il gusto del primo ‘900. Il prologo è un omaggio a Torino, “capitale” italiana del Liberty) e “Ercole e il suo mito” (fino al 29 settembre: una raccolta straordinaria di dipinti, oggetti d’arte e grandi film prodotti a Cinecittà e a Hollywood a testimonianza dell’enorme fortuna “iconografica” dell’eroe). (foto di Tiziana Mercurio).

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