Pubblicato il: 5 settembre 2019 alle 8:00 am

Qual è lo strumento musicale più fragile? Non è uno Stradivari, ma può eguagliarlo in rarità, anche se è lo strumento più comune di tutti

di Domenico Izzo.

Roma, 5 Settembre 2019 – Certo chitarre, violini, pianoforti e tutti gli strumenti a corde o a fiato, sono soggetti ad usura e hanno bisogno di un’adeguata manutenzione, ma qual è lo strumento musicale a cui bisogna dedicare più attenzioni e accortezze?

Incredibilmente è il più comune, primordiale e istintivo di tutti: la voce.

Qualsiasi strumento, per quanto unico, raro e inimitabile, può essere riparato o, nei casi più gravi, sostituito. La voce, al contrario, dipende dall’apparato fonatorio, che non è fatto di legno e nylon o ottone o ferro, dunque “riparare” un danno risulta difficile, ma sostituire ciò di cui non si ci è curati diventa impossibile.

Persino le voci più dotate (tra le altre si potrebbe citare Aretha Franklin, Micheal Jackson, ma anche Luciano Pavarotti), hanno ammesso di dedicare molte ore, anche in fase matura della loro carriera, allo studio, all’allenamento e alla “manutenzione” del proprio strumento, poiché fragile e soggetto a incidenti.

Al contrario, mr. Mercury, talentuosissima (in senso evangelico, come “dono di Dio”) voce del mondo Rock, capace di librarsi tra 4 ottave, e di toccare dalle sonorità da baritono, quale era, fino alle sonorità da tenore, a causa dell’eccessivo fumo, poco riposo e sforzo della sua voce, perse la capacità di raggiunge le note alte che tanto lo distinguevano, causa, forse, principale dei noduli che compromisero le sue corde vocali (pur restando uno tra i cantanti più eccezionali esistiti).

Grazie proprio alle corde vocali (lembi cartilaginei che vibrano al passaggio dell’aria producendo suoni), si riesce a cantare, ma prima, a parlare.

Nella differenza tra il modo in cui si parla e quello in cui si canta, risiede il segreto della lunga vita artistica di un cantante.

Per quanto dotato e straordinario, qualsiasi artista che basi sulla voce la propria carriera e la propria arte, ha bisogno di tecnica, di inserire nella sua routine una serie di accorgimenti appresi con allenamento e lo studio, per evitare i fastidiosissimi danni alla laringe avuti da Freddy Mercury, ma prima di lui anche da “The Voice” (Frank Sinatra) o dal più contemporaneo Chester Bennington (frontman dei Linkin Park):

  • innanzitutto, la respirazione, utilizzando ad esempio il diaframma;
  • l’utilizzo delle “zone vuote” del nostro apparato fonatorio come casse di risonanza; -il riposo prima di una performance e dopo;
  • il non sforzare eccessivamente e continuativamente la voce;
  • l’utilizzo consapevole di tutti i muscoli che servono ad una corretta esecuzione; -non utilizzare la voce come se si stia parlando;
  • non sforzare la propria voce su note troppo alte o troppo basse.

Per quanto scontati, questi semplici accorgimenti, oltre a favorire un’estensione vocale più alta o più bassa, rendono il timbro vocale omogeneo e l’intonazione stabile, ma soprattutto, permettono, a chi li utilizza, di non “rompere” l’unico strumento musicale realmente indispensabile.

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