Pubblicato il: 6 settembre 2019 alle 8:00 am

Un volto per l’antenato di Lucy I ricercatori hanno scoperto un cranio di Australopithecus anamensis di 3,8 milioni di anni fa a Woranso-Mille in Etiopia

di Teresa Terracciano.

Roma, 6 Settembre 2019 – Il cranio fossile di 3,8 milioni di anni rappresenta un intervallo di tempo tra 4,1 e 3,6 milioni di anni fa, quando A. anamensis ha dato origine ad A. afarensis. I ricercatori hanno analizzato le caratteristiche morfologiche del cranio per identificare quale specie rappresenta il fossile.

«Le caratteristiche della mascella superiore e del dente canino sono state fondamentali nel determinare che il ritrovamento era attribuibile ad A. anamensis», ha detto Stephanie M. Melillo, paleoantropologa e autrice dello studio. «È bello poter finalmente dare un volto al nome». Il cranio MRD, insieme ad altri fossili degli Afar precedentemente conosciuti, dimostrano che A. anamensise A. afarensis avevano coesistito per circa 100.000 anni. Questa sovrapposizione temporale sfida l’idea largamente accettata di una transizione lineare tra questi due primi antenati umani.

Lavorando negli ultimi 15 anni sul sito, il team ha scoperto il cranio (qui denominato “MRD”) nel febbraio 2016. Negli anni successivi alla loro scoperta, i paleoantropologi del progetto hanno condotto ampie analisi del MRD, mentre i geologi del progetto hanno lavorato per determinare l’età e il contesto dell’esemplare.

Il ‘progetto Woranso-Mille’ conduce ricerche sul campo nella regione centrale dell’Afar in Etiopia dal 2004 raccogliendo più di 12.600 esemplari fossili che rappresentano circa 85 specie di mammiferi. La collezione di fossili comprende circa 230 esemplari di ominidi che risalgono a più di 3,8 e circa 3,0 milioni di anni fa. Il primo pezzo di MRD, la mascella superiore, è stato trovato da Ali Bereino (un operatore locale) il 10 febbraio 2016 in una località conosciuta come Miro Dora. L’esemplare è stato esposto a ulteriori indagini che hanno portato al recupero del resto del cranio. «Non potevo credere ai miei occhi quando ho visto il resto del cranio. È stato un momento eureka! un sogno che si è avverato», ha detto Yohannes Haile-Selassie, paleoantropologo.

Beverly Saylor della Case Western Reserve University e i suoi colleghi hanno determinato l’età del fossile a 3,8 milioni di anni, datando i minerali in strati di rocce vulcaniche nelle vicinanze. Hanno mappato i livelli datati al sito fossile attraverso osservazioni sul campo e analizzando le proprietà chimiche e magnetiche degli strati rocciosi. Saylor e i suoi colleghi hanno combinato le osservazioni sul campo con l’analisi dei resti biologici microscopici per ricostruire il paesaggio, la vegetazione e l’idrologia dove è morto l’antenato.

MRD è stato trovato nei depositi sabbiosi di un delta dove un fiume entrava in un lago. Il fiume probabilmente ha avuto origine dall’altopiano  etiope, mentre il lago si è sviluppato a quote più basse, dove l’attività di spaccatura ha fatto sì che la superficie terrestre si allungasse e assottigliasse, creando le pianure della regione dell’Afar. I grani di polline fossile e i resti chimici di piante fossili e alghe che si conservano nel lago e nei sedimenti delta forniscono indizi sulle antiche condizioni ambientali. In particolare indicano che lo spartiacque del lago era per lo più asciutto, ma che c’erano anche aree boschive sulle rive del delta o lungo la riva del fiume che alimentava il sistema delta e lacustre. «MRD viveva nei pressi di un grande lago in una regione arida. Siamo ansiosi di condurre più ricerche in questi depositi per capire l’ambiente dell’esemplare, il rapporto con il cambiamento climatico e come ha influenzato l’evoluzione umana» afferma Naomi Levin, co-autore dello studio dell’Università del Michigan.

Australopithecus anamensis è il più antico membro conosciuto del genere Australopithecus. A causa dello stato quasi completo del cranio (una rarità!), i ricercatori hanno identificato caratteristiche facciali mai viste prima nella specie.

«MRD ha un mix di caratteristiche facciali e craniche primitive e derivate che non mi aspettavo di vedere su un singolo individuo» dichiara Haile-Selassie.

Alcune caratteristiche erano condivise con specie più tardive, mentre altre avevano più in comune con quelle di gruppi di antenati umani ancora più vecchi e primitivi come Ardipithecus e Sahelanthropus.

Fino ad ora, abbiamo visto un grande divario tra gli antenati umani che hanno circa 6 milioni di anni e specie come ‘Lucy’, che hanno dai due ai tre milioni di anni. Uno degli aspetti più emozionanti di questa scoperta è il modo in cui colma lo spazio morfologico tra questi due gruppi.

Tra i risultati più importanti c’è stata la conclusione del team che A. anamensis e la sua specie discendente, la famosa A. afarensis, hanno coesistito per un periodo di almeno 100.000 anni. Questa constatazione contraddice l’antica nozione di relazione anagenetica tra questi due taxa, sostenendo invece un modello evolutivo ramificato. Spiega Stephanie M. Melillo: «Eravamo soliti pensare che A. anamensis si trasformò gradualmente in A. afarensis nel tempo. Pensiamo ancora che queste due specie avessero un rapporto antenato discendente, ma questa nuova scoperta suggerisce che le due specie hanno vissuto insieme nell’Afar per un bel po’ di tempo. Questo cambia la nostra comprensione del processo evolutivo e solleva nuove domande: questi animali erano in competizione per il cibo o lo spazio?».

Il nuovo cranio MRD ha permesso ai ricercatori di caratterizzare per la prima volta la morfologia frontale in A. anamensise di riconoscere che queste caratteristiche differivano dalla morfologia comune al Belohdelie frontal e ad altri esemplari cranici già noti per la specie di Lucy. Come risultato, il nuovo studio conferma che il Belohdelie frontal apparteneva ad un individuo della specie di Lucy. Questa identificazione estende il primo registro di A. afarensis a 3,9 milioni di anni fa, mentre la scoperta di MRD spinge la data dell’ultima apparizione di A. anamensis avanti a 3,8 milioni di anni – indicando il periodo di sovrapposizione di almeno 100.000 anni.

Fonti: Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology;

Yohannes Haile-Selassie, Stephanie M. Melillo, Antonino Vazzana, Stefano Benazzi, Timothy M. Ryan. A 3.8-million-year-old hominin cranium from Woranso-Mille, Ethiopia. Nature, 2019; DOI: 10.1038/s41586-019-1513-8;

Beverly Z. Saylor, Luis Gibert, Alan Deino, Mulugeta Alene, Naomi E. Levin, Stephanie M. Melillo, Mark D. Peaple, Sarah J. Feakins, Benjamin Bourel, Doris Barboni, Alice Novello, Florence Sylvestre, Stanley A. Mertzman, Yohannes Haile-Selassie. Age and context of mid-Pliocene hominin cranium from Woranso-Mille, Ethiopia. Nature, 2019; DOI: 10.1038/s41586-019-1514-7

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