Pubblicato il: 7 settembre 2019 alle 7:00 am

Santi e massoneria nel Sannio beneventano Personaggi, luoghi, episodi inediti e curiosi nell’attenta ricostruzione di Michele Selvaggio e Francesco Pace sulle Logge massoniche e vendite carbonare

di Monica Longo.

Benevento, 7 Settembre 2019 – Il Quaderno di Cultura di Michele Selvaggio e Francesco Pace si presenta come una preziosa ricerca storica tesa a svelare ciò che deliberatamente e segretamente giaceva nell’ombra. I due autori si calano nella meticolosa ricostruzione di luoghi, personaggi e simbolismi che arricchiscono il testo di informazioni inedite utili alla comprensione del fenomeno massonico e carbonaro nel Sannio. Massoni in terra sannita, una circostanza che suscita curiosità e molto interesse e che trova una motivazione nei principi universali dell’organizzazione, nel pensiero massonico originario, un pensiero teso al benessere sociale, che ha fortemente contribuito alla formazione della modernità e della coscienza individuale. Indagata nelle sue dinamiche locali, la Massoneria in area sannita, territorio periferico, interno, lontano dai grandi rivolgimenti storico-sociali del mondo, ma attraversata da ricche e feconde tradizioni esoteriche, misticismi e speculatori del libero pensiero, permette di approdare a considerevoli porzioni di consapevolezza individuale e culturale rispetto a un fenomeno di importanza internazionale, e ad una più puntuale conoscenza di fatti, luoghi e numerosi personaggi che gli autori scovano, elencano e descrivono nel libro.

Il saggio, edito dalla Associazione Storica del Medio Volturno, non manca di accendere curiosità grazie a spunti e particolari inediti. Come il nome e le generalità del primo massone iniziato in Italia: Antonio Cocchi, nato a Benevento nel 1695, illustre clinico medico dell’Università di Pisa, iniziato nella Loggia degli Inglesi di Firenze nel 1732. Primo massone iniziato in Italia, specifica Nicola Di Modugno nella postfazione, ma non primo massone italiano in quanto il primato è del violinista lucchese Francesco Saverio Geminiani, iniziato a Londra nel 1725.

C’è una significativa fetta di Sannio nella massoneria italiana. E’ lo stesso professore Di Modugno, storico della massoneria, a sottolinearlo nelle pagine a commento del testo. E riporta, tra gli altri succosi aneddoti, quello riguardante Padre Pio e Raffaele De Caro. De Caro, nato a Benevento il 1883, iniziato nel 1911, insignito del grado di Maestro un anno dopo, deputato al parlamento, tra i firmatari del Manifesto degli intellettuali antifascisti redatto da Benedetto Croce, “nel 1957 ebbe un malore e, ritenendo vicina la sua morte, chiese a Guido (Guido De Caro, nipote e figlio adottivo di Raffaele, iniziato presso la Reale Loggia Manfredi di Benevento, di cui fu successivamente Maestro Venerabile, ndr) di recarsi a San Giovanni Rotondo a pregare Padre Pio, di cui era intimo amico fin dalla adolescenza, di venire a Benevento a dargli l’estrema unzione. Guido – si legge nella ricostruzione di Di Modugno – partì con l’autista da Benevento a mezzanotte e giunse a San Giovanni Rotondo alle quattro di mattina”. Padre Pio lo rassicurò e lo invitò a prendere la via del ritorno: “Vedrai Guido – gli disse – quando arriverai a Benevento lo troverai di nuovo bene”. E così fu.

Suggestivo il tratteggio del Principe Raimondo di Sangro, personalità estremamente eclettica dell’illuminismo napoletano e che influenzerà la cultura di tutto il Regno di Napoli.

Dopo un lungo periodo di incubazione la Massoneria si impone nel XVIII secolo come “figlia primogenita dell’intellettualismo settecentesco”. “I figli del Volturno”, “I figli del Sannio”, “I figli del Matese”, in alcuni nomi le Logge mostrano lo stretto legame con i luoghi sanniti come a testimoniarne lo storico intreccio. Alcune recano direttamente la firma di Giuseppe Garibaldi o da lui direttamente furono istituite con decreto, altre annoverano, oltre al Tempio, ricchi archivi e biblioteche, ambienti lussuosi che potevano compiacersi della presenza di pregevoli ospiti per raffinati incontri culturali e conferenze. Interessante scoprire come i due autori tracciano quel mutamento culturale che porta alla nascita della Carboneria che fa, come la Massoneria, della segretezza il suo modus operandi e della massoneria, ostentatamente, fa proprio il simbolismo. La storia della Massoneria è stata attraversata da condanne, sospetti e pregiudizi, da corporazione di maestri d’opera diventa un corpo speculativo ma è importante non dimenticare il suo contributo di matrice illuministica anticipando concetti quali la libertà, l’uguaglianza, la fraternità, la tolleranza religiosa, la dignità individuale, il libero pensiero. Un sistema velato da simboli che la presente ricerca storica non ha svelato ma ha rivelato, perché nell’azione del rivelare risiede una cifra di compostezza e rispetto di ciò che è ammantato da segretezza. La storia nascosta che viene rivelata conduce alla vera conoscenza storica, un indiscutibile merito di cui essere riconoscenti.

neifatti.it ©