Pubblicato il: 8 settembre 2019 alle 7:00 am

Alla scoperta dello spettacolare e affascinante Castello di Fénis Viaggio nel maniero più noto della Valle d’Aosta, set per il cinema, amato e visitato da grandi e piccini

di Tiziana Mercurio.

Aosta, 8 Settembre 2019 – Non è solo fra i più famosi manieri e una delle maggiori attrazioni turistiche della Valle d’Aosta. È uno dei castelli medievali meglio conservati d’Italia.

Il castello di Fénis sembrerebbe essere stato pensato per far immergere tutti nello stile di vita dell’epoca, con i suoi ambienti essenziali, i giganteschi camini, la cucina e i lavelli.

La sua architettura “scenografica” (costituita in larga parte dalla doppia cinta muraria merlata), l’edificio centrale e le tante torri (una sua peculiarità è il più vasto campionari di torri in un solo complesso: torrette, torri quadrate, torricelle pensili), lo rendono quanto di più vicino a quello che, nell’immaginario collettivo “romantico”, è un castello medievale per eccellenza. Nell’insieme, è, indubbiamente, spettacolare e affascinante. E, diversamente da altri nella regione, non è costruito su un promontorio roccioso, ma sulla cima di una collina, circondato da una serie di prati. Questo, perché il castello di Fénis non aveva scopi di difesa: era la sede amministrativa della famiglia Challant; nato per ostentare e stupire.
La maggior parte dei lavori di costruzione ebbero luogo tra il 1300 e il 1400: Aimone di Challant ereditò il feudo e il castello di Fénis dal nonno e diede inizio a una prima campagna di lavori, realizzando un corpo abitativo centrale e la cinta muraria esterna. Poi, altre costruzioni furono voluti da Bonifacio I di Challant, figlio di Aimone, per adattarlo ai nuovi standard della vita cortese. Riallineò i piani del corpo centrale e ne fece costruire uno nuovo, ricavandolo dal sottotetto.

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Il cortile interno assunse l’aspetto attuale, con due piani di ballatoi in legno e il grande scalone in pietra semicircolare. Dopo, però, iniziò una fase di declino.
Nel 1705, il castello passò addirittura a Giorgio Francesco di Challant Châtillon che lo dovette vendere al conte Baldassarre Saluzzo di Paesana per far fronte ai debiti. Da qui, un periodo di vera decadenza e di successivi passaggi di proprietà (spogliato del mobilio, divenne anche casa colonica, fienile e ricovero per animali). Quindi, il 3 settembre 1895, gli ultimi eredi lo cedettero allo Stato.
Nel 1898, l’architetto e mercante portoghese Alfredo D’Andrade, innamorato dell’Italia, lo comprò e restaurò, prima di donarlo di nuovo allo Stato. Il “suo” restauro accentuò gli aspetti pittoreschi dell’edificio. Una prima campagna di lavori al castello, continuata fino al 1920, cercò solo di arrestarne il degrado, e costruì una nuova strada di accesso. Poi, dal 1935, ebbero luogo altri restauri, allo scopo di accentuarne l’aspetto medievale, e allestendovi un museo del mobilio valdostano, riarredando le stanze con una serie di mobili d’antiquariato.
Il castello fu dichiarato monumento nazionale nel 1896. Ora, è di proprietà dell’Amministrazione regionale.

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Unendo i caratteri della fortificazione e quelli della residenza signorile, il castello di Fénis richiama alla mente immediatamente la storia, la vita e l’arte del Medioevo. Le sue fattezze e la sua eleganza si riscontrano soprattutto nelle decorazioni pittoriche, nelle sale e nella cappella, sontuosamente affrescate. Nonché nel cortile interno: impossibile non notare “San Giorgio che uccide il drago”, che domina la scalinata di accesso al piano superiore e, tra gli affreschi sulle pareti del loggiato superiore, una serie di saggi e filosofi che reggono un cartiglio su cui è scritto, in francese arcaico, una massima morale o un proverbio.
Notevoli anche le decorazioni della cosiddetta “sala del Trono” e delle pareti della Cappella, sempre al piano superiore, con soggetti e scene religiose: “ Vergine della Misericordia”, “ Crocifissione e figure di Santi e apostoli”, attribuibili a maestranze piemontesi del ‘400.
Una curiosità: sempre nel cortile, c’è un punto in cui, superati sette gradini dello scalone semicircolare, si incontrano i due simboli contrapposti (ai lati della scalinata) dello stemma dei Savoia (a destra) e lo scudo degli Challant e, a sinistra, una stella a otto punte in una circonferenza, ovvero un “nastro d’eternità”, un simbolo d’infinito, perché percorrendo tutto il disegno e tornando al punto di partenza si forma un tragitto potenzialmente inesauribile.
Con queste caratteristiche, Fénis non poteva sfuggire al cinema, né alle leggende. Per quanto riguarda il primo, come non ricordarlo nella pellicola “Fracchia contro Dracula” (con il compianto Paolo Villaggio), e per le seconde, qualcuno racconta di vedere aggirarsi il fantasma di un bimbo assassinato dalla matrigna che, qui, ne nascose il corpo. Il suo spettro sembrerebbe continuare a trotterellare tra le stanze, ma è buono e… Non spaventa nessuno! (Un ringraziamento allo staff dell’Ufficio del Turismo di Aosta, e, in particolare, a Maurizio Distasi). Info: www.regione.vda.it

(foto di Tiziana Mercurio)
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