Pubblicato il: 8 settembre 2019 alle 8:00 am

L’isola dell’estate eterna, come la descriveva Pasolini A Ischia, meta del nostro week end, ripercorrendo i passi di Neruda, Eduard Bargher, Pasolini e Totò

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 8 Settembre 2019 – Il tempo delle vacanze è probabilmente finito per la maggior parte di noi, ma si può ancora approfittare di un week end soleggiato per una imperdibile visita in una delle perle del golfo di Napoli, Ischia, che non a caso Trivago, CN Travelers, Repubblica Viaggi ed altre riviste e siti specializzati in viaggi e turismo non mancano periodicamente di inserire l’isola tra le “10 isole da vedere prima di morire”.

Esistono tanti, tantissimi modi per raccontare un luogo… storia, letteratura, leggende, cinema, tradizione, ricordi. Quanti poeti, quanti scrittori, si sono dati appuntamento su quest’isola, hanno sognato davanti ai suoi panorami incantevoli, al suo mare blu, e nei suggestivi borghi dei pescatori.

Pablo Neruda nella bellissima Sant’Angelo, uno dei borghi più caratteristici, compone l’Uomo invisibile mentre impara a nuotare in queste splendide acque.

Eduard Bargher, don Eduardo, come lo chiamavano i pescatori di Forio, fu uno dei primi artisti stranieri a stabilirsi sull’isola d’Ischia, insieme a Werner Gilles, entrambi “artisti degenerati” messi al bando dal nazismo, e nel suo lungo peregrinare per il sud dell’Europa alla ricerca di un posto in cui vivere è folgorato da quella luce del mediterraneo che solo a Ischia disse di aver trovato.

“Terra profumata, c’addora ‘e pace e regna na quieta” scrive Totò nel 1957 quando compone il testo di questa canzone, resa poi celebre anche grazie alla voce di Giacomo Rondinella, nel quale sigilla per sempre l’amore e l’incanto provato per l’isola d’Ischia.

Pasolini sbarca a Casamicciola per scrivere uno dei capitoli del suo famoso reportage “la lunga striscia di sabbia”, per la rivista “Successo”, sull’Italia tra cambiamento e tradizione, vacanza borghese e residui di un dopoguerra difficile. “Un posto dove mi pare di essere sempre stato” la descriverà. E anche “Mi aspetta qualcosa di stupendo: quello che si aspetta quando si è ragazzi, il primo giorno di villeggiatura, e si ha davanti un’estate eterna”.

Ischia era l’isola dei pescatori: sono ancora molti, i giovani, ma anche i “vecchi”, quelli che hanno ancora il mare negli occhi, nelle mani, e amano raccontare, mentre riparano le reti. Oggi l’isola, a circa un’ora di distanza da Napoli, con i suoi 6 comuni, offre tutto ciò che un turista, in estate o no, possa desiderare, tra mare, terme, montagna, cultura, svago e divertimento.

La natura vulcanica di Ischia e i frequenti terremoti hanno creato il mito di Tifeo – ripreso anche da Virgilio – o Tifone, gigante dalle cento teste di serpente che, istigato dalla madre, tentò la conquista dell’Olimpo e per questa offesa fatta a Giove venne sepolto sotto l’isola: erano i suoi tentativi per liberarsi dalla prigione, quindi, che causavano i terremoti e il bradisismo.

Ma Venere, commossa dalle sofferenze di Tifèo, venne in suo aiuto e lo convinse a diventare un gigante “buono: commosso Tifèo pianse calde lacrime che sembra abbiano dato origini alle moltissime sorgenti di acque termali e solfuree che tutt’ora sono fonte di cure e attirano turisti da ogni parte del mondo. Già nel XVI secolo erano note le proprietà delle acque termali di Pithecusa, l’isola delle scimmie, l’odierna Ischia. Ed infatti è proprio il turismo termale quello che si diffonde per primo, a Casamicciola, comune devastato dagli spaventosi terremoti del 1881 e 1883. Le imprese termali appena create subiscono un duro colpo, e perciò, all’inizio del 1900, un considerevole numero di giovani parte per l’America, New York e Buenos Aires.

Durante il fascismo si costruiscono strade: nel ’26 arriva perfino Mussolini ad inaugurare la strada nuova che tuttora collega Ischia con Lacco Ameno. Durante il II Conflitto mondiale alcune case del centro di Forio vengono distrutte da bombe americane.

Bisogna aspettare il dopoguerra per vedere la nascita del turismo in senso moderno, che alla fine degli anni ’50 è già un fenomeno di massa, arrivano Burt Lancaster, la Lollobrigida, Liz Taylor, Alain Delon, Visconti, De Sica, la Magnani, soprattutto grazie agli investimenti realizzati dall’imprenditore milanese Angelo Rizzoli. La sua morte, nel 1970, segna in qualche modo anche la fine, o quanto meno il progressivo ridimensionamento, di un turismo d’élite che ha già eletto altre mete, Capri e la Costa Smeralda. A Ischia è rimasto il primato di località turistica di massa, di isola dai grandi numeri, meta privilegiata del mercato tedesco in ragione del tasso di cambio vantaggioso all’epoca del marco e, in Italia, di quel ceto medio che era stato il vero motore della crescita in Italia.

L’offerta alberghiera è vastissima, adatta a tutte le tasche, dal b&b a 35 euro a notte al 5 stelle da 500 che offre 8 piscine, passeggiata a piedi scalzi nel limoneto, Spa con vista mare, lenzuola di lino candido e cibo gourmet. Ma ci sono cose che non cambiano da qualsiasi prospettiva le osserviate, e qui è la luce, la luce di Ischia, un’emozione difficile da dimenticare.

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