Pubblicato il: 9 settembre 2019 alle 8:00 am

Un giovane su tre è vittima di bullismo Sondaggio Unicef in 30 Paesi, 170mila intervistati tra i 13 e i 24 anni. Il Cyberbullismo causa di abbandono scolastico

di Danilo Gervaso.

Roma, 9 Settembre 2019 – Un nuovo sondaggio lanciato dall’UNICEF e dal Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro i Bambini, rivela dati preoccupanti: 1 giovane su 3 in 30 paesi ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo online, mentre 1 su 5 ha riportato di aver saltato la scuola a causa del cyberbullismo e della violenza.

Hanno partecipato al sondaggio oltre 170.000 U-Reporters fra i 13 e i 24 anni, fra cui giovani da Albania, Bangladesh, Belize, Bolivia, Brasile, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Equador, Francia, Gambia, Ghana, Giamaica, India, Indonesia, Iraq, Kosovo, Liberia, Malawi, Malesia, Mali, Moldavia, Montenegro, Myanmar, Nigeria, Romania, Sierra Leone, Trinidad e Tobago, Ucraina, Vietnam e Zimbabwe.

Il primo dato che emerge è che i risultati del sondaggio contrastano con l’idea che il cyberbullismo tra i compagni di classe sia unicamente una problematica dei paesi ad alto reddito.

Per esempio, il 34% dei rispondenti in Africa subsahariana ha dichiarato di essere stato vittima di bullismo online. Circa il 39% ha dichiarato di sapere che esistono gruppi privati online all’interno della comunità scolastica in cui i bambini condividono informazioni sui loro coetanei a scopo di bullismo.

Raccontando le proprie esperienze in anonimato attraverso la piattaforma per il coinvolgimento dei giovani U-Report, circa tre quarti degli adolescenti hanno inoltre dichiarato che i social network, fra cui Facebook, Instagram, Snapchat e Twitter, sono i luoghi in cui si verifica più comunemente il bullismo online.

«Avere classi ‘connesse’ significa che la scuola non finisce più quando l’alunno esce dall’aula, e, sfortunatamente, non finisce nemmeno il bullismo scolastico», ha dichiarato il Direttore generale dell’UNICEF Henrietta Fore.

Attraverso il sondaggio, sono state fatte ai giovani, via SMS e messaggistica istantanea, una serie di domande relative alle loro esperienze di bullismo e violenza online, dove avvengono più frequentemente e chi credono che sia responsabile per porne fine.

Circa il 32% di coloro che hanno partecipato ai sondaggi crede che i governi dovrebbero essere responsabili di porre fine al cyberbullismo, il 31% ritiene che siano i giovani e il 29% ha risposto le società di internet.

Per Najat Maalla Mjid, Rappresentante Speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite sulla Violenza contro i Bambini: «Uno dei messaggi chiave che emerge chiaramente dalle loro opinioni è la necessità di coinvolgimento e collaborazione dei bambini e dei giovani: quando è stato chiesto loro chi dovrebbe essere responsabile di porre fine al cyberbullismo, le opinioni erano ugualmente divise fra governi, fornitori di servizi internet (settore privato) e i giovani stessi. Questa impresa ci unisce tutti, e dobbiamo condividere le responsabilità collaborando».

Come parte della campagna dell’UNICEF per porre fine alle violenze a scuola e nei dintorni, i bambini e i giovani da tutto il mondo nel 2018 hanno redatto un manifesto dei giovani per porre fine alla violenza, chiedendo ai governi, agli insegnanti, ai genitori e ai giovani stessi di aiutare a porre fine alla violenza e assicurare che gli studenti si sentano al sicuro a scuola e nei dintorni – anche chiedendo protezione online.

«In tutto il mondo, i giovani – sia nei paesi ad alto che a basso reddito – ci stanno dicendo che sono stati bullizzati online, che ciò sta colpendo la loro istruzione e che vogliono che finisca – ha aggiunto Henrietta Fore -. Nell’anno del 30esimo anniversario della Convenzione sui Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, dobbiamo assicurarci che i diritti dei bambini siano in prima linea nella sicurezza digitale e nelle politiche di protezione».

Per porre fine al bullismo e alla violenza a scuola e nei dintorni, l’UNICEF e i partner chiedono azioni immediate per tutti i settori nelle seguenti aree:

  • L’attuazione di politiche per proteggere i bambini e i giovani dal cyberbullismo e dal bullismo;
  • Creazione e dotazione di help line nazionali per supportare i bambini e i giovani;
  • L’avanzamento degli standard e delle pratiche etiche per i provider dei social network, specialmente per quanto riguarda la raccolta, l’informazione e la gestione dei dati;
  • La raccolta di dati migliori e disaggregati sul comportamento dei bambini e dei giovani online per fornire informazioni per le politiche e le direttive;
  • Formare gli insegnanti e i genitori per prevenire e rispondere al cyberbullismo e al bullismo, in particolare per i gruppi vulnerabili.
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