Pubblicato il: 22 settembre 2019 alle 8:00 am

Il Tesoro di Napoli: una visita al Duomo Fede, superstizione e storia tra i magnifici oggetti custoditi nella Cappella di San Gennaro

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 22 Settembre 2019 – Napoletani e non, il 19 settembre, hanno assistito alla cerimonia nel Duomo di Napoli, quando l’Arcivescovo card. Sepe, davvero emozionato, ha annunciato il rinnovarsi di una tradizione antica ma ancora vivissima, la liquefazione del sangue attribuito a San Gennaro contenuto in ampolle, ben custodite in una cassaforte nella cappella del Tesoro proprio nel Duomo, evento da sempre interpretato dai napoletani come buon auspicio. «E’ il segno della bontà, benevolenza, misericordia e amore per noi – ha detto il cardinale – per Napoli, per la Campania, per la Chiesa. Ma anche un invito a tenerci stretti stretti, come nostro parente e nostro amico, il nostro protettore San Gennaro. Viva San Gennaro».

Spenta l’eco del clamore mediatico e del fervore religioso, una bella giornata di primo autunno potrebbe essere il momento adatto per visitare questi luoghi.

Il Duomo di Napoli è un vero e proprio capolavoro monumentale tutto da scoprire. Si trova in via Duomo, nel cuore della città greco-romana, tra il decumano superiore, via Anticaglia, e il decumano maggiore, via Tribunali. E’ un gioiello artistico frutto di una stratificazione secolare che inizia in epoca paleocristiana: prima della costruzione del Duomo esisteva infatti la basilica di Santa Restituta, a sua volta sorta sui resti Romani dell’antico tempio di Apollo. Nel 1314 il Duomo fu dedicato all’Assunta, e soloin un secondo momento è stata consacrato anche a San Gennaro.

Gli anni tra il 1526 e il 1527 a Napoli sono segnati da guerre, pestilenze, continue eruzioni del Vesuvio, tristi eventi che spingono i napoletani a fare un voto al loro Santo protettore, San Gennaro, chiedendo di proteggere la città. Per omaggiare il Santo è costruita una nuova Cappella, consacrata il 16 dicembre 1646: in essa sono poste le Reliquie, le due ampolle contenenti il sangue – una è riempita per tre quarti, l’altra è semivuota poiché parte del suo contenuto fu portato in Spagna da Carlo III di Borbone- e le statue dei Santi copatroni. Ancora oggi la Real Cappella del Tesoro di San Gennaro è un gioiello d’arte, con cancelletto e pavimento disegnati da Cosimo Fanzago, marmi pregiati, sculture, argenti, pitture e affreschi di celebri pittori. Qui arrivano nei secoli molti “regali” da parte di regnanti, imperatori, nobili e gente comune che oggi fanno parte di un tesoro tra i più ricchi al mondo, formato da ex voto del popolo e delle famiglie nobili napoletane, il cosiddetto Tesoro.

Oltre al valore artistico, la Cappella è stata anche uno dei quattro Conservatori di Napoli: ha infatti un’acustica perfetta, e vanta tra i suoi maestri Scarlatti, Cimarosa e Pergolesi.

Nelle nicchie lungo i tre lati dell’Altare Maggiore sono posti le statue e i busti dei santi copatroni. Al centro, la statua bronzea di San Gennaro.

La liquefazione è un rito antichissimo, celebrato da molti secoli tre volte l’anno quello che riguarda uno dei Santi più amati grazie anche alla fede calorosa dei napoletani che lo hanno eletto a patrono della città dopo averla salvata da pestilenze ed eruzioni del Vesuvio. Ed è un rito strettamente legato all’attesa, accompagnato da speranze, aspettative, timori, preghiere e litanie delle “parenti di San Gennaro”, donne che con un lento dondolio della testa e leggeri movimenti del corpo si protendono in avanti come per farsi ascoltare meglio, in un canto struggente che ritma la gestualità in un crescendo emozionante. Si svolge a maggio e a settembre, quando le “parenti” siedono in chiesa in prima fila e gli rivolgono esortazioni a non tardare nel fare il miracolo.

La prima “miracolosa” liquefazione del sangue di San Gennaro si fa risalire alla fine del ‘300, quando una carestia stava mietendo morti nella città. Da allora, il Santo è diventato sempre più celebre e in suo onore si sono costruiti cappelle, teche e reliquiari.

Oggi la liquefazione è un evento (anche) mediatico, ricondotto esclusivamente alla figura del vescovo martire partenopeo, ma il prodigio della liquefazione del sangue si è ripetuto per secoli in molte altre Chiese e per altri Santi, non soltanto di Napoli ma in tutta l’Italia Meridionale: il culto delle reliquie, soprattutto nel Medioevo, videro il loro periodo di massima espansione (con tanto di produzione, scambio e commercio di innumerevoli falsi). Il sangue è principio di vita assoluto e il suo possesso da parte di una comunità, che attorno ad esso si raccoglie per pregare ma anche per riconoscersi, significa al contempo possesso proprio di quel principio.

Fenomeni simili avvengono nel monastero delle clarisse di Piazza del Gesù, ad esempio, dove sarebbero custodite le reliquie di Santo Stefano portate a Napoli da San Gaudioso che, in passato, erano oggetto del medesimo prodigio. Poco distante, sempre nel cuore della città antica, nella Chiesa di San Gregorio Armeno il sangue di San Lorenzo e San Giovanni Battista si liquefacevano, mentre nella Chiesa del Gesù Vecchio avveniva lo stesso per il sangue di San Pantaleone e San Luigi Gonzaga il 21 giugno. La Chiesa di Santa Maria della Redenzione dei Captivi conserva il sangue di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori che si scioglierebbe ogni 2 di agosto. Alcuni studiosi sostengono che anche nelle cappelle gentilizie di antichi palazzi di nobili famiglie avvenissero, nel massimo silenzio, prodigi del genere.

Anche la compatrona di Napoli, Santa Patrizia (sono 52 i Santi Patroni di Napoli), si avvale del miracolo, molto più frequente di quello di San Gennaro: ogni martedì mattina si può assistere alla liquefazione del sangue lungo le pareti dell’ampolla entro la quale è custodito, e non solo in occasione della ricorrenza, il 25 di agosto.

E se il sangue non si scioglie? La non liquefazione è un pessimo presagio per Napoli e la Campania: ogni volta che il “miracolo” non si è compiuto, si sono verificati terribili eventi in tutto il Paese, non solo in città, come nel 1939 e nel 1940, l’inizio della seconda guerra mondiale, o nel 1973, anno della terribile epidemia di colera, o ancora nel 1980, l’anno del tragico terremoto in Irpinia.

Non ci addentriamo nella polemica sulla veridicità o meno della liquefazione – evento su cui la stessa Chiesa è scettica – né sugli esperimenti scientifici che sono stati condotti a questo proposito. La fede è fede, forse anche quando sconfina nella superstizione, e qui è un sentimento viscerale e condiviso, che nel corso dei secoli ha superato divieti e restrizioni, rafforzandosi sempre più, ma una visita al Tesoro (considerato il più prezioso del mondo) vale la pena: sarete immersi in un universo di ori, pietre preziose e coralli come mai ne avete visti prima così belli e così in abbondanza. A cominciare dalla collana che orna il busto del Santo, creata dall’orafo napoletano Michele Dato, costituita da 13 grosse maglie d’oro con diamanti, smeraldi e rubini, ori, zaffiri e altre pietre preziose, per passare alla Mitra gemmata, uno degli oggetti più preziosi al mondo con i suoi 3964 pietre preziose, 198 smeraldi, 168 rubini, 3.328 diamanti, il tutto per 18 kg di peso, o alla collana di perle, oro, argento e pietre preziose che adorna il busto di San Gennaro durante la processione e alla Croce d’argento e raro corallo del Mediterraneo del 1706. Gli oggetti sono tantissimi, e ognuno merita uno sguardo.

Il museo è aperto tutti i giorni in orario continuato:

dal Lunedì al Venerdì dalle 9:00 alle 16:30 – Entrata fino alle 16:00

Il Sabato e nei giorni festivi dalle 9:00 alle 17:30 – Entrata fino alle 17:00

Per informazioni e prenotazioni: 081-294980/366.1319973/334.1580250

Il biglietto semplice online costa 6,00 euro per una visita di 30 minuti. 

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