Pubblicato il: 24 settembre 2019 alle 8:00 am

Il Giappone sta considerando di scaricare acqua radioattiva nell’Oceano Pacifico Si tratta del liquido utilizzato per raffreddare i reattori della centrale nucleare di Fukushima dopo l’incidente di 8 anni fa. Tra le soluzioni alternative: iniezioni geologiche e l'evaporazione

di Danilo Gervaso.

Tokyo, 24 Settembre 2019 – Otto anni fa la centrale nucleare di Fukushima Tokyo Electric Power Company (TEPCO) ha subito una tripla fusione innescata dallo tsunami nel 2011. Oggi lo spazio per immagazzinare 1 milione di tonnellate di acqua radioattiva utilizzata per raffreddare i reattori distrutti in quell’incidente, si sta esaurendo.

Dunque TEPCO e il governo stanno valutando le opzioni per il rilascio di 900 serbatoi di scorie radioattive che si stanno accumulando nella centrale elettrica, la cui capacità raggiungerà il limite massimo entro l’estate del 2022.

In una conferenza stampa, il ministro dell’ambiente uscente Yoshiaki Harada ha affermato che non c’era altra scelta che diluire l’acqua tossica nell’oceano definendola l’unica “opzione realistica”. Ichiro Matsui, il sindaco di Osaka, ha appoggiato la posizione. Ha detto che sarebbe disposto ad accettare l’acqua nella baia di Osaka se la politica del governo si dimostrasse scientificamente sicura per l’uomo.

La risposta di TEPCO risiederebbe in un metodo di decontaminazione chiamato Advanced Liquid Processing System (ALPS) che è in grado di rimuovere quasi tutti gli elementi radioattivi. Ma non è abbastanza avanzato per filtrare il trizio – un isotopo radioattivo di idrogeno considerato dal governo come relativamente “a basso rischio” per l’uomo.

Il controverso annuncio ha scatenato un violento contraccolpo da parte dei pescatori locali che temono gli impatti degli stock ittici e della salute degli oceani. La Prefectural Osaka Fisheries Cooperative Association ha presentato una lettera di protesta alla prefettura di Osaka, condannando le osservazioni del sindaco, citando danni incommensurabili alla reputazione della pesca giapponese.

La popolarità dei frutti di mare di Fukushima ebbe un duro colpo a seguito del triplo tracollo nucleare e il Giappone ha, in questi anni, costantemente sfidato i governi dell’OMC a rimuovere i divieti di importazione severi sui frutti di mare giapponesi, considerando le restrizioni della Corea del Sud le più severe.

Il vice ministro della Scienza sudcoreano Mun Miock ha sottolineato che “l’ansia si sta diffondendo in tutto il mondo” e che “non è solo un problema giapponese ma internazionale che poteva influenzare l’ambiente marino globale”.

Lo scorso anno TEPCO ha ammesso che l’acqua da smaltire contiene anche altri materiali radioattivi oltre i livelli consentiti dalla legge. Gruppi ambientalisti come Greenpeace avvertono che l’accumulo di elementi radioattivi potrebbe essere assorbito dai crostacei e nelle ossa di piccoli pesci.

Comunque un sottocomitato governativo di esperti sta esaminando un metodo di smaltimento finale per purificare l’acqua contaminata. Finora il sottocomitato ha preso in considerazione sei metodi di smaltimento, tra cui iniezioni geologiche, e l’evaporazione ha anche aggiunto la conservazione a lungo termine come opzione.

Il rimpasto di gabinetto del primo ministro Shinzo Abe la scorsa settimana ha presentato Shinjiro Koizumi, 38 anni, come nuovo ministro dell’ambiente e ministro per la preparazione alle emergenze nucleari nel suo primo ruolo di membro del gabinetto. Da quando ha assunto l’incarico la settimana scorsa, Koizumi non ha indicato come avrebbe gestito la controversia.

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