Pubblicato il: 25 settembre 2019 alle 8:00 am

In Sri Lanka la tortura è istituzionalizzata Secondo il nuovo rapporto del Progetto Internazionale di Verità e Giustizia, i torturatori ricevono premi e corsi di formazione all’estero

da Colombo, Fathima Nasrin.

25 Settembre 2019 – Un nuovo rapporto di 68 pagine dell’International Truth and Justice Project (ITJP) dimostra come la tortura sia stata istituzionalizzata in Sri Lanka. È dimostrato che è la diretta conseguenza del fatto che lo Sri Lanka continui a utilizzare la Prevention of Terrorism Act (PTA) attuata nel 1978. La PTA è stata descritta come “una brutta macchia sul libro statutario di qualsiasi paese civile” dalla Commissione Internazionale di Giuristi nel 1984. Ciò non sorprende, dato che la PTA ritiene ammissibili le “confessioni” ottenute sotto tortura. Nonostante le promesse fatte per rimuoverla, non è stata intrapresa alcuna azione per farlo, pertanto, la tortura rimane un modo “legittimo” per trattare i sospetti in Sri Lanka.

ITJP, Progetto Internazionale di Verità e Giustizia, documenta e cerca la responsabilità di violazioni dei diritti umani, crimini di guerra e crimini contro l’umanità commessi durante la fase finale della guerra civile in Sri Lanka e durante il dopoguerra.

Ma, sebbene la guerra civile sia terminata nel maggio 2009, la tortura continua ad essere praticata dall’attuale amministrazione guidata da Maithripala Sirisena (proprio come lo era nel precedente regime sotto Mahinda Rajapaksa) inizialmente come pretesto contro soggetti sospettati di appartenere a LTTE (Tamil Liberation Tigers of Tamil Eelam).

L’indagine dell’ITJP è iniziata quando, nel 2016, si è avviato un controllo su Sisira Mendis , uno dei delegati dello Sri Lanka al Comitato contro la tortura delle Nazioni Unite (ONU). L’inclusione di quest’uomo ha suscitato preoccupazione perché è stato nominato nel rapporto di indagine delle Nazioni Unite del 2015 sullo Sri Lanka, come funzionario che presiede il Dipartimento investigazioni criminali (CID) e la Divisione investigazioni terroristiche (TID) di Colombo, descritto dalle Nazioni Unite come “particolarmente noto” per tortura.

Secondo l’ultimo rapporto dell’ITJP, diversi sopravvissuti alla tortura hanno identificato diversi funzionari chiave della Divisione investigazioni terroristiche. Molti di questi presunti torturatori, tuttavia, rimangono nelle posizioni senior nelle forze di polizia. Alcuni sono stati premiati con promozioni e inviati all’estero per la formazione.

La Divisione investigazioni terroristiche ha funzionato alla luce del sole con le strutture di detenzione nell’edificio della polizia in York Street, proprio nel centro del quartiere degli affari di Colombo. L’edificio fa parte del Dipartimento per le indagini criminali (CID) dello Sri Lanka, i cui uffici al quarto piano sono diventati sinonimo di tortura. Come sottolineato da ITJP in un precedente rapporto, “Quarto piano” è un termine che gli srilankesi usano come eufemismo per tortura.

«Gli agenti CID e TID possono essere facilmente promossi se trovano leader LTTE o se trovano armi. Oppure se scoprono che c’era un piano per assassinare un politico. Gli basta inventare una di queste storie, torturare una o più persone con lo scopo di far confessare un piano e scatta la promozione – viene affermato da Progetto Internazionale di Verità e Giustizia -. Senza contare che la maggior parte delle armi recuperate non sono state consegnate al governo, sono state vendute alla mafia e gli ufficiali hanno tenuto i soldi per se stessi. La mafia degli inferi in Sri Lanka ha ottenuto molte delle sue armi in questo modo».

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