Pubblicato il: 27 settembre 2019 alle 7:00 am

Vaccino o non vaccino? Ce lo dice il dottor Google Oggi il medico è considerato un mero erogatore di servizi. Mentre l'OMS dice che ogni anno vengono salvati dalle vaccinazioni 2-3 milioni di bambini, c'è chi segue blog e motori di ricerca per contestarne l'efficacia. Il paradosso? Una proposta di legge...

di Pierino Di Silverio.*

Roma, 27 Settembre 2019 – Iniziamo questa volta con alcune curiosità che ci aiuteranno a comprendere un tema molto ostico, un tema che rischia di divenire una spada di Damocle che pende sulla salute di milioni di bimbi e di adulti.

Il termine ‘vaccino’ fu attribuito alla modalità di azione contro patologie infettive mortali da Pasteur in onore di colui che inventò, attraverso sperimentazione umana, (all’epoca era permessa senza limiti) su malati di vaiolo (patologia pustolosa contratta da mungitura vacche), la cura per tale patologia: Edward Jenner.

Ma pensate che le prime forme grezze di vaccinazione avvenivano gia dal 423 a.c. (secondo Tucidide per la peste). Quale era il presupposto di questa ‘strana’ forma di cura che prevede l’introduzione nel nostro corpo dell’agente infettivo?

Quando un agente infettivo entra nel nostro organismo, il nostro corpo, una macchina assemblata perfettamente, reagisce sviluppando e producendo sentinelle che, oltre a reagire immediatamente all’insulto, ricordano, attingendo ad un database in continua espansione, gli agenti con cui hanno combattuto e vinto, di modo che i seguenti ‘attacchi’ risulteranno senza effetto.

Dunque, a differenza di noi uomini, che stentiamo a ricordare chi commette errori macroscopici che ledono più o meno direttamente la nostra salute, il nostro corpo ricorda. Chi attenta alla nostra salute ha una sola chance. Un fortino quasi inespugnabile insomma (purtroppo al momento esistono eserciti che riescono a distruggerlo, imponenti, scaltri, riescono ad aggirare tutte le difese).

Da questo presupposto diversi studiosi cercano dalla notte dei tempi  di creare la pozione migliore per trovare un equilibrio tra malattia/salute in una epocale, infinita disputa tra il noto e l’ignoto.

Ad ogni epoca la sua peste

I racconti mi riportano alla peste degli anni ’40, la poliomielite, malattia virale che colpisce l’apparato gastrointestinale per poi giungere al cervello che, nei casi meno gravi lascia sequele di handicap importanti, in quelli più gravi (1 ogni 250) può provocare la morte.

Ricordo nella mia infanzia quando incontravo persone che zoppicavano, la risposta molte volte alla domanda «ma che hanno?» era «ha avuto la poliomelite da bambino».

Nel 1955, grazie alle intuizioni di due studiosi Sabin e Salk, (Salk vinse il nobel per la medicina), la medicina assestò un colpo mortale alla poliomielite.

Come fu possibile sconfiggere la poliomelite? Con la creazione di un vaccino.

Questo è solo uno dei tanti casi in cui la vaccinazione ha eradicato patologie che sembravano incurabili. Purtroppo però, come i vaccini, anche le prime  contestazioni agli stessi non sono certo nate ieri.

Pensate che i primi ’no vax’ risalgono all’800 e sembra siano nati in Inghilterra.

Tali contestazioni e movimentismi erano a quei tempi dettati da ragioni più filosofiche e religiose che scientifiche, all’epoca paradossalmente si riteneva infatti ancora che la scienza fosse alla portata di pochi studiosi, in grado di comprenderla e di esercitarla. Si avete capito bene, molte volte il trascorrere del tempo comporta regressioni sociali impensabili.

Qualche tempo dopo, altri movimentismi ‘no vax’ cercarono di porre in discussione l’efficacia dei vaccini.

Sapete quale è stato uno degli argomenti portati avanti dalle campagne ani vaccinali? La ricerca di correlazione dei vaccini con l’autismo (per la precisione i vaccini contro morbillo parotite e rosolia). Naturalmente numerosi studi hanno con il tempo sconfessato tali balzane ed eclettiche teorie. L’autismo è una patologia che ha basi genetiche.

Arriviamo quindi, con tanta fatica e poca sensibilizzazione ai giorni nostri, in cui il piano nazionale salute 1994-96  mette al centro della prevenzione le vaccinazioni al punto da inserirle nei livelli essenziali di assistenza (per capirci: quelle prestazioni che devono essere erogate gratuitamente ed obbligatoriamente ai cittadini).

Perché? Non solo per salvaguardare la salute pubblica, ma anche perché è stato dimostrato che esiste una immunità particolare alle malattie che viene definita immunità di gregge (herd immunity) in seguito agli sperimenti fatti su pecore.

Tale immunità prevede che, se almeno il 95% della popolazione viene vaccinata contro una malattia infettiva, tale malattia sarà debellata, non potrà colpire nessuno, e resteranno coperti da malattia anche quei bimbi che, per ragioni reali, non possono essere vaccinati.

Naturalmente raggiungere tali percentuali è difficile, soprattutto in un paese in cui la sensibilizzazione alla prevenzione non è molto sentita. E’ sufficiente, in Italia, una campagna diffamatoria, ed il popolo italiano – alla continua ricerca di vittime e carnefici – non risponde più e la copertura vaccinale scende (come è avvenuto per il morbillo negli ultimi tempi).

In questa situazione paradossale, in cui abbiamo gli strumenti per conoscere e combattere malattie ma non li utilizziamo, arriva in nostro aiuto la legge… Almeno cosi dovrebbe essere.

E invece…

Una proposta di legge di cui si discute da giorni prevede (ddl 770 art. 7 bis) “Per i servizi educativi per l’infanzia, le scuole dell’infanzia e per tutti i gradi di istruzione […] la presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni non costituisce requisito di accesso al servizio, alla scuola, al centro ovvero agli esami. Altresì, la mancata presentazione della documentazione comprovante l’effettuazione delle vaccinazioni non determina la decadenza dall’iscrizione né impedisce la partecipazione agli esami”.

Rileggetela per più volte perché non sembra essere una reale proposta di legge, almeno non nel nostro millennio. Ma purtroppo lo è.

In barba a decenni di ricerche, alle migliaia di vite spezzate, in barba al progresso della medicina che cerca di ridurre le malattie mortali, delegittimando premi nobel e studi, il legislatore… dice che il vaccino non è poi cosi importante.

Immaginiamo ora una classe di 30 bimbi (si, perché invece di pensare modifiche di legge “creative” occorrerebbe forse pensare a migliorare l‘offerta formativa scolastica, ad esempio partendo dalla riduzione del numero di studenti per classe al fine di assicurare una istruzione decente in ambienti gestibili). Diciamo che il 50% dei bimbi della classe non sia vaccinato. Immaginiamo che in questo 50% siano presenti bambini che non possono fare il vaccino per ragioni reali. La malattia si diffonderebbe naturalmente dentro e al di fuori della classe, colpirebbe i bimbi meno fortunati, gli immunodepressi, ritornerebbe a causare danni, in un sistema che ricorderebbe quello dell’educazione spartana, (per non pensare a similitudini peggiori): il più forte sopravvive, come in una giungla sociale.

Altro che immunità di gregge! Avremmo epidemie di gregge con le conseguenze drammatiche per la salute che tutti conosciamo (forse non proprio tutti).

L’OMS ha stabilito che ogni anno vengono salvati dalle vaccinazioni 2-3 milioni di bambini. Nella prima metà del ‘900 la mortalità infantile si aggirava tra il 20 e il 30%, ed oggi si trova poco sopra il 0,3%, grazie ai vaccini. Nell’800 i movimenti antivaccinali ritrovavano motivazioni di carattere religioso. Oggi, i movimenti antivaccinali sono semplice espressione di una società in cui vige e impera il relativismo assoluto.

Non esiste più il vero ed il falso assoluto, la scienza non risulta più affidabile di blog o di motori di ricerca che forniscono alcune volte informazioni parziali e fuorvianti. Non esiste più la fiducia in una categoria, quella del medico, che vede oggi mutare il proprio rapporto con il paziente. Oggi il medico è divenuto un mero erogatore di servizi, niente di più, un commerciante.

Questo rappresenta un danno enorme per la salute, ma la beffa è il comportamento di uno Stato che dovrebbe tutelarla la salute.

Richiamo sempre l’art.32 della costituzione, ma è presente in ogni giorno della nostra vita da medici. La salvaguardia del bene è il nostro obiettivo, e non possiamo permettere che venga boicottato proprio dalle istituzioni che dovrebbero salvaguardarlo. Eppure esiste un piano nazionale vaccini, un osservatorio di malattie, un impegno costante da parte dei tecnici che cerca ogni giorno di assicurare le migliori qualità di vita possibili ai cittadini.

Esiste un’Italia fittizia, quella che leggiamo sui giornali, poi esiste un’Italia vera, quella vissuta tra le strade, tra le mura e le corsie di ospedali, quella che vive e sopravvive alle malattie, quella in cui la mancanza di fiducia per la medicina comporta una spesa pro-capite  per le cure private di 684 euro circa secondo gli ultimi dati OCSE e si aggira intorno ai 9 miliardi di euro.

Un’Italia che chiede aiuto, anzi lo chiederebbe ma non sa a chi rivolgersi perché non esiste un interlocutore reale.

Nel millennio dell’informatizzazione la sanità stenta ad adeguarsi. In compenso oggi parliamo molto di più con le macchine che con gli uomini.

Chi, allora, dovrebbe porre un limite alle campagne di strumentalizzazione che esplodono nel nostro paese? Chi dovrebbe avere a cuore la corretta informazione sulla malattia e sul concetto di salute? Chi dovrebbe controllare la veridicità delle notizie e “istruire” la gente al concetto di cura?

Beh, se i presupposti sono quelli del DDL in discussione in questi giorni, penso che a breve tutti questi interrogativi ed altri, saremo costretti a porli ad Alexa, almeno avremo una risposta basata su dati concreti: quelli del dottor Google

Il tutto in tempo reale. Calàti in una realtà virtuale. Sarà forse il prodromo di una nuova forma di adulazione religiosa: la religione googlelista?

Accorrete quindi.. Lo spettacolo sta per iniziare.

*Medico Chirurgo

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