Pubblicato il: 5 ottobre 2019 alle 8:00 am

Il mondo fantastico di Mirò per la prima volta a Napoli Il Palazzo delle Arti ospiterà fino a febbraio la mostra dedicata al rivoluzionario maestro catalano

di Massimo Saccone.

Napoli, 5 Ottobre 2019 – Arriva a Napoli per la prima volta una grande mostra dedicata a Joan Mirò, eclettico artista spagnolo, il cui mondo fantastico resterà ospite del PAN Palazzo delle Arti fino al 23 febbraio 2020.

L’esposizione, dal titolo “Joan Mirò. II linguaggio dei segni”, è promossa dall’Assessorato alla Cultura e al Turismo del Comune, con il supporto del Ministero della Cultura Portoghese e il patrocinio dell’Ambasciata del Portogallo in Italia, organizzata dalla Fondazione Serralves di Porto con C.O.R.-Creare Organizzare Realizzare di Alessandro Nicosia.

A cura di Robert Lubar Messeri, professore di Storia dell’Arte all’lnstitute of Fine Arts della New York University, e con la guida di Francesca Villanti, il percorso espositivo riunisce circa 80 opere (quadri, disegni, sculture, collage e arazzi), divise in nove sezioni, tutte provenienti dalla straordinaria collezione di proprietà dello Stato portoghese, in deposito alla Fondazione Serralves di Porto.

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La produzione di Mirò dal 1924 al 1981, ovvero più di sei decenni di attività creativa in cui l’artista catalano sviluppa un linguaggio rivoluzionario che trasforma i canoni estetici del XX secolo. E, attraverso le diverse tecniche, esplora il linguaggio dei segni, il rapporto tra Ie immagini e il loro significato, facendo l’inventario del mondo che lo circonda, iniziando a ridurre gli oggetti a semplici sagome e a elementi essenziali. Questo processo di riduzione e semplificazione elimina qualsiasi traccia di illusionismo rappresentativo e di spazio, cominciando a pensare alle superfici pittoriche come a uno spazio destinato a segni e iscrizioni piuttosto che come a finestre sul mondo. “[…] Si può a malapena definire un dipinto, ma non me ne frega un accidenti!”, scriveva a un amico.

Mirò mina la logica stessa di quel codice visivo che vede un rapporto misurato e geometrico tra figura e sfondo, massa e spazio: qui, il segno sostituisce qualcosa che non è più fisicamente presente. In questo modo, l’artista sviluppa uno stile esclusivo e originale, inaugurando un nuovo linguaggio che modifica il corso dell’arte moderna.

L’evento offre l’opportunità di ripercorrere, tappa per tappa, il cammino del poliedrico maestro spagnolo, esplorando momenti nodali del suo percorso, evidenziandone mutamenti ed elementi di continuità. Tutte le 80 opere in oggetto sono sbalorditive: un insieme di capolavori, appartenuti prima a Pierre Matisse (figlio del noto pittore Henri), acquistati da un collezionista giapponese poi, nel 2005, vendute al Banco Portugues de Negocios. Quindi, l’intervento dello Stato Portoghese che ha incaricato il Museo di Serralves di Porto di conservarle e esporle, in anteprima, per un evento che allora contò oltre 300 mila visitatori.

Ora è arrivata nella bella Parthenope…

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