Pubblicato il: 9 ottobre 2019 alle 7:00 am

Che fine ha fatto la Svezia? Come mai l’Eden che gli italiani sognavano negli anni '70 ha creato la protesta di Greta Thunberg

di Danilo Gervaso.

Stoccolma, 9 Ottobre 2019 – Ci sono miti che ci hanno tenuto compagnia per anni e anni della nostra vita, ogni generazione ha fatto tesoro di quei personaggi e di quelle storie raccontate, viste, lette o ascoltate in radio, televisione e cinema. Come negare che uno di questi miti riguardi le donne, a partire da Anika Ekberg, l’attrice lanciata in Italia da Fellini nella Dolce Vita (1960) e diventata subito una icona del cinema mondiale. Inutile dire che la sua bellezza dirompente, le sue forme giunoniche, ebbero l’effetto di una bomba H fra il pubblico italiano, specie tra i maschi, irraggiungibile e peccaminosa tentazione anche di Peppino De Filippo nel Decameron 70. Ne Il Diavolo, Alberto Sordi è l’ingenuo rappresentante che parte per Stoccolma con l’idea di allacciare facili avventure sentimentali con le ragazze svedesi, di cui ha sempre sentito decantare l’assoluta libertà sessuale. Negli anni ’70, il Paese era all’avanguardia nelle produzioni porno soft, e ciò ha alimentato il turismo sessuale degli italiani.

Avventure sessuali a parte, a quei tempi, la Svezia era già un altro mondo rispetto all’Italia che stentava a riprendersi dopo la guerra: un’economia solida e competitiva, uno stato sociale tra i più sviluppati al mondo, parità dei diritti, tasso di corruzione bassissimo.

I bambini degli anni ’70 invece avevano un altro mito, Pippi Calzelunghe, eroina anticonformista, forte, coraggiosa, imprevedibile, furba, opposta alle tradizionali regole borghesi incarnate dagli abitanti del suo villaggio. Allora ci incantavamo davanti a quei paesaggi mozzafiato, alle casette colorate, a quella natura incontaminata.

Immaginavamo la Svezia come un paese di belli che cantano canzoni felici con la coroncina di candeline sulla testa e, più tardi, che vivono in appartamenti arredati con mobili Ikea.

Oggi la Svezia è il paese del perfetto equilibrio tra uomo e donna con una società tecnologicamente avanzata, con la minore evasione fiscale d’Europa, dove le donne lavorano ed hanno spesso incarichi dirigenziali e rilevanti. Eppure i dati sulla salute psichica della popolazione svedese mettono in crisi questa immagine idilliaca. Un popolo quasi perfetto, appunto, perché a guardare meglio si scopre un quadro meno splendido: gli svedesi sono tra i maggiori consumatori al mondo di farmaci antidepressivi, la città di Göteborg ha mandato più terroristi per abitante a combattere con lo Stato islamico di qualsiasi altra città in Europa e Stoccolma è la “capitale mondiale dei single”, dove tre case su cinque hanno un solo abitante.

Sappiamo già che da quelle parti c’è un alto tasso di suicidi, come se fossero presi da un’ossessione, morendo a milioni, come se li spingesse un terrore incontenibile, una specie di panico e di psicosi collettiva.

Questo è il paese di Greta Thunberg, la giovane attivista che è riuscita a smuovere le coscienze di giovani e non solo chiedendo ai leader mondiali azioni concrete contro il cambiamento climatico.  Da mesi sotto i riflettori, tra condivisioni, ironie, attacchi.

All’inizio da sola, poi supportata dai suoi genitori, Greta, come tutti i suoi coetanei svedesi, viene informata dai problemi causati all’ambiente dall’inquinamento e dalle emissioni di CO2 a scuola: lezioni e filmati di approfondimento che lasciano su di lei una traccia molto più profonda che sui suoi compagni. Allora si informa, studia, si tiene aggiornata, insomma si preoccupa dell’argomento e lancia la protesta su scala globale sui social coniando lo slogan #fridaysforfuture. E così ogni venerdì si reca con un cartello davanti al parlamento di Stoccolma per manifestare contro i cambiamenti climatici e il global warming, affinché vengano adottate misure adeguate contro il cambiamento climatico che minaccia il pianeta.Il primo passo è a casa: Greta convince i genitori ad adottare comportamenti più responsabili, e così l’auto tradizionale viene sostituita da un’auto elettrica, la dieta vegana diventa la dieta di famiglia e i Thunberg si impegnano a non utilizzare più mezzi di trasporto fortemente inquinanti come gli aerei.

Dunque persino la civilissima Svezia, tra i Paesi con le migliori politiche ambientali, non ha fatto abbastanza per il clima, anzi, le emissioni sono aumentate anziché diminuire e se non ce la fa la Svezia come possono farcela i Paesi in via di sviluppo?

Le case si dotano di pannelli solari, nei campi si impiantano pale eoliche, si parla di economia circolare, ma sembra non funzionare, perché altrimenti le emissioni sarebbero ormai diminuite, e non lo sono. In Italia molti sono convinti che il Paese scandinavo sia uno dei più ecologisti in assoluto, ma si tratta dell’ennesimo luogo comune, perché se è vero che il settore energetico è abbastanza pulito, si consuma troppo, si costruisce troppo e si importano troppe merci.

Insomma Greta Thunberg ha sfatato l’ultimo mito svedese, ma oggi riguarda tutti.

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