Pubblicato il: 10 ottobre 2019 alle 7:00 am

The Man in Black Johnny Cash è il soggetto di un inedito documentario, che tratterà la vita di uno dei volti iconici della musica ‘Made in USA’

di Domenico Izzo.

Roma, 10 Ottobre 2019 – Per capire l’identità del “Man in Black”, al secolo J.R. Cash e, in arte, Johnny Cash, bisognerebbe parlare prima di cos’è il country e cosa la musica folk, e di come, questi due generi musicali, siano particolarmente sentiti (sia a livello di ascolti, che a livello di emozioni) negli States.

La musica country, nata nel Sud degli USA, nasce dall’unione di varie forme della musica americana, ma è molto più di una soluzione di vari generi, il country è fatto di storie di pathos, divertimento, donne, alcol, morti e omicidi, malattie e povertà, storie in cui la gente comune si rispecchia, storie della gente comune, un quadro che rappresenta la vita “all’americana”, che rappresenta, romanticamente, quello che per molti è lo stile di vita del Sud.

La musica folk, “madre” stilistica del country, derivata dalla tradizione “folkloristica”, è, possiamo dire, la musica popolare del “popolo non acculturato”, come la definì William Thoms nel 1846. Anche in questo genere il centro è l’uomo comune, e le tematiche sono svariate e, si spostano, dall’amore alla prigione, dai viaggi in treno alla vita contadina. Se, viaggiando per il Sud degli Stati Uniti, doveste vedere un palco con migliaia di persone intorno e un uomo con la chitarra, state sicuri, siete capitati ad un concerto country o folk.

Genere che espatria anche fuori dai confini a stelle e strisce, il country ha donato al mondo alcune delle più brillanti menti artistiche di tutti i tempi. Johnny Cash è stato una di quelle brillanti menti: uomo comune, di nascita umile, dopo un periodo di servizio militare, nel 1955, firmò il suo primo contratto con la Sun Records (etichetta ancora attiva, che vanta alcune delle stelle più brillanti della galassia musicale Americana, tra gli altri Elvis). Si sposa con una donna (tale Vivian Liberto) conosciuta qualche anno prima e, per sostenere il ritmo frenetico del music business, diventò dipendente da anfetamine (che utilizzava per restare energico ed euforico) e barbiturici (che, annullando l’effetto delle anfetamine, lo aiutavano a riposare), oltre ad un abuso di alcol, che, però, alterarono il suo carattere e lo accompagnarono verso il divorzio. Nonostante la sua creatività non risentisse dei suoi eccessi, i vari arresti (per ubriachezza molesta, uso e detenzione di droga e altri capi di accusa) e inciampi, lo condussero alla decisione di uscire dal tunnel in cui si era cacciato, grazie all’aiuto della donna che poi diventerà sua moglie (1968) e della di lei famiglia. Inciampò varie volte ancora nell’abuso di sostanze prima di darci un taglio definitivamente, ma negli anni ’80, nonostante fosse il più giovane cantate ad essere entrato nella ‘Country Hall of Fame’, e che fosse ancora saldamente in classifica, iniziò per lui un periodo di declino, anche se non di inattività. Riconquista un suo posto sui podi musicali nel ’94, quando inizia una collaborazione con Rick Rubin, diligentissimo produttore di quegli anni, vincendo premi e conquistando “ori” nelle classifiche musicali. Nel 2003 muori dopo pochi mesi dalla scomparsa dell’amatissima moglie June, restando comunque in vetta alle classifiche per anni con album pubblicati postumi.

La vita del “Man in Black” è stata oggetto del film ‘Walk the Line’ (da non confondere, naturalmente, con la pellicola di cui sono protagonisti W.Smith e T.L.Jones), e dall’11 Novembre prossimo sarà raccontata in un documentario, di 90 minuti, su Youtube, che andrà ad analizzare aspetti della sua vita, che, per esigenze cinematografiche, erano stati “romanzati” nel suo film biografico.

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