Pubblicato il: 13 ottobre 2019 alle 8:00 am

Una visita nei luoghi di Ninfa plebea, terre del San Marzano Dop L’immaginaria Nofi, lontana dai circuiti classici dei tour campani. L'architettura, il paesaggio e la raccolta di uno dei prodotti ortofrutticoli italiani d'eccellenza

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 13 Ottobre 2019 – In un piccolo paese agricolo del salernitano, Nofi, nel dopoguerra, vive donna Nunziata con suo marito, e una figlia adolescente, Miluzza, 13 anni, che si porta dietro un passato non facile, un destino già scritto, dato che è risaputo che la madre, Nunziata è “leggera”, di facili costumi, per cui in un contesto di arretratezza è bastato questo per far dire alla gente: “Tale madre, tale figlia” (Nunziata morirà proprio durante un rapporto sessuale particolarmente “estremo”). Sono soprattutto gli uomini a credere che Miluzza sia come sua madre, e si sentono in diritto di poter approfittare di lei.

Dal momento in cui muore la madre inizia per Miluzza la sua odissea, e per un cattivo scherzo del destino sembra avviata alla stessa vita di Nunziata: diventa amante e mantenuta di un ricco commerciante, e ciò non fa che avvalorare l’opinione dei compaesani. Uno di questi la violenta.

Arrivano i giorni della guerra, e arriva in casa sua Pietro, un soldato ferito che fugge dalla guerra. Miluzza lo sposa, per lui è una ragazza senza macchia, una sconosciuta. Vergine in una tolstoiana resurrezione, come la muta della crisalide a cui si riferisce il sostantivo del titolo, la ninfa.

Il pettegolezzo, la cattiveria, i pregiudizi del Sud incattivito dalla guerra e dalla povertà che giudica le persone solo dagli atteggiamenti sono al centro del romanzo di Rea, ma lo sfondo è la campagna: i momenti più belli Miluzza li trascorre qui, tra le cose più semplici e i prodotti di questa straordinaria terra. I carciofi “mammarelle”, ad esempio, li descrive come un cibo quasi diabolico, perché il fatto di mangiarne la parte molle, foglia a foglia, e di non saziarsi mai, aumenta il desiderio sessuale di chi le mangia. Questo sarebbe il motivo che spingerebbe i compaesani di Nunziata e Miluzza alle avventure sessuali durante una festa religiosa che cade proprio durante il periodo di germogliazione dei carciofi.

E’ una storia raccontata in una maniera che fa stravolgere i sensi: il cibo, la campagna, gli odori, il paese, il trambusto, la musica, le abitudini, i riti, le credenze… nel medioevo meridionale degli anni trenta e quaranta, ricchi e nobili da una parte e plebei dall’altra, nella provincia di una Campania che all’epoca aveva ancora un aspetto “felix”, dove ogni ortaggio e ogni pietanza tipica sembrano avere proprietà afrodisiache.

Le descrizioni dei quartieri e delle feste permettono l’identificazione precisa dell’immaginaria Nofi con Nocera Inferiore, città nella quale Domenico Rea ha trascorso gran parte della sua vita. È un’antichissima città di origine etrusca, che Cicerone definì “una delle città principali della Campania”. Adagiata tra il Monte Albino, con le sue fonti nelle grotte, e la Collina di San Pantaleone, Nocera Inferiore è lontana dai circuiti classici dei tour campani, e tuttavia può offrire spunti interessanti per un turismo culturale: la Torre Normanna del Castello del Parco, del X secolo, la bellissima piazza di Largo Sant’Antonio, con la caratteristica scalinata bianca che porta fino alla omonima Basilica e convento, raro esemplare di architettura gotica mantenuto anche attraverso le varie trasformazioni a cui la struttura è stata sottoposta nei secoli, il palazzo ducale, il castello del Parco Fienga di cui si parla nei documenti ufficiali fin dal 984; da qui si può ammirare il bel panorama dell’agro nocerino, con una vista che arriva fino alle isole maggiori dell’arcipelago flegreo e alla Costiera Amalfitana.

Ma il fiore all’occhiello di tutta la zona (l’agro nocerino-sarnese) è senza dubbio la produzione del San Marzano Dop, il pomodoro dalla forma allungata e l’inconfondibile sapore agrodolce, dal colore rosso intenso e dalla consistenza unica e inimitabile, che non si frantuma durante la lavorazione, e garantisce sughi di alta qualità. E’ ormai uno tra i prodotti tipici italiani riconosciuti ed apprezzati in tutto il mondo e la zona di produzione rappresenta uno dei polmoni dell’agricoltura noto al livello nazionale e non solo, dove i campi sono sempre stati molto fertili e coltivabili, merito soprattutto dei terreni vulcanici e dell’esposizione al sole, costante da aprile a fine settembre.

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