Pubblicato il: 14 ottobre 2019 alle 8:15 am

Non c’è più il mare di una volta In Campania sono stai censiti circa 150 depuratori ma non più di cinque sono quelli che rispettano le normative vigenti

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 14 Ottobre 2019 – Per chi ha ama il mare ed in particolare il Mediterraneo questa estate è stata sicuramente una delle peggiori di sempre in termini di inquinamento, soprattutto in Campania.

Plastica, filtri a biomassa, assorbenti, eccetera che lo scorso inverno, a causa di un guasto, sono fuoriusciti dall’impianto di depurazione di Verolato, nel Comune di Capaccio, hanno invaso il Mediterraneo.

È il caso di dire che non c’è più il mare di una volta e tanta di questa spazzatura ha raggiunto le coste in Sicilia, Liguria, Calabria, Toscana e persino le coste estere di Spagna e Francia, recando danno anche alla fauna in quanto molta di questa plastica è stata inghiottita da tartarughe marine e  pesci, quindi entrando nella catena alimentare con rischi anche per la salute dell’uomo.

In Campania sono stai censiti circa 150 depuratori ma non più di cinque sono quelli che rispettano le normative vigenti, (in Italia il D.Lgs 152 del 11 Maggio 1999 che recepisce la direttiva comunitaria 91/271/CEE) che prevedono tre cicli di trattamento: chimico, biologico e di abbattimento dei nutrienti ed un impianto per essiccare i fanghi, depotenziando così il problema dello smaltimento a discarica che è particolarmente complesso e costoso.

Tra i tanti merita attenzione l’impianto di depurazione di Napoli est, in via De Roberto che tratta i liquami di una parte della Città di Napoli e di molti Comuni dell’area metropolitana e che dal 2004 è sottoposto a procedura di infrazione comunitaria.

Per migliorarlo circa 15 anni fa sono stati stanziati oltre 89 milioni di euro da parte del Cipe (Comitato Interministeriale Programmazione Economica); purtroppo la Regione pur animata da buone intenzioni non è riuscita a spenderli, tra ritardi burocratici e contenziosi per la gara di appalto, con la conseguenza che a Napoli, si continua a scaricare a mare, in particolare nel porto.

C’è poi il tema degli scarichi non censiti, quelli di migliaia di case abusive non allacciate alla rete di depurazione e quelli industriali, frutto di attività produttive svolte a nero, che vanno dalla zootecnia alla conceria.

Confidando nella determinazione del Ministro dell’Ambiente Sergio Costa nel risolvere tali criticità, nel frattempo le proposte sono: separare il ciclo delle acque bianche da quelle nere, per evitare che, come accade ora, ad ogni pioggia consistente arrivino a mare migliaia di litri di liquami, effettuare un censimento delle discariche abusive con relativa interdizione e mettere a norma i depuratori regolarmente censiti ma non operativi cosi come stabilito dalle normative vigenti.

* Medico del Sud

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