Pubblicato il: 17 ottobre 2019 alle 8:00 am

BlowUp: uno stargate verso l’immaginazione La realtà fotografica attraverso la camera Afgana. Un evento il 19 ottobre a Benevento. Parola d'ordine è dunque sperimentare

di Michela Pintaldi.

Benevento, 17 Ottobre 2019 – Mettiamola così, la modernità ci impone ritmi, detta regole, crea neologismi alla moda, che rendano un prodotto accattivante e più vendibile. Social che decidono il ritmo incalzante a tempo dell’ultimo like. Foto, tantissime foto che vengono vagliate, rifatte mille volte, da “selfie made people”, tutti con una spiccata propensione all’utilizzo di app da fotoritocco. Perchè la modernità sta nell’apparire. Somigliare all’idolo di riferimento. E allora io li definirei di controtendenza, creatori di sogni, audaci fotografi d’altri tempi. Parlo degli ideatori e fondatori di BlowUp factory.

C’era una volta un gruppo di fotografi, che dalla passione per la fotografia hanno creato un punto di ritrovo per professionisti e non, dove sperimentare la fotografia nelle sue svariate applicazioni. Puristi che decidono di scoperchiare il vaso di pandora da cui lasciar volar via, le app, i programmi di ritocco, i servizi fotografici da “mille e una star”, lavori di post-produzione da far invidia al migliore chirurgo estetico. Lasciato volar via tutto ciò che rende la fotografia una costruzione irreale della realtà, giù, sul fondo del vaso, troviamo un metodo antico di concepire la fotografia. Loro decidono di tornare alle origini, alla semplicità, alla vera natura della fotografia: La realtà, nuda e cruda. Nasce così il progetto della camera Afgana. Per chi di voi non sapesse di cosa parliamo, può far riferimento ai film retrò in cui c’erano fotografi di strada. Prendendo spunto dall’attività dei ritrattisti di strada, BlowUp ne ha costruita una per sperimentare questo tipo di fotografia rudimentale. E aggiungerei che è tale l’amore che mettono in questi progetti sperimentali e fuori dalle righe, che è più appropriato dire che hanno dato alla luce a Julia Matilda, questo il nome della loro camera Afgana.

Un vero e proprio parto creativo accompagnato dallo spirito ingegnoso che li contraddistingue. E per non snaturarla hanno pensato di presentarla proprio in strada, dove maggiore è la sua applicabilità, sulle scalette del vicolo di BlowUp, organizzando un evento il 19 Ottobre proprio per far riscoprire questo mondo e modo diverso di concepire la foto, in linea con il loro spazio culturale dedicato alle contaminazioni di visioni, un circolo fotografico dove coltivare il dubbio e dove le arti visive sono esplorate senza confini. La ricerca della realtà in un contesto relazionale dove il dibattito è aperto all’esperienza di ognuno. Il circolo è uno spazio curioso, inteso proprio nel più ampio delle accezioni. Tutto ciò che si può concepire tra immaginazione, occhi e realizzazione visiva loro lo mettono in pratica: Laboratori, incontri, eventi, mostre, concorsi, uscite fotografiche. Fanno servizio di sviluppo e stampa a colori e bianco e nero, noleggio camera oscura e sala posa, video, scansioni digitali in alta definizione di negativi. In sintesi tutto ciò che riguarda la fotografia e non escludo che possano portarvi anche oltre i confini dell’immaginazione.

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Sono già presenti nelle scuole per insegnare la fotografia e collaborano con scuole di formazione. Impegnati in rassegne fotografiche, una delle ultime sarà presentata proprio durante l’evento di sabato 19 Ottobre: “Fort’ore”, un progetto lungo 12 mesi che esplora i 12 paesi della comunità del Fortore, al termine del quale il materiale sarà raccolto in un documentario e un libro fotografico, per poi farne una mostra itinerante. Un modo per lasciare il segno imprimendo visivamente i posti del cuore.

Parola d’ordine è dunque sperimentare, non importa dove arrivi l’immaginazione, per loro ciò che conta è andare oltre con l’aiuto degli strumenti fotografici e visivi. Quindi potrei definire BlowUp come uno stargate, accessibile a chiunque abbia il coraggio di liberarsi dalla convenzionalità immaginativa, pronti ad attraversarla per varcare i confini dei condizionamenti.

I tre fondatori: Michele “M” Salvezza, Michele “Mikycor” Coretti, Alessandro “Otaku” Grimaldi, vi daranno il benvenuto nel loro “SPAZIO”, presentandovi Julia Matilda, basterà farle un bel sorriso, pronti per essere ritratti con un pezzo di storia della fotografia, tra un aperitivo e la presentazione del progetto “Fort’Ore”.

L’appuntamento è per sabato 19 ottobre ore 17.00 sulle scalette di BlowUp. See you there.

www.facebook.com/blowupfactorybenevento/

BlowUp Factory, Via Annunziata 16, Benevento.

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