Pubblicato il: 18 ottobre 2019 alle 7:00 am

Ma Monna Lisa è made in Italy? Per molti è colpa di Napoleone che l’avrebbe trafugata durante la campagna d'Italia... ma è davvero così?

di Danilo Gervaso.

Roma, 18 Ottobre 2019 – Dopo il ricorso presentato dall’associazione Italia Nostra, il Tar del Veneto ha prima sospeso e poi approvato il prestito al museo del Louvre dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, conservato nelle Gallerie dell’Accademia di Venezia. La decisione della sospensione era scaturita dall’applicazione del comma 2 dell’articolo 66 del Codice dei Beni Culturali, secondo il quale non possono lasciare i confini italiani “i beni che costituiscono il fondo principale di una determinata ed organica sezione di un museo, pinacoteca, galleria, archivio o biblioteca o di una collezione artistica o bibliografica”. Inoltre, sempre secondo lo stesso comma, non possono uscire dal territorio della repubblica italiana neppure “i beni suscettibili di subire danni nel trasporto o nella permanenza in condizioni ambientali sfavorevoli”.

Dopo una attenta rilettura, però, Tribunale amministrativo del Veneto ha respinto il ricorso di Italia Nostra contro l’accordo interministeriale che autorizzava il prestito alla Francia del disegno, custodito in un caveau alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. L’ordinanza è stata emessa dalla seconda sezione del Tar veneto, dopo la sospensiva d’urgenza di una settimana fa. Secondo i giudici amministrativi il ricorso “non presenta sufficienti elementi di fondatezza”.

La querelle sui disegni di Leonardo è, però, l’occasione per ritornare sull’annosa questione della Gioconda, conservata al museo del Louvre a Parigi. Sono in tanti a chiedersi perché il capolavoro di Leonardo sia a Parigi. Per molti è colpa di Napoleone e sono in tanti a pensare che l’abbia rubata durante la campagna d’Italia… ma è davvero così?

L’apertura della Francia al Rinascimento italiano si manifesta in particolar modo a partire dall’avvento al trono di Francesco I di Valois, nel 1515. Il re è uomo di cultura, ha contatti con l’Italia ed è affascinato dal suo livello di civiltà, così nasce in lui il desiderio di trasformare le residenze reali in luoghi di cultura simili a quelli rinascimentali, ravvivando i rapporti con gli umanisti che gravitano su Parigi e in Europa e ospitando nel suo “milieu” artisti stranieri.

Francesco I invita a corte i grandi maestri dell’arte italiana, a partire da Leonardo da Vinci che nel 1516 lo segue in Francia. L’artista toscano è uno dei primi e sicuramente più grandi cervelli in fuga ante litteram: resosi conto che in Italia ormai i mecenati in grado di finanziare le proprie opere si contavano ormai sulla punta delle dita, decide di emigrare nel ricco e vicino Regno di Francia. Leonardo risiede per tre anni nei pressi del castello di Amboise, che all’epoca è la dimora preferita della famiglia reale. Nominato pittore ufficiale del re, alla sua morte (1519) Leonardo lascia nelle collezioni del sovrano alcuni capolavori, come la Gioconda e il San Giovanni Battista (anche quest’ultimo conservato al Louvre) e forse la Leda, poi dispersa.

Ma anche altre opere italiane arricchiscono le residenze reale francese, come riproduzioni da Michelangelo e lavori attribuiti a Raffaello e alla sua scuola, come per esempio il San Michele Arcangelo e il Ritratto di Giovanna d’Aragona (sempre al Louvre). Anche altri artisti godono dell’ospitalità di Francesco I, che diventa grande mecenate per gli artisti italiani, come Andrea del Sarto e Benvenuto Cellini.

Quando Leonardo va a vivere a corte, porta con sé la Gioconda, che è acquistata, con regolare contratto, assieme ad altre opere, da Francesco I. Il dipinto si trova quindi in Francia fin dal 1517, come dimostra uno scritto del canonico Antonio de Beatis, segretario del cardinale Luigi d’Aragona, che funge da notaio durante l’incontro tra Leonardo da Vinci e Luigi d’Aragona. L’unico dubbio riguarda l’atto di vendita: secondo alcuni fu lo stesso Leonardo a stipularlo, per altri fu il suo allievo Gian Giacomo Caprotti, detto il Salai, a mediare la vendita dopo la morte del pittore toscano.

Non c’entra niente dunque Napoleone, a cui il quadro piaceva così tanto da metterlo nella camera della prima moglie Josephine e poi al Louvre, che all’epoca si chiamava Musée Napoléon.

Se oggi noi vediamo la Monna Lisa al Louvre e non agli Uffizi non dobbiamo prendercela con i francesi!

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