Pubblicato il: 21 ottobre 2019 alle 8:00 am

Il contributo dell’antropologia allo studio sull’estinzione di grandi animali Un ampio studio spiega come l'estinzione di massa di giganti carnivori ed erbivori del Nord America abbia cambiato radicalmente la biodiversità e il paesaggio del continente

di Teresa Terracciano.

Roma, 21 Ottobre 2019 – Ricercatori provenienti da Australia, Stati Uniti, Canada e Finlandia hanno dimostrato che l’uomo ha plasmato i processi alla base della coesistenza delle specie negli ultimi migliaia di anni. Animali più piccoli e sopravvissuti come i cervi hanno cambiato le loro interazioni ecologiche, causando sconvolgimenti ecologici in tutto il continente.

Il lavoro dei ricercatori ha implicazioni per la conservazione dei grandi animali di oggi, ora minacciati da un’altra estinzione di massa guidata dall’uomo.

L’autore principale dello studio è Anikó Tóth della Macquarie University di Sydney, Australia, in collaborazione con la professoressa Amelia Villaseñor, paleobiologa (University of Arkansas), e diversi altri ricercatori dello Smithsonian’s Evolution of Terrestrial Ecosystems Program, così come ricercatori di altre istituzioni.

Il team si è concentrato sulla distribuzione dei grandi mammiferi in tutto il continente nelle epoche geologiche del Pleistocene e dell’Olocene (il Pleistocene va da circa 2,5 milioni a 11.700 di anni fa. A partire dalla fine del Pleistocene, l’Olocene è l’epoca geologica attuale). I ricercatori hanno analizzato la frequenza con cui si trovano coppie di specie che vivono nella stessa comunità o in comunità diverse.

La ricerca si concentra sui resti fossili umani per capire come gli antenati hanno interagito con le comunità di mammiferi negli ultimi 3,5 milioni di anni ed esplora come gli esseri umani moderni avevano ed hanno plasmato gli ecosistemi di oggi.

«Piuttosto che pensare all’uomo come separato dagli ambienti ‘naturali’, la nostra ricerca ha illuminato i principali impatti che l’uomo ha avuto sull’ecosistema per molte migliaia di anni» afferma Amelia Villaseñor. «I risultati di questo articolo e di altri del nostro gruppo illuminano sugli impatti fuori scala che l’estinzione perlopiù causata dall’uomo ha avuto in Nord America».

Alla fine del Pleistocene tardivo in Nord America, circa 11.000 anni fa, l’uomo ha contribuito all’estinzione di grandi mammiferi, tra cui mammut e gatti dai denti a sciabola. Il recente lavoro, spinto dall’attuale crisi della biodiversità, ha cercato di capire il retaggio ecologico ed evolutivo di questo evento. C’è stata una trasformazione ecologica in tutto il continente: la steppa di mammut è scomparsa, la vegetazione e i regimi di fuoco sono cambiati e i grandi carnivori sono andati perduti.

Fonte: AA. VV. Reorganization of surviving mammal communities after the end-Pleistocene megafaunal extinction. Science, 2019; 365 (6459): 1305 DOI: 10.1126/science.aaw1605

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