Pubblicato il: 26 ottobre 2019 alle 7:00 am

Antonio Canova, il maestro del Bello e la Città eterna Al Museo di Roma, una mostra per celebrare il “nuovo Fidia” con importanti prestiti e gli scatti d’autore di Mimmo Jodice

di Tiziana Mercurio.

Roma, 26 Ottobre 2019 – Per tanti, è la “mostra-evento” della stagione artistica invernale della Capitale. «Canova. Eterna bellezza» dedicata allo scultore e al suo legame con Roma, è di certo una mostra molto ben allestita, con un percorso storiografico ben tracciato e che può contare su delle opere che lasciano ancora a bocca aperta, benché siano passati diversi secoli dalla loro realizzazione.

Inaugurata al Museo di Roma, l’esposizione sarà visitabile fino al 15 marzo 2020, e, durante le 13 sezioni, ci s’imbatterà anche in artisti coevi a Canova. Incorniciate fra i marmi e gli stucchi di Palazzo Braschi, le oltre 170 sono esposte in un lodevole gioco di luci e ombre (e penombre; una sorta di “a lume di candela” fortemente scenografico) e specchi. Oltre che, in qualche caso, su pedane girevoli, proprio come desiderava l’autore!

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Il figlio di Pietro lo scalpellino, che visse a Roma e aveva l’atelier in via delle Colonnette, fra ‘700 e ‘800, qui alimentò il suo genio: l’Urbe rappresentò sempre un imprescindibile punto di riferimento, vi si abbeverò come a un’inesauribile fonte… Di ispirazione! Studiò le teorie di Winckelmann, e conobbe le botteghe di reperti archeologici, ma – beninteso – non realizzò mai copie di sculture classiche, reputandolo un lavoro indegno di un artista, e non volle mai restaurare i marmi antichi, “intoccabili” per definizione.

Estro e ragione andavano di pari passo nel segno vibrante di Canova. Lui, maestro del Bello che lavora alla bellezza: un bello ideale, plastico e sensualissimo, come fosse carne viva. Sua, la capacità di “dare vita vera al marmo”; sue, le eleganti movenze e l’erotismo delle creature; lo spirito vivificante di una qualsiasi pietra bianca. Non si conta il numero dei suoi fan e dei committenti prestigiosi: re, imperatori, nobiltà veneta e russa. E la gente comune, ovviamente. La sua fama si diffuse presto in vita e resse dopo: davvero di pochi altri si può dire lo stesso.

Al Museo di Roma, tra apparizioni mitologiche (contando anche i tanti calchi in gesso), marmi antichi e disegni/studi preparatori, si narra di importanti prestiti da musei (Ermitage di San Pietroburgo e Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno (dove nacque il 1 novembre 1757) e collezioni (Museo Correr di Venezia, MANN di Napoli, Musée des Augustins di Toulouse), tutti a firma del “nuovo Fidia”, ritenuto, non a torto, il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura.

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L’occasione capitolina è anche un modo unico per ammirare le fotografie di Mimmo Jodice. Una mostra nella mostra: circa 30 scatti in bianco e nero che ritraggono i marmi di Canova riletti in maniera personalissima, a creare una serie di immagini davvero, davvero emozionanti.

L’evento è curato da Giuseppe Pavanello, promosso e prodotto da Roma Capitale e da Arthemisia, e organizzato con Zètema, assieme all’Accademia nazionale di San Luca e con Gypsotheca e il museo Antonio Canova. (Foto nell’articolo e copertina: Tiziana Mercurio).

Info: www.museodiroma.it

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