Pubblicato il: 28 ottobre 2019 alle 8:00 am

«Non dirò che sarò un candidato e non dirò che non lo sarò» La sinistra brasiliana, orfana di un leader, attende solo Lula. L’ex presidente in un’intervista rilasciata dalla prigione ha detto che il suo principale obiettivo è di dimostrare di essere innocente. Gruppi di attivisti si radunano ogni giorno all’esterno del carcere per salutarlo con il megafono

da Rio de Janeiro, Carmen Tablante.

28 Ottobre 2019 – Lula è stato ed è ancora un uomo molto amato in Brasile, e molto odiato da altri. Ognuno ha la sua opinione sulla sua innocenza o colpevolezza. Ma una cosa è certa: nessun uomo in questo paese ha mai dato tanto fastidio al potere.

Ogni giorno decine di sostenitori di Luiz Inácio Lula da Silva si radunano fuori dal carcere dove si trova l’ex presidente brasiliano e usano i megafoni per augurargli buon giorno, buon pomeriggio e buona notte. Accampati vicino alla prigione nella città meridionale di Curitiba, i circa 60 devoti rappresentano gli elementi più fanatici del movimento Lula Livre, o Free Lula, un gruppo che chiede il rilascio dell’ex leader della sinistra.

Nel 2002, è stato eletto presidente del Brasile con un record di 50 milioni di voti. È stato rieletto nel 2006, vincendo, nel secondo turno, il candidato del Partito socialdemocratico (PSDB), Geraldo Alckmin.

Durante la sua presidenza, l’amministrazione di Lula ha seguito la politica economica del suo predecessore, guidando così il paese verso lo sviluppo economico. Lula ha anche sorpreso gli osservatori politici essendo in grado di mantenere alti voti di approvazione e popolarità, ignaro delle accuse di corruzione che hanno colpito i suoi più stretti collaboratori nel suo primo mandato.

Odiato e discriminato, da sempre, perché emblema della sconfitta della democrazia, perché ha il volto dei lavoratori e rappresenta la storia di coloro che hanno sempre combattuto per una nobile causa: la lotta contro la fame e la miseria. Per queste e altre ragioni, non sorprende la sua “eterna” condanna. Pronunciare il suo nome è sempre una sfida per coloro che lo difendono, e anche per coloro che lo giudicano.

Tuttavia, credere nella giustizia a proposito del suo arresto è semplicemente come credere che la corruzione in Brasile è stata vinta. Non è possibile in questo paese, dove i magistrati agiscono come gangster, per promuoversi in politica.

L’ex presidente brasiliano, qualche giorno fa, ha concesso un’intervista esclusiva a FRANCE 24 dal quartier generale della polizia federale a Curitiba. Lula, che ha già scontato un anno e mezzo di reclusione per corruzione, ha dichiarato di voler «dimostrare che i bugiardi sono quelli che mi hanno accusato». «Non voglio una pena più leggera, voglio la mia innocenza», ha detto l’ex leader di 74 anni al giornalista della testata francese.

Per quanto riguarda le questioni ambientali, Lula ha affermato di ritenere che il suo governo «potrebbe avere avuto le più grandi politiche di conservazione ambientale che il Brasile abbia mai avuto». Alla domanda sull’attuale presidente, Jair Bolsonaro, Lula ha risposto: «A Bolsonaro non piacciono gli indigeni, non gli piacciono i tappi di gomma, non gli piacciono gli alberi, non gli piace il Partito dei Lavoratori, non piacciono i poveri, non piacciono i sindacalisti».

La persistente ossessione della sinistra per l’ex presidente di 74 anni, intanto, sta iniziando a farsi sentire. La sua presenza, anche se dalla cella di una prigione, impedisce l’emergere di un valido candidato di sinistra per sfidare il leader di estrema destra Jair Bolsonaro, affermano gli esperti. In un momento di estrema retorica e politica di uomini forti, l’opposizione brasiliana sembra impotente.

Quindi, alla domanda su una possibile candidatura per le prossime elezioni presidenziali brasiliane, l’ex presidente è stato machiavellico: «Non dirò che sarò un candidato e non dirò che non lo sarò. Lascerò che il tempo passi per vedere cosa succede». Alla fine, quasi confidandosi con il reporter che lo intervistava, Lula ha detto: «Sono un uomo di 74 anni che sente di avere l’energia di un trentenne e voglio sposarmi quando uscirò» (con la sociologa Rosângela da Silva, sua attuale compagna, ndr).

Màrcio Enrique su neifatti.it aveva riportato la risposta di Lula allo scrittore Paulo Coelho, che gli aveva inviato un messaggio di solidarietà: «Non accetterò favori da chi ha lasciato il paese in balìa della menzogna – ha ribadito l’ex presidente -. La verità vincerà. È questo che toglie loro il sonno». (Traduzione di Mariangela Amerigo).

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