Pubblicato il: 29 ottobre 2019 alle 7:00 am

Cosa hanno in comune la Grecia e il Regno Unito? I cittadini greci protestano per il declino del loro paese emigrando (in Germania) e la Gran Bretagna potrebbe seguire la stessa strada. Dopo Brexit, il cui impatto economico deve essere ancora avvertito

da Londra, Ida Wells.

29 Ottobre 2019 – Si stima che circa mezzo milione di greci, per lo più giovani e istruiti (su una popolazione di poco più di 10 milioni) siano emigrati durante la crisi, in cerca di lavoro e opportunità. Una diaspora che non si è mai interrotta.

Il denaro e le prospettive di carriera non sono più la ragione principale per cui i greci qualificati scelgono di trasferirsi all’estero, ma piuttosto la sicurezza politica e morale offerta da altri paesi, suggerisce un nuovo studio.

Un team della Business School della Brunel University di Londra, insieme alla dott.ssa Joana Vassilopoulou, ha analizzato i sondaggi condotti su 150 migranti che si sono trasferiti dalla Grecia alla Germania nel 2016 per capire perché gli intervistati hanno scelto di recarsi proprio in Germania. Quello che i risultati dei sondaggi hanno portato alla luce sfida le teorie sulla migrazione preesistenti e ipotizzano che il Regno Unito potrebbe sperimentare lo stesso destino.

L’indagine ha rivelato che emigrare in Germania ha dato ai greci la possibilità di protestare contro il modo in cui i diritti sociali e umani erano stati erosi nel loro paese colpito dalla crisi, sfidando il presupposto che i migranti scegliessero di trasferirsi in un altro paese solo per accedere a un’economia con prestazioni migliori.

«Quasi la metà degli intervistati non aveva reti o contatti con la destinazione e oltre la metà ha anche indicato che le non erano le precarie condizioni economiche in Grecia il principale motivo dell’emigrazione, affermando che avrebbero lasciato la Grecia a prescindere», ha affermato la dottoressa Vassilopoulou, spiegando che «erano già impiegati in lavori qualificati in Grecia».

«In generale ha aggiunto la ricercatrice -, i partecipanti hanno dichiarato di aver valutato il modo in cui un paese si comportava nei confronti degli immigrati prima di scegliere di trasferirsi lì. Si parla di considerazione, di opportunità. Ecco perché – ha spiegato ancora Vassilopoulou – quando osserviamo i flussi migratori alla luce di Brexit, possiamo già vedere che le persone stanno scegliendo di non venire nel Regno Unito».

Dall’inizio della crisi finanziaria globale nel 2008, molti governi europei hanno implementato misure di austerità caratterizzate da tagli al welfare, riduzione della protezione del lavoro e riforme fiscali regressive. Questi spesso si aggiungono agli effetti negativi causati dalla crisi economica iniziale.

Nel caso della Grecia, questo è diventata la ragione per la quale sono emigrati molti giovani lavoratori qualificati. Più di 400.000 cittadini hanno lasciato la Grecia dal 2008 al 2016, di cui oltre un terzo diretti in Germania.

«In alcuni casi, le misure di austerità stanno minando la capacità stessa delle autorità centrali e locali di mantenere le promesse di base di uno stato sociale, assicurando al contempo la protezione fondamentale dei diritti umani per tutti», ha affermato Vassilopoulou.

«Il tipo di politica che stiamo sperimentando in questo momento nel Regno Unito e in altri paesi come gli Stati Uniti, ha conseguenze non intenzionali. La reputazione della Gran Bretagna, quella di essere premurosa, globale e aperta, è stata offuscata».

«Dobbiamo riconoscere nel declino delle istituzioni e dei diritti umani i fattori cruciali alla base dell’intenzione di un individuo di emigrare per lavoro».

La ricerca applica questo pensiero alla situazione politico-sociale nel Regno Unito per diversi settori. Come indicato nello studio, un recente sondaggio condotto su 1000 accademici britannici ha raccolto opinioni sull’impatto della Brexit sul settore dell’istruzione superiore. Un incredibile 42% di accademici del Regno Unito e il 76% di altri paesi dell’UE ha affermato che la Brexit significa che ora hanno maggiori probabilità di lasciare il Regno Unito.

«Non è possibile rendere conto dei movimenti migratori da casa verso i paesi ospitanti basati esclusivamente su fattori economici, poiché l’impatto economico dei risultati della Brexit deve ancora essere avvertito. Tuttavia, l’erosione della coesione sociale e la perdita dei diritti umani appaiono come determinanti e significativi delle intenzioni dei lavoratori qualificati di lasciare un paese, sia esso il Regno Unito o la Grecia».

Il lavoro conclude che l’emigrazione diventa una forma di emancipazione in tempi di crisi e mostra che le nostre percezioni di migranti qualificati devono cambiare se vogliamo comprendere appieno i nuovi motivi alla base dell’emigrazione dei nostri giorni.

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