Pubblicato il: 1 novembre 2019 alle 7:00 am

L’atrocità delle spose bambine, una forma di schiavitù nel XXI secolo Le bambine vittime dei matrimoni forzati sono vendute per poco, circa venti euro europei, e nel prezzo possono essere comprese anche alcune capre e maiali

di Marina Monti.

Roma, 1 Novembre 2019 – La parola “schiavitù” rievoca immagini di ceppi, catene e navi transatlantiche, immagini che sembrano appartenere al passato. Tuttavia oggi sono ridotte in schiavitù più persone rispetto a qualsiasi altro periodo storico.

Se tra il XV e il XIX secolo circa 13 milioni di persone sono state catturate e vendute come schiave, oggi, secondo l’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) dell’Onu, si stima che 40,3 milioni di persone vivano in una qualche forma di moderna schiavitù. Donne e ragazze rappresentano circa il 71 % delle vittime della moderna schiavitù, e i bambini rappresentano il 25 % degli schiavi di tutto il mondo.

A. era ancora una bambina, quando il padre, in cambio di denaro, l’ha obbligata a sposare un uomo più grande di lei. Aveva 13 anni, e l’hanno obbligata a sposare un uomo più grande di lei di 30 anni. Ha vissuto con quest’uomo per un po’ ma non andavano d’accordo per la differenza di età. Ha provato a scappare molte volte, ma ogni volta, suo padre la riportava da lui.

Come A. ce ne sono milioni, 15 per l’esattezza secondo l’organizzazione Save the Children. Sono le spose bambine, che non possono frequentare la scuola perché costrette a sposarsi troppo presto. Avviene principalmente in Bangladesh, Mozambico, Repubblica Centro Africana, Niger e Sud Sudan: qui più del 40% delle ragazze tra i 15 e i 19 anni sono sposate. Ma anche in Chad, Mali, Guinea, Burkina Faso e Madagascar.

In teoria esistono anche in questi Paesi leggi che dicono che le donne hanno gli stessi diritti degli uomini e che devono essere trattate equamente, ma questo nella pratica non succede. Molte sono vendute dal padre per pagare un debito o in cambio di una somma di denaro e qualche animale. Così le spose bambine diventano di “proprietà” dei mariti che possono rivenderle o addirittura lasciarle in eredità. Una forma di schiavitù nel XXI secolo in cui ogni diritto dell’infanzia viene negato.

Ragazzine felici fino al giorno in cui i genitori annunciano che saranno portate a casa del futuro marito, e in cuor loro preferirebbero morire piuttosto di sposare un vecchio. A volte è una zia a fare da intermediaria, una persona di cui si fidano, ma appena le bambine provano a fuggire sono proprio le parenti o le anziane del villaggio che le riprendono. E sono sempre le donne che le afferrano e le bloccano quando arriva il momento del rapporto sessuale, anzi, dello stupro.

Le bambine vittime dei matrimoni forzati sono vendute per poco, circa venti euro europei, e nel prezzo possono essere comprese anche alcune capre e maiali, a seconda del potere contrattuale dei genitori.

Nessun diritto è garantito, anzi, le famiglie, una volta avvenuta la vendita, le avvertono che in nessun caso dovranno scappare a prescindere da come sono trattate dal marito o dai suoi parenti.

Violenza sessuale a parte, percosse e maltrattamenti sono quotidiani, in ogni momento possono essere massacrate, e nessuno può dire nulla perché sono di proprietà del marito: la bimba appartiene all’uomo che l’ha comprata.

Ma la tradizione è ancora più crudele e, nel caso in cui la sposa bambina muoia prima di aver concepito un figlio, ai genitori può essere richiesta un’altra piccola per sostituirla. O addirittura ci sono casi in cui un uomo decide di prendere in sposa una bimba prima ancora che nasca.

Povertà, scarsa istruzione e tradizioni sociali e religiose sono alla base dei matrimoni infantili nei Paesi africani. Le autorità negano che questi tristi traffici avvengano, ma anche i missionari sono al corrente della situazione e cercano, dove possono, di salvare qualche bambina. Esistono anche leggi a difesa dei diritti dell’infanzia, che fissano l’età minima per sposarsi a 18 anni, limite che tuttavia – come fanno notare le ong – non viene rispettato in tutti gli Stati.

E’ una pratica diffusa perché per questi uomini è una questione di status: più spose comprate hai e più influente sei.

E intanto milioni di ragazze nel mondo crescono velocemente, affrontando continue sfide, dal sopravvivere a gravidanze precoci, al non poter andare a scuola, a non avere il diritto di scelta sul proprio corpo, al non poter scegliere chi sposare e quando.

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