Pubblicato il: 4 novembre 2019 alle 7:00 am

Emigranti: l’impoverimento del sud In 10 anni, il 70% dal meridione al Nord. Nel 2018 più di 128mila sono espatriati. Ministro Provenzano: «Entro fine anno pronto il Piano per il Sud»

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 4 Novembre 2019 – «Venite da lontano?». «Da Napoli». «Emigrante?». Quante volte avete visto e rivisto il film che sancì il grande successo sul grande schermo di Massimo Troisi? «Emigrante?» «No». L’attore napoletano cassava quel luogo comune che aveva, tuttavia, segnato decenni di storia del meridione e della sua gente, costretta a emigrare al nord o all’estero in cerca di opportunità, lavoro, migliori condizioni di vita e sociali.

Emigrante? Si. Purtroppo. Perché la realtà è diversa da quel capolavoro che era “Ricomincio da tre”. Una realtà fatta di numeri biblici, quelli degli italiani in fuga verso altri paesi e quelli degli italiani del sud in fuga verso le regioni del nord e le città industrializzate.

Un tema che non ha mai smesso di entrare a far parte delle statistiche del paese, stimolando dibattiti (spesso inutili) sulla necessità di individuare gli strumenti per fermare o quanto meno interrompere l’esodo.

Un tema attualissimo, in un Paese non solo meta di migrazioni e dove ancora si sperimenta un drammatico impoverimento del Meridione, con fenomeni importanti di mobilità dal Sud verso il Nord dell’Italia stessa.

Secondo la IVX edizione del Rapporto sugli Italiani all’estero della Fondazione Migrantes, presentata solo qualche giorno fa, i cittadini italiani espatriati, (sulla base di una rielaborazione dei dati dell’Aire e dell’Istat), sono stati oltre 128mila nel 2018 con una differenza rispetto all’anno precedente di 400 unità. Più precisamente, da gennaio a dicembre 2018, al registro dell’anagrafe degli italiani all’estero, si sono iscritti 242.353 italiani di cui il 53,1% per espatrio, il 35,9% per nascita, il 6,8% per re-iscrizione da irreperibilità, il 3,3% per acquisizione di cittadinanza e lo 0,9% circa per trasferimento dall’Aire di altro comune. Si conferma la prevalenza degli uomini (oltre 71mila, il 55,2%) sulle donne (oltre 57 mila, il 44,8%), una differenza che nell’ultimo anno si è leggermente accentuata. Si tratta soprattutto di celibi e nubili (64,0%) e, a distanza, di coniugati/e (30,3%).

Molti fenomeni si comprendono meglio osservando il lungo periodo

Negli ultimi 13 anni, dal 2006 al 2019, il numero di chi se ne va dall’Italia è aumentato del 70,2 per cento e gli iscritti all’Aire, sono passati da poco più di 3,1 milioni agli attuali 5.288.281 e quasi la metà (48,9 per cento) è partito dal Sud.

Proprio sul Meridione il Rapporto accende un faro in più segnalando “l’inesauribile impoverimento” del Sud: “Se negli anni successivi al Secondo dopoguerra – spiega il dossier – i flussi migratori verso le regioni centrosettentrionali erano prevalentemente costituiti da manodopera proveniente dalle aree rurali del Mezzogiorno, nell’ultimo decennio mediamente il 70% delle migrazioni dalle regioni meridionali e insulari verso il Centro-Nord è stato caratterizzato da un livello di istruzione medio-alto”.

Una fotografia, con tutti i suoi aspetti problematici, di cui appare consapevole il ministro per il Sud e la coesione territoriale Giuseppe Provenzano che ha parlato di necessario risanamento della “frattura” tra Nord e Sud. Il precedente «governo – ha spiegato – ha parlato ossessivamente con toni inaccettabili per troppi mesi e troppi anni di una presunta invasione. Mettiamo a fuoco la vera questione sociale e demografica che nel nostro paese torna a essere l’emigrazione soprattutto dei giovani, dal Sud verso il Centro nord e dall’Italia verso il resto d’Europa e del mondo». Quindi, per quanto riguarda il Piano per il Sud, ha assicurato: «Nella legge di bilancio abbiamo già anticipato alcune misure che servono in particolare alle imprese e all’industria ma il Piano per il Sud accompagnerà la legge di bilancio e sarà pronto entro fine anno e si avvierà la possibilità non solo di programmare nuovi investimenti ma soprattutto di realizzarli».

Per quanto riguarda le motivazioni, secondo il Rapporto le storie di chi emigra sono spesso caratterizzate da progetti non ben definiti, con situazioni che mutano a velocità impensabili per i motivi più disparati: la nascita di un figlio, il sopraggiungere di un problema di salute, una promozione di carriera, una opportunità lavorativa. “Non vale più la strategia del ‘per sempre'”, la mobilità può avere differenti ragioni, spiega sempre il dossier, ma dovrebbe essere più “circolare”.

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