Pubblicato il: 6 novembre 2019 alle 8:00 am

Trent’anni dalla caduta del muro di Berlino 9 novembre 1989: uno dei momenti più importanti della storia del Novecento. La storia del muro che divise la città in due parti per ben 28 anni, separando anche familiari e amici

da Berlino, Fritz M. Gerlich.

6 Novembre 2019 – Die Mauer, il celebre muro che divideva un tempo Berlino è ancora lontano dall’essere dimenticato, e persino oggi i tedeschi non ne parlano volentieri.

Ciò che i berlinesi ricordano con stupore è la caduta: una pacifica invasione di “stranieri”, diversi, più amichevoli, con un altro stile, un altro accento e un altro dialetto. Dopo, secondo loro, la vita è cambiata a Berlino, la città stessa è cambiata, più grande, più bella, più unita.

Nel 1989 Berlino ovest era una città movimentata, e c’era una grande richiesta di lavoratori. Chi c’è stato prima della caduta ricorda come una stranezza vivere in una città in cui si poteva viaggiare per soli venti minuti e poi era la fine, non si poteva più andare avanti. Era come essere rinchiuso, un po’ dava un senso di claustrofobia. E la politica dell’est era vista come severa e aggressiva.

Per 30 anni il muro era stato semplicemente lì e tutti avevano sempre pensato che ci sarebbe rimasto per sempre.

Quel 9 novembre invece passavano di qua i tedeschi dell’est, e sembravano alieni, perché nessuno ne aveva mai visto uno nella Germania dell’ovest. Si potevano riconoscere immediatamente dal modo in cui erano vestiti, dal taglio di capelli, dal modo di parlare, e dall’euforia che avevano. Per loro era la più grande festa mai avvenuta. Erano completamente storditi dal benessere dell’ovest: qui chiunque aveva un televisore, o qualsiasi genere di elettrodomestico che loro non si erano mai potuti permettere.

Dopo la caduta del Muro tantissimi tedeschi dell’ovest andarono ad est, anche solo per dare un’occhiata, ed era come entrare in un’altra dimensione, perché le case era diverse, le Trabant erano ovunque, ed erano così primitive agli occhi di un occidentale. Nessuno a Berlino ovest avrebbe mai guidato una macchina del genere.

Ma perché fu costruito?

Già nel 1945, appena finita la seconda guerra mondiale, scoppiò la Guerra Fredda tra Unione Sovietica e Stati Uniti, e la Germania fu il territorio di questa guerra che si sarebbe trascinata in forme più o meno aspre fino agli anni ottanta.

La Germania era occupata dai vincitori della guerra e divisa in quattro zone. L’Unione Sovietica cominciò immediatamente a ricostruire la “sua” parte della Germania secondo i propri piani. Durante la guerra aveva pagato il prezzo più alto in vite umane e risorse economiche e ora chiese un risarcimento altissimo alla Germania: intere fabbriche, tra cui quelle più importanti, furono portate in Russia, ingenti quantità di materie prime furono pretese per anni come pagamento dei danni della guerra.

Anche Berlino era stata divisa in quattro zone: sovietica, statunitense, francese e inglese. I pessimi rapporti fra comunisti e alleati crebbero sempre di più, fino ad arrivare al punto in cui si crearono due monete, due ideologie differenti e, persino, due paesi separati fra di loro.

Berlino rimase divisa e si crearono 81 punti di passaggio fra le due zone della città.

La differenza di reddito tra le due zone della città provocò da subito un esodo verso ovest: nel 1961, quasi 3 milioni di persone avevano abbandonato la Germania Orientale, per addentrarsi nel Capitalismo, così nella notte del 12 agosto 1961 si decise d’innalzare un muro provvisorio, chiudendo ben 69 punti di controllo, per lasciarne aperti soltanto 12. Il giorno seguente, s’installò un filo spinato provvisorio di 155 chilometri, che separava le due zone di Berlino. I mezzi di traporto furono bloccati e nessuno poteva attraversare la parte opposta.

Nei giorni seguenti, iniziò la costruzione di un muro in mattoni e molte persone, le cui case erano ubicate lungo il confine, furono sfrattate.

I berlinesi ricordano che già prima della costruzione del muro alcune entrate della metropolitana erano state chiuse, qualcuno iniziava a parlare di una possibile chiusura del confine. La chiusura delle metro era il segno di un qualche cambiamento.

La costruzione del Muro fu un vero atto militare. Da entrambi i lati del cantiere c’erano i soldati e in mezzo gli operai. Davanti agli occhi esterrefatti degli abitanti di tutt’e due le parti stava nascendo un muro insuperabile che avrebbe attraversato tutta la città, che avrebbe diviso le famiglie in due e tagliato la strada tra casa e posto di lavoro, scuola e università. Non solo a Berlino ma in tutta la Germania il confine tra est ed ovest diventò una trappola mortale. I soldati della DDR ricevettero l’ordine di sparare su tutti quelli che cercavano di attraversare la zona di confine. Se qualcuno avesse sparato sarebbe stato l’inizio di un nuovo conflitto.

Il Muro si trasformò presto in una parete di cemento, alta circa 4 metri, con all’interno cavi di ferro, per renderlo più resistente. Nella parte superiore s’installò una superficie semisferica, per evitare che la gente potesse afferrarsi su tale estremità del muro.

Poi c’era la “striscia della morte”, composta da un fossato, da un filo spinato, da una strada, pattugliata costantemente da mezzi militari, da allarmi, da armi automatiche, da torri di vigilanza e da pattuglie accompagnate da cani, notte e giorno. Cercare di scappare era come giocare alla roulette russa.

Malgrado ciò, in molti cercarono di scappare: tra il 1961 e il 1989, più di 5.000 persone cercarono di scavalcare il muro e più di 3.000 furono detenute, circa 100 persone morirono nel tentativo – l’ultima il 5 febbraio 1989.

Ufficialmente la caduta del muro fu motivata dall’apertura della frontiera fra Austria e Ungheria, nel maggio del 1989, dato che i tedeschi viaggiavano ogni giorno di più in Ungheria, per chiedere asilo nelle differenti ambasciate della Repubblica Federale Tedesca, ma decisivo per gli eventi fu la decisione di Gorbaciov, un leader con un’altra visione del mondo, di lasciare libertà agli altri paesi del Patto di Varsavia promettendo di non intromettersi più nei loro affari interni.

Il 9 novembre 1989 il governo della Repubblica Democratica Tedesca annullò il divieto di raggiungere la zona ovest della città: il giorno stesso migliaia di persone passarono dall’altro lato, e nessuno li fermò. Il giorno seguente, si aprirono le prime brecce nel muro e iniziò la sua distruzione.

Oggi i resti del Muro si trovano nella zona conosciuta come East Side Gallery: 1,3 chilometri di muro, decorato con impressionanti graffiti, che illustrano la sua storia.

Per le nuove generazioni il Muro non significa nulla, hanno perfino dimenticato come si viveva di là. Per i più anziani invece, quello che è cambiato è che ora possono camminare e proseguire dritti, quando fino a 30 anni fa qui c’era una terribile barriera tra fratelli.

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