Pubblicato il: 7 novembre 2019 alle 7:00 am

Il King è ri-tornato Persona, il sesto album del King dell’Rap è stato pubblicato, monopolizzando l’attenzione della scena rap

di Domenico Izzo.

Roma, 7 Novembre 2019 – La frase “il talento non ha bisogno di adattarsi alla tendenza, la crea”, calza a pennello al rapper milanese Marracash, al secolo Fabio Bartolo Rizzo.

“Persona”, nuovo album del “King del Rap”, era sicuramente uno dei dischi più attesi dai cultori del rap italiano, anzi, senza troppi giri di parole, era l’album più atteso del 2019 da tutti gli amanti del rap in Italia.

A 3 anni dall’ultimo album in studio (Santeria, del 2016, album da subito cult, pensato e prodotto a 4 mani con un altro pilastro del rap, Guè Pequeño), i fan del rapper di origini sicule dai tratti marocchini, erano sicuri che l’attesa non li avrebbe delusi, ed avevano ragione. In un’intervista, il rapper, parlando della tendenza di “uscire” ogni anno con un album, ogni tot con un singolo, aveva definito questa tendenza come una patologica paura dello sparire, volendo esserci anche con contenuti poco ragionati.

Quest’album, dal titolo “Persona”, figlio di un lungo lavoro introspettivo, mostra sin dal titolo la profondità del ragionamento che l’ha partorito: l’album ha una struttura molto particolare, una divisione in 15 tracce, ognuna delle quali ha come argomento cardine un tassello del corpo umano (denti, scheletro, cervello, sangue, fegato, polmoni, pelle, ego, muscoli, genitali, nervi, cuore, anima, occhi e stomaco).

Ragionati sono anche i featuring (Guè Pequeño, Coez, Massimo Pericolo, thaSupreme, Sfera Ebbasta, Madame, Cosmo, Luchè e MAhmood), pensati ad hoc per l’argomento trattato.

TRACKLIST:

BODY PARTS-I denti

QUALCOSA IN CUI CREDERE/Lo scheletro ft. Guè Pequeño

QUELLI CHE PENSANO/Il cervello ft. Coez

APPARTENGO/Il sangue ft. Massimo Pericolo

POCO DI BUONO/Il fegato

BRAVI A CADERE/I polmoni

NON SONO MARRA/La pelle ft. Mahmood

SUPREME/L’ego ft. thaSupreme, Sfera Ebbasta

SPORT/I muscoli ft. Luchè

DA BUTTARE/I genitali (per parafrasare il titolo originale “il c****”)

CRUDELIA/I nervi

G.O.A.T./Il cuore

MADAME/L’anima ft. Madame

TUTTO QUESTO NIENTE/Gli occhi

GRETA THUNBERG/Lo stomaco ft. Cosmo

Sin dall’intro, in classico stile Marracash, l’album si sviluppa con una riflessione ascendente dal pessimismo e dalla rabbia fino alla positività del “c’è ancora una possibilità” dell’outro ‘GRETA THUNBERG’, andando a trattare oltre ai classici argomenti del rap, quali voglia di emergere e di farcela e l’avversione nei confronti di uno Stato che spesso sembra essere disinteressato alle sorti dei ‘comuni’, ai quali spesso resta come “massima ambizione quella di passare dalla parte di chi ruba” per sopravvivere, vengono trattati temi come il senso di appartenenza, l’impossibilità di essere capiti appieno, il rinnegare il proprio “sangue” e le origini, ma è possibile trovare una vena di satira politica e sociale, come ad esempio la critica alla politica di Salvini (“il sonno della ragione vota Lega”), o la critica al al finto buonismo di chi parla di ambientalismo, di chi si sente parte di qualcosa solo quando va di moda, il “je suis” seguito da ciò che più fa tendenza e ti fa apparire come una persona socialmente impegnata, oltre che il racconto degli ultimi anni, della sua tendenza al rinchiudersi nella sindrome “post-parto” di un disco e della bipolarità tra la maschera e la persona.

Particolarmente interessante è la tematica sviluppata nella canzone con Massimo Pericolo: il sangue, le origini umili, il rinnegare le proprie origini, che ha poi approfondito in un’intervista rilasciata a Noisey, in cui parla proprio dei problemi dell’ ”immigrazione” dal Sud, dell’integrazione, della sua meraviglia nel constatare di come questa xenofobia, che già era stata fallimentare nel Ventennio e sembrava essere stata demonizzata, sia poi tornata alla ribalta come se la storia fosse stata cancellata, ma anche dell’arrivo nel quartiere popolare della “Barona”, a Milano, la “zona 6” e delle amicizie che il disagio condiviso aveva creato, ma soprattutto delle sorti di chi poi è rimasto legato a quel disagio.

Nel complesso la radice dell’album nasce dal suo lungo elucubrare di sé stesso, del suo ruolo nella scena, fino a definirsi, un Rhonin, che senza ormai uno Shogun (metafora di quella estrema e fastidiosa veridicità e onestà, ormai venuta meno nel Rap degli ultimi uno o due anni), non sa più a disposizione di chi mettere i propri talenti, e della sua voglia di cambiare la situazione, sfidando la scena ad un’evoluzione dovuta, dopo aver affrontato questa forte involuzione.

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