Pubblicato il: 12 novembre 2019 alle 8:00 am

Asia meridionale: 620 milioni di bambini respirano aria inquinata Appello Unicef: a Delhi livelli di inquinamento al di sopra dell'intervallo che i sensori possono misurare

di Danilo Gervaso.

Roma, 12 Novembre 2019 – Gurugram, uno dei poli industriali dell’India, detiene il primato di città con l’aria peggiore del mondo. L’India detiene 15 dei primi 20 posti in quella categoria, secondo il rapporto di Greenpeace e IQAir AirVisual, una società di software che tiene traccia dei dati sulla qualità dell’aria.

La città pakistana di Lahore e Dhaka, la capitale del Bangladesh, hanno anche conquistato la top 20, rendendo l’Asia meridionale una regione particolarmente tossica.

Secondo un articolo pubblicato dal New York Times che fa riferimento a quel rapporto, a livello nazionale, in proporzione alla popolazione, il Bangladesh emerge in media come il paese più inquinato, seguito da vicino da Pakistan e India.

I dettagli del dossier, che ha esaminato i dati di oltre 3.000 città in tutto il mondo, offrono ulteriori cattive notizie per quest’area del pianeta, dove i livelli medi delle particelle minuscole e pericolose conosciute come PM 2.5 (che possono penetrare in profondità nei polmoni ed entrare nel flusso sanguigno) sono rimasti sostanzialmente invariati dal 2017 al 2018 in molte città indiane.

“In Asia Meridionale, dove sono appena stata in missione, ho visto i bambini continuare a soffrire per le terribili conseguenze dell’inquinamento. La qualità dell’aria era a un livello critico. Potevi sentire l’odore dello smog anche portando una mascherina per filtrare l’aria. Da ogni quartiere, potevi vedere l’inquinamento oscurare edifici, alberi, le persone. Le scuole e gli uffici erano chiusi o chiudevano prima. Con l’arrivo dell’inverno la situazione probabilmente peggiorerà”. Questa la testimonianza di Henrietta Fore, direttore generale UNICEF, che rivolge un appello alla comunità internazionale per la tutela dei bambini nella regione.

Il 92% della popolazione asiatica e del Pacifico – circa 4 miliardi di persone – è esposta a livelli di inquinamento atmosferico che comportano un rischio significativo per la salute, rivela Climate & Clean Air Coalition (un partenariato volontario di governi, organizzazioni intergovernative, imprese, istituzioni scientifiche e organizzazioni della società civile impegnate a migliorare la qualità dell’aria e proteggere il clima attraverso azioni per ridurre gli inquinanti climatici) secondo cui 2,3 miliardi di persone nella regione sono esposte a livelli di inquinamento atmosferico più volte oltre i livelli dell’OMS per l’aria sicura.

“Circa 620 milioni di bambini nella regione respirano aria inquinata”, denuncia Fore. “I bambini hanno polmoni più piccoli, respirano a una velocità doppia rispetto agli adulti e un sistema immunitario che si sviluppa crescendo, per questo sono quelli che subiscono maggiormente gli effetti nocivi a livello sanitario e neurologico dell’inquinamento”.

“L’inquinamento”, incalza Fore, “è associato a uno dei più grandi killer dei bambini: la polmonite, che è collegata ad asma, bronchite e altre malattie respiratorie. L’inquinamento danneggia il tessuto cerebrale e minaccia lo sviluppo cognitivo dei bambini, con conseguenze per tutta la vita sull’apprendimento e il loro potenziale futuro. Secondo alcuni dati, gli adolescenti esposti a livelli più alti di inquinamento hanno maggiori probabilità di soffrire di disturbi mentali”.

“Lo smog non è solo nocivo per lo sviluppo cerebrale e la salute di un bambino, ma anche per la società e nessun governo dovrebbe permettersi di ignorare questa problematica”, il monito del direttore generale UNICEF. “Gli effetti si estendono a catena in lungo e in largo. Quando un bambino è malato, spesso non va a scuola. In casi estremi, quando l’aria è molto inquinata, le scuole chiudono, come è accaduto a Delhi questa settimana. I livelli di inquinamento erano letteralmente al di sopra dell’intervallo che i sensori potevano misurare, molto al di sopra di quello che può essere ragionevolmente considerato sicuro per i bambini e che chiaramente rappresentavano gravi rischi per la loro salute e il loro sviluppo”.

Senza contare che “le spese sanitarie possono aumentare se i bambini hanno bisogno di cure. I genitori potrebbero aver bisogno di rimanere a casa per prendersi cura dei propri figli. Il reddito potenziale va così a perdersi e la qualità della vita si riduce. Gli effetti dell’inquinamento sui bambini si possono sentire anche in età adulta”.

Per tutte queste ragioni “l’UNICEF chiede di intraprendere azioni urgenti per rispondere a questa crisi della qualità dell’aria. I Governi nella regione e nel mondo dovrebbero intraprendere azioni urgenti per ridurre l’inquinamento investendo in fonti di energia più pulite e rinnovabili per rimpiazzare il combustibile fossile; fornire accesso a prezzi contenuti a trasporti pubblici meno inquinanti; aumentare gli spazi verdi nelle aree urbane; cambiare le pratiche agricole e fornire migliori opzioni per lo smaltimento dei rifiuti per prevenire che vengano bruciate all’aperto sostanze chimiche nocive”.

“I bambini hanno diritto a vivere in un ambiente pulito e a respirare aria pulita – conclude Henrietta Fore -. Dobbiamo agire adesso”.

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