Pubblicato il: 24 novembre 2019 alle 7:00 am

Questione meridionale ancora aperta: quante responsabilità ha il Sud? La forzata unità d’Italia grava ancora sulle vicende del Mezzogiorno, ma occorre interrogarsi sulle colpe della classe dirigente locale per il mancato sviluppo di questi territori

di Giosuè Battaglia.

Roma, 24 Novembre 2019 – La Questione Meridionale, ancora tutt’oggi, persevera nel suo cammino, e ancora persevererà chissà per quanto tempo ancora. Prima dell’unità d’Italia era netto il divario esistente fra i territori del nord Italia e quelli del sud, sia del punto di vista sociale, che da quello economico. Senza entrare troppo nel merito della forzata unità, voluta da una certa classe politica, spinta da un piano di conquista, appare subito che il divario ha preso consistenza e lo si può tastare in ogni avvenimento attuale. Da allora il Meridione è stato abbandonato a sé stesso, senza aver mai tentato di tirarlo verso il potenziamento economico esistente al nord dove erano impiantati siti industriali in grado di favorire lavoro e un certo piano sociale adeguato. Forse gli unionisti avevano guardato anche alla necessità di cooptare una certa manovalanza necessaria al fabbisogno economico, come era successo prima della costituzione degli Stati Uniti d’America, dove si favorì la necessità di avere braccia a disposizioni per le attività del nord.

Questa tesi è suffragata dalla situazione attuale, nella quale ancora oggi giovani vanno nelle regioni del nord per trovare lavoro. L’avanguardia del nord è dimostrata anche dal fatto che tanti ammalati che ogni giorno si trasferiscono per ottenere assistenza sanitaria in presidi ospedalieri che offrono strutture più rispondenti ai fabbisogni e più adeguate alle esigenze. Ma la colpa di tutto ciò, è da imputarsi al sud, ai comportamenti e al modo di porsi, a partire dal cittadino comune e fino ad arrivare ad una classe dirigente formatasi negli anni su certi intendimenti sociali che non guardano ad un futuro programmato. Colpa forse del tanto dominio patito? Certo che al sud ci sono state diverse dominazioni straniere, che hanno lasciato impronte che si sono radicate nel tessuto sociale, lasciando diversi usi e costumi appartenenti a popoli provenienti da diverse zone affaccianti sul Mediterraneo.

Dal miscuglio dei diversi portamenti di questi popoli stranieri, è nato un certo modo di atteggiarsi e di comportarsi, che ha lasciato le genti del sud relegati in una mentalità statica e stantia rispetto al nord più intraprendente e attento all’evolversi della modernità, Certo che la propensione alla modernità e allo sviluppo, è stata favorita dalla posizione geografica del nord che ha guardato alle innovazioni dei paesi dell’Europa e quindi un contatto più diretto col mondo della tecnologia, come per altro, uno sviluppo che ha interessato tutti i paesi del nord del mondo.

Purtroppo al sud si è radicata quella mentalità “sedentaria”, generata da un certo “arrangiarsi” tipico di chi lotta per un’occupazione inesistente e che difficilmente si riesce a conquistare per diversi motivi. Eppure le nuove generazioni sono diventate nomadi, facendo registrare una migrazione sempre più crescente verso paesi nordici. E ancora una volta, però, si deve assistere ad una emigrazione senza una giusta programmazione del proprio status sociale, che dovrebbe spingere ad uno sviluppo nella propria terra, organizzandosi ad una vita più rispondente alle esigenze, perché al sud vi sono risorse che fanno invidia nel mondo.

Tutti si dovrebbero abituare a sfruttare le risorse, a cominciare dalla mentalità e superare quella Questione Meridionale ancora presente e che purtroppo si perpetrerà con le future generazioni meridionali. In primis bisogna abbattere il problema imputabile ad una “cattiva” dirigenza.

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