Pubblicato il: 27 novembre 2019 alle 7:00 am

(Fanta)centrocampo al potere Dalle certezze alle new entry, dalla serie di Dragon Ball a quella di Holly e Benji, passando per l’intramontabile film “La carica dei 101”: un panorama del nuovo centrocampo azzurro attraverso una vision fantastica

di Andrea D’Orta.

Roma, 27 Novembre 2019 – Partiamo da un presupposto: Mancini sta a Verratti come il Supremo sta a Son Goku. L’attuale ct azzurro è stato l’unico ad aver inquadrato le caratteristiche tecniche dell’ex Pescara, affidandogli fedelmente un copione e portandolo al top. Il secondo – governatore della “stanza dello spirito e del tempo” – è colui che permise al celeberrimo paladino della giustizia di sviluppare un’aura mai avuta prima.

Gli sporadici sprazzi di classe, per l’abruzzese, sono ormai mutati in continuità. Dopo tanta sfortuna e diversi infortuni, è giunta l’ora di raccogliere le redini del centrocampo, così come il supereroe – ideato dal nipponico Akira Toriyama – aveva nelle proprie mani il destino degli umani. La nuova missione sarà quella di trascinare i compagni in maglia azzurra. I parigini, del resto, ci sono abituati da un po’.

Jorginho in stile Vegeta. Da una parta il miglior play (italiano) in circolazione, dall’altra il secondo guerriero più forte di “Dragon Ball”, con una personalità autorevole in comune. Spesso ruvido nelle interviste (Tardelli docet), il metronomo del Chelsea incarna perfettamente lo spirito del protagonista di questa serie animata. Quest’ultimo, in fin dei conti, si rivelerà più spontaneo di quello che la sua corazza potesse lasciar presagire.

Una protezione non solo fisica – gran parte dei personaggi della saga ne possedevano una, sopra la tuta da combattimento – ma anche relazionale. Più unici che rari, negli episodi dell’anime giapponese, i sorrisi accennati a Bulma, sua moglie, o nei confronti di “Kakarot”, suo primo rivale ed amico di sempre. Anche Jorginho cela sensibilità e delicatezza, direttamente proporzionali al suo tocco di sfera, come l’accigliato Sayan.

Gemelli di Holly Benji, versiona moderna

Riflettori puntati, adesso, sulla coppia di gemelli  interista e soprattutto azzurra del reparto nevralgico del rettangolo verde: Barella e Sensi. Il primo (classe ’97) sin dall’inizio del nuovo ciclo  manciniano si è imposto come pedina inamovibile nel centrocampo a tre; il secondo (classe ’95) è esploso più tardi e per merito del lavoro inaugurato da De Zerbi al Sassuolo, e concluso definitivamente da Conte all’Inter. Prima dell’infortunio muscolare, però, l’ex Cesena stava entrando con insistenza nelle grazie del ct marchigiano.

Due centrocampisti completi, “totali” secondo la maestra scuola olandese. Intelligenti nel divedersi le mansioni tattiche proprio come i terribili “gemelli Derrick”: certo, non ripeteranno “il tiro incrociato” o “la catapulta infernale”, in compenso sono i primi portatori del pressing e preziosi distributori di gioco, quando il regista (Jorginho) viene marcato a uomo. Fondamentali anche in fase difensiva, con annessi tackles – a volte legali, altre meno – per sradicare la sfera agli avversari. Ogni riferimento alla mezzala sarda è puramente voluto. Ma, ben presto, “imparerà ad essere meno irruento in certe situazioni” (Conte dixit).

La carica dei 101: Talenti alla riscossa

Alle gemme del nostro centrocampo sopracitate, si uniscono altri giovani rampanti: Tonali e Zaniolo. Crudelia, antagonista del noto film americano, è rappresentata in tal caso dai paragoni con Pirlo e Totti ad opera degli amanti di clickbait  e titoloni in bella vista. Per fortuna che i due ragazzi sono più maturi della loro tenera carta d’identità. Il millennial del Brescia, ad esempio, disse di ispirarsi e sentirsi un mediano alla Gattuso, smontando così il parallelismo con il maestro: “Io con Pirlo non c’entro nulla”.

Questo, invece, l’intervento del “tuttocampista” della Roma, post prima doppietta in nazionale: “Le critiche ricevute? Le avrò meritate, l’importante è smentirle con i fatti; devo rimanere concentrato e fare sempre di più”. Chapeau. E mille grazie a Don Fabio (Capello) per averlo spronato.

Tranquilli, non ci siamo dimenticati di Pellegrini e Castrovilli. Lontano dai riflettori per un infortunio che lo ha tenuto ai box fino a domenica scorsa, il romanista fu decisivo con un bel goal sul campo dell’Armenia, match insidioso a differenza della gara di ritorno.

Il ’97 della fiorentina, sorpresa di quest’inizio campionato, si è regalato l’ esordio assoluto con l’Italia nella trasferta bosniaca. Tanta concorrenza per lui, ma i motivi per essere ottimisti non mancano. Basti riflettere sull’ascesa avvenuta così celermente (appena sette mesi fa militava in B). La sua umiltà è fuori discussione, lo è un po’ meno il suo cognome nei ventitré convocati di giugno. In lizza con i due romanisti succitati, per il momento nettamente favoriti. Fino all’ ultimo proverà a “rubargli” il posto, utilizzando (magari) la stessa tenacia di Gaspare e Orazio nel tentativo di rapire i cuccioli di dalmata.

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