Pubblicato il: 28 novembre 2019 alle 7:10 am

Love is all Dai The Chemical Brothers a Liliana Segre è un battito, di cuore

di Michela Pintaldi.

Milano, 28 Novembre 2019 – Tolleranza e contaminazione. Due termini che da giorni bussano prepotentemente sulla porta della mia coscienza. Come me sono quasi certa che ogni essere vivente ne abbia una. Ammesso che ognuno può permettersi di erigere edifici di materiali commisurati alle proprie ricchezze, quindi fortificare, blindare, abbellire con giochi di ricercata architettura, qui non si parla di case, ville, edifici. L’essere umano è fatto di materia e di anima, pertanto la coscienza di un uomo dovrebbe essere si protetta, salda, incorruttibile, ma soprattutto sana, giusta, onesta. E se queste sono caratteristiche da tenere protette, lo schermo da apporre non è certo un blindato come porta. Quando capita che l’intolleranza dilaga, la nostra coscienza dovrebbe portarci a rivolgere lo sguardo li dove più spesso si gira la faccia perché non riguarda noi, è li che nascono vergognose ingiustizie. Mi piace immaginare, a tal proposito, un intervento di un sognatore bizzarro ma impavido, creato dalla fantasia di uno scrittore: Don Chisciotte. Lui avrebbe intrapreso già da un po’ una delle sue memorabili battaglie. Si perché se si è soli sono guerre contro mulini al vento.

Ho provato a guardare intorno a me, a guardare dove più spesso si gira lo sguardo. Quello che vedo non è accettabile: intolleranza dilagante. Il dato più inaccettabile è la legittimazione che poteri forti, con i loro esempi, danno al fortificarsi del menefreghismo, generando un aumento dell’odio. Mi sono svegliata con una riflessione che mi urlava forte all’orecchio, con la stessa violenza di chi non compie più gesti di umanità, la domanda era: “Ma come siamo arrivati a questo? Ma tutto quest’odio da dove arriva?”

Potrei fare un elenco di episodi che giustificano i miei interrogativi, ma oggi chi maggiormente attrae la mia attenzione è Liliana Segre. Gli haters. Ci sarebbe da farne uno studio psichiatrico degli haters, soprattutto bisognerebbe invitarli ad uscire dalla schermatura dei social, spingendoli a confrontarsi dal vivo con una donna che ha sicuramente molto, tanto da raccontare, da insegnarci come: dignità, forza, coraggio, umanità. Ma mi rendo conto che oggi i miti da prendere in considerazione sono molto lontani da una donna di 90 anni, che nonostante tutta la violenza che ha subito, nonostante la stanchezza, le umiliazioni subite, continua ad indossare il suo sorriso, facendo di se stessa un manifesto di forza. Nonostante il passato, ancora oggi si ripete l’affronto.

Mi sono rivolta alla coscienza di ognuno, pensavo che una commissione contro l’odio come principio dovesse essere accettata da chiunque

Sono queste le parole usate, qualche settimana fa, da Liliana Segre per rappresentare il suo sgomento per la reazione di una parte della classe politica. Una classe politica che con le sue azioni, innesca reazioni come quelle degli haters e che moltiplica gesti spropositati di intolleranza. E’ sorprendente quanti ancora oggi, umanamente, non portino rispetto a persone vittime di gravi ingiustizie. Al di la della questione politica, militare, di governo, che non intendo analizzare, io suggerisco di immaginare due persone, l’una di fronte all’altra vestiti solo della loro umanità e mi chiedo, come uno possa  usare prepotenza, sopraffazione, violenza su un proprio simile, qualunque sia il suo colore, razza, etnia, sesso, religione o diversità. Si tratta di scegliere la tolleranza verso il proprio simile.

Do uno sguardo ai social, ed è sempre da li che partono episodi di continua intolleranza. Persino l’odio diventa virtuale e virale. Commenti duri, cattivi, pieni di ingiustificata intolleranza, rivolti anche semplicemente a chi esce fuori dal gruppo, dalla massa. E allora cosa siamo? E’ un potere più forte di noi che ci vuole riunire in greggi “monopensieromonodirezionati”? Allora diventa vitale conoscere per poter sviluppare una coscienza libera da condizionamenti. Tutte le volte che senza conoscere situazioni, luoghi, persone, li evitiamo lasciando parlare il pregiudizio, scegliamo il gregge. E’ la conoscenza che ci rende liberi, ci permette di mescolarci con l’esperienza, lasciando che la diversità ci contamini.

E’ di appena una settimana fa una mia personale esperienza: The Chemical Brothers, concerto al Mediolanum Forum di Assago. Quando si permette alle esperienze di lasciarci contaminare, anche se sono molto diverse dalla propria natura, succede qualcosa di meravigliosamente sbalorditivo: conosci qualcosa di nuovo di te stesso. Tutto quello che non ti appartiene come esperienza, improvvisamente ti viene trasferito. E’ come se fino a quel momento avessi usato il 10% del tuo potenziale. Bisogna avere una buona dose di curiosità verso la diversità perché è nella “Mescolanza”, che si trova la soluzione. Non è l’ordine ma il caos che regna nel mondo dei liberi. Incasellare tutto e tutti è un modo per averne il controllo, per non lasciare teorizzare oltre i confini in cui si ci chiude. Il volo inizia quando si superano quei confini entro cui ognuno di noi crea la propria zona di confort. Ma superando i propri limiti è li che si dispiegano le ali.

Osservavo le immagini proiettate, ascoltavo la musica, guardavo intorno a me, la sorpresa più grande è stata notare quanta diversità nelle persone presenti, per sesso, stili, tendenze, gruppi di amici, coppie etero e gay, di età dai 20 ai 50 anni, gente esuberante e chi iper ordinario, scettici e addicted. Ho giocato ad immaginare cosa facessero nella vita fuori da lì e come, persone tanto diverse, in quel momento erano capaci di una immensa condivisione generata dalla musica. Mi sono chiesta se quella diversità avrebbe permesso la stessa condivisione anche al di fuori da li. Mi piace pensare che ciò sia realizzabile. Mi piace crederci perché il messaggio finale del concerto è stato molto incisivo e sorprendente in linea con tutto lo show.

Sullo schermo, a chiudere il concerto, in loop lampeggiava una frase : Love is all. Meditate…

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