Pubblicato il: 29 novembre 2019 alle 7:00 am

La madrepatria dell’uomo moderno Uno studio ha dimostrato che i primi antenati degli esseri umani anatomicamente moderni (Homo sapiens) sono emersi in Africa meridionale e vi hanno prosperato per 70 mila anni

di Teresa Terracciano.

Roma, 29 Novembre 2019 – Gli autori propongono che i cambiamenti climatici dell’Africa hanno innescato le prime esplorazioni umane dando inizio allo sviluppo della diversità genetica e culturale dell’uomo.

Questo studio fornisce una finestra sui primi 100 mila anni di storia dell’uomo moderno.

«È chiaro da tempo che gli esseri umani anatomicamente moderni sono apparsi in Africa circa 300 mila anni fa*. Ciò che è stato a lungo dibattuto è la posizione esatta di questa emergenza e la successiva dispersione dei nostri primi antenati» dice la professoressa Vanessa Hayes del Garvan Institute of Medical Research (Australia) e professore all’Università di Pretoria.

Il DNA mitocondriale agisce come una capsula del tempo delle nostre madri ancestrali, accumulando lentamente i cambiamenti nel corso delle generazioni. Confrontando il codice completo del DNA, o genoma mitocondriale, di individui diversi, si ottengono informazioni su quanto siano strettamente correlati.

Nel loro studio, la professoressa Hayes e i suoi colleghi hanno raccolto campioni di sangue per creare un catalogo completo dei primi genomi umani moderni del cosiddetto aplogruppo mitocondriale L0. «Il nostro lavoro non sarebbe stato possibile senza il generoso contributo delle comunità locali e dei partecipanti allo studio in Namibia e Sud Africa, che ci ha permesso di scoprire nuove e rare sottobranche di L0» dicono l’autrice dello studio e la professoressa Riana Bornman dell’Università di Pretoria.

Sono stati comparati 198 nuovi e rari genomi mitocondriali nell’attuale database della più antica popolazione umana moderna conosciuta, la stirpe L0. Questo ha permesso di affinare l’albero evolutivo dei nostri primi rami ancestrali. Come spiegato dalla prima autrice Dr Eva Chan del Garvan Institute of Medical Research, che ha condotto le analisi filogenetiche.

Combinando la linea temporale del lignaggio L0 con le distribuzioni linguistiche, culturali e geografiche di diversi sotto-ceppi, gli autori dello studio hanno rivelato che 200 mila anni fa, il primo lignaggio materno di Homo sapiens è emerso in una “patria” a sud della regione dello Zambesi, che comprende l’intera distesa del Botswana settentrionale in Namibia a ovest e Zimbabwe a est.

I nuovi tempi evolutivi dell’analisi suggeriscono che l’antico ecosistema delle zone umide ha fornito un ambiente ecologico stabile per i primi antenati dell’uomo moderno a prosperare per 70 mila anni.

«Abbiamo osservato una significativa divergenza genetica nei primi sottogeneri materni dell’uomo moderno, che indica che i nostri antenati sono emigrati dall’Africa tra i 130 e i 110 mila anni fa» spiega la professoressa Hayes. «I primi migranti si sono avventurati verso nord-est, seguiti da una seconda ondata di migranti che hanno viaggiato verso sud-ovest. Una terza popolazione è rimasta in Africa fino ad oggi».

A differenza dei migranti del nord-est, gli esploratori del sud-ovest sembrano prosperare, registrando una crescita costante della popolazione. Gli autori ipotizzano che il successo di questa migrazione sia stato molto probabilmente il risultato dell’adattamento al foraggiamento marino, che è ulteriormente supportato da ampie prove archeologiche lungo la punta meridionale dell’Africa.

Per indagare su ciò che può aver guidato queste prime migrazioni umane, il professor Axel Timmermann, direttore dell’IBS Center for Climate Physics della Pusan National University, ha analizzato simulazioni di modelli climatici al computer e dati geologici, che catturano la storia climatica dell’Africa australe degli ultimi 250 mila anni.

«Le nostre simulazioni suggeriscono che la lenta oscillazione dell’asse terrestre cambia la radiazione solare estiva nell’emisfero australe, portando a spostamenti periodici delle precipitazioni in tutta l’Africa meridionale» afferma il professor Timmermann. «Questi cambiamenti climatici avrebbero aperto corridoi verdi e vegetati, prima 130 mila anni fa a nord-est e poi circa 110 mila anni fa a sud-ovest, permettendo ai nostri primi antenati di migrare per la prima volta dalla madrepatria».

«Questi primi migranti si sono lasciati alle spalle una popolazione autoctona. Alla fine, adattandosi alle terre aride, i discendenti materni della popolazione della patria si trovano oggi nella grande regione del Kalahari» conclude la prof. Hayes.

Questo studio ha combinato in modo unico le discipline della genetica, della geologia e della fisica climatica per riscrivere la nostra prima storia umana.

*tra gli ultimi e importanti ritrovamenti di Homo sapiens vi sono i fossili scoperti nel sito di Jebel Irhoud, in Marocco, che risalgono a 300.000-350.000 anni. [Nature vol. 546, pages 289–292 (08 June 2017)].

Fonte per approfondimenti: Eva K. F. Chan, Axel Timmermann, Benedetta F. Baldi, Andy E. Moore, Ruth J. Lyons, Sun-Seon Lee, Anton M. F. Kalsbeek, Desiree C. Petersen, Hannes Rautenbach, Hagen E. A. Förtsch, M. S. Riana Bornman, Vanessa M. Hayes. Human origins in a southern African palaeo-wetland and first migrations. Nature, 2019; DOI: 10.1038/s41586-019-1714-1

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