Pubblicato il: 6 dicembre 2019 alle 8:00 am

Editoria, rapporto Agi-Censis: per il 77,8 per cento degli italiani le fake news sono un fenomeno pericoloso I lettori sono consapevoli dell'importanza di una buona e corretta informazione e del ruolo centrale che possono svolgere i professionisti dei media, ma ritengono che il modello nazionale sia lontano da quello ideale

di Massimo Saccone.

Roma, 6 Dicembre 2019 – Gli italiani sono consapevoli dell’importanza di una buona e corretta informazione e del ruolo centrale che possono svolgere i professionisti dei media, ma ritengono che il modello italiano sia lontano da quello ideale. Il 70 per cento degli italiani pensa, infatti, che i giornalisti facciano poco per veicolare un’informazione corretta e professionale e il 58,8 per cento degli intervistati vede i giornalisti più orientati a generare “traffico” piuttosto che a veicolare buona e corretta informazione. Sono i dubbi degli italiani sulla professionalità dei giornalisti a emergere dal nuovo rapporto Agi-Censis “I professionisti dell’informazione nell’era trans-mediatica: grado di fiducia, elementi critici e attese degli italiani”, realizzato nell’ambito del programma pluriennale “Diario dell’Innovazione” della fondazione per l’Innovazione Cotec che indaga la reazione degli italiani di fronte ai processi innovativi. A illustrarlo sono stati il presidente Censis Giuseppe De Rita e il direttore Agi Mario Sechi nel corso dell’evento “Il futuro dell’informazione: dalla storia d’Italia all’editoria 5.0” organizzato dall’agenzia Agi presso il Piccolo Teatro Studio Melato di Milano. Il 69 per cento degli intervistati e convinto che “la capacita di raccontare, la completezza, il pensiero critico, la serenità di giudizi” siano prerogative esclusive dei giornalisti e il 52,7 per cento ritiene che la navigazione casuale in internet non possa sostituire la lettura sistematica di un quotidiano. Gli italiani, inoltre, prendono le distanze da soluzioni che possano allontanare il mondo dei media da una costante attenzione verso la qualità di ciò che producono.

Solo il 14 per cento, infatti, prova emozioni positive rispetto alla possibilità che, grazie all’intelligenza artificiale, articoli di giornale possano essere scritti in modo automatico senza il ricorso a giornalisti, con un 42,8 per cento che lo ritiene “inquietante”. Queste resistenze sembrano ridursi, con un 48 per cento di favorevoli, nel momento in cui si restringe il campo ad ambiti di lavoro che appaiono effettivamente standardizzabili, come le previsioni del tempo, la borsa, gli eventi sportivi e i risultati elettorali. Per il 77,8 per cento degli italiani quello delle fake news è un fenomeno pericoloso, anche perché a oltre il 50 per cento degli utenti e capitato di dare credito a notizie false circolate in rete. Le persone più istruite, inoltre, ritengono che le fake news sul web vengono create ad arte per inquinare il dibattito pubblico (74,1 per cento) e che possono favorire in qualche modo derive populiste (69,4 per cento). Una particolare sensibilità riguarda il tema della salute: quasi 9 milioni di italiani ritengono di essere stati vittima di bufale in materia sanitaria nel 2019. E’ innanzitutto necessario, secondo il 63 per cento degli utenti, e soprattutto per le donne (66,3 per cento), un maggior dialogo e scambio con i lettori, coniugando rigore professionale e accessibilità, capacità di creare e alimentare comunità. Una quota maggioritaria di italiani (59,1 per cento) è poi molto interessata alla possibilità di ricevere notizie che rientrano nella sfera dei propri interessi specifici, percentuale che aumenta al crescere del livello socio-economico della famiglia di appartenenza.

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