Pubblicato il: 6 dicembre 2019 alle 7:00 am

Il Conte motivatore Non è un mistero che Antonio Conte sia considerato l’allenatore - secondo solo a Mourinho - che meglio ottimizza le risorse a disposizione, spesso e volentieri convertendo modesti gregari in attori protagonisti

di Andrea D’Orta.

Roma, 6 Dicembre 2019 – A proposito di tipi sanguigni, Rino Gattuso (era il 2012) incalzato dai giornalisti sul discorso motivazionale di Conte (all’epoca tecnico della Juventus), intento a catechizzare i bianconeri nella lotta scudetto con il suo Milan, disse: “Sembrava Al Pacino, mi sono gasato anch’ io”. Ed è proprio all’attore dell’arcinoto film “Ogni maledetta domenica” a cui ci siamo ispirati, proiettandoci negli spogliatoi di San Siro e immaginando il discorso del mister pugliese prima di Inter-Barcellona, crocevia del cammino nerazzurro in Champions.

“In notti e partite come queste, qualsiasi bambino che dia un calcio alla sfera sognerebbe di esserne protagonista, non serve caricare i propri giocatori; mi limiterò a fare delle semplici constatazioni e, infine, farò una piccola richiesta.

Sapete benissimo che ci attende una battaglia di 95 minuti, una sfida senza appello, un match “da dentro o fuori”. Pochissimi istanti e salirete i gradoni che vi porteranno sul “ring”: passerete, però, dapprima attraverso il tunnel e già lì, lungo quel tragitto in cui l’attesa è alle stelle e l’ansia si taglia a fette, sentirete la bolgia di San Siro.

Non appena calpesterete l’erbetta, avrete modo di percepire le vibrazioni di 80mila cuori nerazzurri. Fino all’ultimo respiro, fino all’ultima goccia di sudore, sarete accompagnati dal calore della vostra gente, della nostra gente.

Voglio che siate pronti a tutto sul rettangolo verde, per essere fedeli a chi vi sostiene e all’altezza della loro spinta, forsennata, sugli spalti. E’ la nostra sfida più importante, sino ad ora. Tutto si decide oggi, ragazzi miei. Possiamo stringere i denti, dare il massimo (spingendoci oltre i nostri limiti) o lentamente cedere, un centimetro alla volta, uno schema dopo l’altro, fino alla disfatta. E’ questo il vostro obiettivo? Volete sul serio scorgere il volto triste di un bambino, a bocce ferme, per una mancata qualificazione?

Badate bene, noi dobbiamo essere orgogliosi del percorso fin qui compiuto, siamo ancora artefici del nostro destino. Eppure, ragazzi miei, non basta. Potremmo ritrovarci in un battibaleno sull’orlo del precipizio. Come? Se non approcceremo con la giusta grinta, se non entreremo sul terreno di gioco affamati di vittoria. Gli occhi della tigre, quelli voglio vedere, anche e soprattutto da parte di chi siederà in panchina o in tribuna.

Credetemi, se non farete tutto questo, c’andremo sul serio all’inferno. Mezzo passo fatto un po’ in anticipo o in ritardo e non ce la farete a frenare il fenomeno argentino con il dieci sulle spalle, mezzo secondo prima o mezzo secondo dopo e perderete la marcatura sul cannibale (dell’ area di rigore) Suarez.

Io, però, non posso aiutarvi. Sono troppo vecchio e ho smesso da un po’ di fare il calciatore. Ma, guardandomi intorno, sono sereno: l’ adrenalina e la consapevolezza scorrono a fiumi, a partire dagli sguardi di Stefano e Nicolò, infortunati ma entrambi presenti; dalla mimica di Diego e Matias, che trasuda garra charrua, fino ad arrivare al volto concentratissimo del nostro capitano, Samir;

e penso, per questi motivi, di esser molto fortunato. Sono entusiasta di poter contare sui migliori calciatori ed i migliori uomini del mondo. Si, avete capito bene. Non scambierei nessuno di voi per uno dei nostri avversari, che si chiami Messi, Piqué o chicchessia.

Desidero, anzi pretendo, che combattiate per un centimetro e vi difendiate con le unghie e con i denti per quel centimetro, perché quando andremo a sommare, quei centimetri, allora il totale farà la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Ma io non posso obbligarvi a lottare. Questo significa essere una squadra, signori miei. Perciò, stasera, o risorgiamo come collettivo, o saremo annientati individualmente. È il calcio. Tutto qui. Allora, che cosa volete fare? Preferite farvi palleggiare in faccia dagli spagnoli? O preferite cacciare gli artigli, sgomitare tutti insieme, dal primo dell’undici titolare al terzo subentrante, per ottenere i tre punti?

Voi, o meglio Noi, insieme al nostro pubblico, dimostreremo in campo di essere più forti del talento del nemico: stroncheremo sul nascere le geometrie di Busquets e De Jong, saremo più grintosi di Vidal e Suarez, sapremo resistere persino alle brucianti accelerazioni del sei volte pallone d’oro e argineremo l’inventiva del francese Griezmann.

Perché Noi, signori miei, siamo una vera squadra. E questa sera, ne sono convinto, me ne darete l’ennesima prova. E ricordatevi, non dovete far felice Conte, ma rendere orgoglioso chi, pur tra mille sacrifici e rinunce, stasera è qui a sostenervi.

Adesso giù l’elmetto, testa bassa e pedalare!

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