Pubblicato il: 8 dicembre 2019 alle 8:00 am

Una gita a Capua, prima grande città italiana L'elegante città romana (seconda solo a Roma) offre un ricchissimo patrimonio culturale

di Vittoria Maddaloni.

Capua, 8 Dicembre 2019 – Ebbene sì, un primato non da poco quello della città di Capua, “Altera Roma”, altra Roma, come Cicerone definiva l’Antica Capua, dal 1861 Santa Maria Capua Vetere e ottava fra le prime dieci città dell’impero romano nel IV sec. d.C., come scriveva il poeta Ausonio. Virgilio nell’Eneide riporta che il nome viene da Capi, eroe troiano amico di Enea.

Fondata dagli Etruschi, capitale della Dodecapoli dell’Etruria campana, poi metropoli e capitale della Campania osca, Capua era una città elegante e famosa per la forza della sua cavalleria, la fiorente agricoltura della Valle del Volturno, i suoi commerci con prodotti provenienti anche dall’Oriente ellenico, ma anche per i raffinati luoghi di relax, come le terme, i teatri ed anfiteatri, che offrivano ogni tipo di svago ai frequentatori, tanto che il generale cartaginese Annibale, durante la seconda guerra punica, vi soggiornò molto tempo, tralasciando gli impegni bellici – gli “ozi di Capua”.

A Capua esisteva una rinomata scuola gladiatoria, la più importante del mondo romano insieme a quella di Roma e di Pompei, di proprietà del lanista Lentulo Batiato – il lanista era il proprietario della palestra (ludus) dove i gladiatori romani imparavano l’arte della “Gladiatura”- che divenne ancor più nota grazie alla vicenda di Spartaco, il gladiatore trace costretto a combattere all’interno dell’Anfiteatro Campano contro belve feroci e contro altri gladiatori com’era diffuso in quell’epoca per divertire popolo e aristocrazia. Spartaco, esasperato dalle inumane condizioni che Lentulo riservava a lui e agli altri gladiatori di sua proprietà, decise di ribellarsi e nel 73 a. C. proprio dall’Anfiteatro capuano guidò la rivolta degli schiavi insieme ad altri 70 gladiatori.

“A Capua c’era una notissima scuola gladiatoria, composta da soli schiavi di grande statura e forza, che venivano addestrati per dare vita a spettacoli cruenti, dove solo chi vinceva aveva la possibilità di sopravvivere” scrive Svetonio nel “De vita Caesarum”, nel II sec. d.

L’anfiteatro, probabilmente il primo del mondo romano ad essere stato realizzato, era secondo per dimensioni soltanto al Colosseo, anzi fu preso a modello proprio per la costruzione dell’anfiteatro flavio.

Nel periodo etrusco, Capua era la città più popolosa d’Italia quando Roma era solo un villaggio: Strabone ci dice che in quel periodo il territorio di Capua si estendeva fra le Valli del Volturno e dell’Agro Picentino (oggi in Provincia di Salerno), e che le dodici città o “pagi” che ne facevano parte erano Nola, Nocera, Ercolano, Pompei, Sorrento, Marcina, Velcha, Velsu, Irnthi, Uri, Hyria. Approfittando della crisi della Dodecapoli etrusca, i campani se ne impadronirono nel 423 d.C., facendone la loro capitale. Passò a Roma a causa delle lotte contro i Sanniti, e qui cominciò la sua decadenza. La città venne umiliata da Roma, che la ridusse a semplice prefettura privandola delle cariche magistratuali, del proprio senato e in definitiva dell’autonomia, divenendo un grosso deposito merci, da cui la definizione di “granaio di Roma”. Il suo territorio fu espropriato e divenne parte dell’ager publicus, venduto a cittadini romani.

In età imperiale Adriano la abbellì con statue, colonne e ornamenti di marmo a completamento dell’anfiteatro, che per dimensioni continuò a rimanere secondo solo al Colosseo, e anche di un arco trionfale.

Nel Medio Evo Capua fu saccheggiata e distrutta e la popolazione costretta alla fuga. La nuova Capua fu ricostruita su un’ansa del fiume Volturno, ed è oggi il comune di Capua.

Cosa vedere

Recenti scavi sul monte Tifata hanno portato alla luce un tempio di epoca romana, forse dedicato a Giove, altre alla già note ville rustiche e all’acquedotto, nonché resti di cinte poligonali di epoca sannita.

Dell’abitato antico, circondato da mura e caratterizzato da un impianto regolare sulla via Appia, sopravvivono strutture in tutta l’area della città moderna, relative sia a domus (come quella in via degli Orti) sia a quartieri artigianali per la produzione di ceramica e la lavorazione del bronzo, nonché ad edifici pubblici. Tra questi il più rilevante è l’Anfiteatro campano, costruito a cavallo tra il I e il II secolo d.C. con quattro livelli di arcate di ordine dorico e il Mitreo, ambiente ipogeo dedicato al culto del dio persiano Mitra, raffigurato sulla parete di fondo nell’atto di uccidere il toro.

Ci sono poi il monumentale Criptoportico (non visitabile perché inserito nell’attuale Penitenziario), parte di un più ampio complesso pubblico nella zona del Foro, e l’arco di Adriano all’uscita della città. Dal lato opposto sono visibili lunga la via Appia il castellum aquae e due monumenti funerari: le “Carceri vecchie” (I secolo a.C.), con due corpi cilindrici sovrapposti che nascondono la camera sepolcrale; e la Conocchia” (I secolo d.C.), caratterizzata da un corpo quadrangolare a pareti curve rientranti, su cui poggia un alto tamburo con copertura a cupola.

La moderna Capua venne fondata verso la fine del I millennio d.C. dal re longobardo Landone I, fortificata poi nel XIII secolo da Federico II, e fino al XIX secolo fu capoluogo della Terra di Lavoro e, durante la seconda guerra mondiale, fu danneggiata da numerosi bombardamenti.

All’interno della ben conservata cerchia muraria sono presenti moltissimi edifici civili e religiosi di grande valore artistico, come lo storico Teatro Ricciardi, costruito alla fine del XVI secolo e ristrutturato nel 1781 dall’architetto Francesco Gaspari.

Tra le molte chiese di origine medievale, solo Sant’Angelo in Audoaldis, attualmente sconsacrata e San Giovanni a Corte, conservano l’aspetto originario; quelle dell’Annunziata, di San Salvatore e di Sant’Eligio, furono invece ricostruite in epoca barocca.

La Cattedrale di Santa Maria Assunta, realizzata intorno nel X secolo (la cui facciata, preceduta dal quadriportico romanico, ricorda il Duomo di Salerno), fu quasi completamente ricostruiti dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale.

Barocca è infine Santa Maria delle Grazie, edificata nel 1761 in onore della Madonna, che all’inizio del XVI secolo aveva impedito una strage cospirata da Cesare Borgia.

Il Museo Campano, accoglie interessantissimi ritrovamenti etruschi, greci e romani, provenienti dal territorio dell’antica Capua.

Una delle personalità più note che hanno legato il proprio nome a Capua è quella di Ettore Fieramosca: non mancano infatti in città i monumenti dedicati a lui e alla sua famiglia, come la lapide della tomba del padre Rainaldo, barone di Rocca d’Evandro. Il condottiero italiano passò alla storia per la Disfida di Barletta, l’epico scontro tra tredici cavalieri italiani e tredici cavalieri francesi guidati da Guy de la Motte, conclusasi con la vittoria dei primi. Ancora oggi, durante il mese di luglio, per ricordare quell’epica sfida a Capua si tiene un corteo storico in costume medievale che rievoca, oltre alla Disfida di Barletta, anche il Sacco di Capua per opera di Cesare Borgia.

Come arrivare

Con l’autostrada, la città è raggiungibile tramite la A1 Napoli-Roma, con uscita al casello di Capua distante circa 8 chilometri dal centro della città (seguire le indicazioni per il centro).

Mitreo: Orario: dalle 9.00 ad un’ora prima del tramonto Costo del biglietto: Intero 2,50 euro; ridotto dai 18 ai 25 anni: 1,25 euro; gratuito sino a 18 anni e oltre i 65 anni. Chiusura: Lunedì. Chiusura festiva: 1°Gennaio, 1°Maggio e 25 dicembre

Anfiteatro campano, Anfiteatro Campano: orari di visita dalle 9.00 ad un’ora prima del tramonto. Chiusura: Lunedì. Chiusura festiva: 1°Gennaio, 1°Maggio e 25 dicembreCosto del biglietto: Intero 2,50 euro; ridotto dai 18 ai 25 anni: 1,25 euro; gratuito sino a 18 anni e oltre i 65 anni

Ufficio informazioni turistiche: Tel: +390823/798864

Cosa mangiare

I prodotti tipici di Capua sono quelli tradizionali campani con alcune particolari eccellenze, come il carciofo detto “Capuanella” (ogni anno, a giugno, si tiene la relativa sagra). Ma è forse la produzione casearia ad essere la più importante di tutta la zona, e Capua fa parte insieme alla vicina Caserta della zona più importante d’Italia per la produzione della mozzarella di bufala. Tra gli altri prodotti, anche il caprino capuano, l’olio extravergine d’oliva, i taralli, e vale la pena anche di una piccola deviazione vicino a Sessa Aurunca per provare il Caso Peruto, magari in occasione della festa delle Coccetelle a Cascano, nel mese di marzo.

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