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Costalli: «Troppe incognite sull’Italia, sarà un altro anno di incertezza»

di Giuseppe Picciano.

Roma, 30 Dicembre 2019 – Nemmeno il 2020 sarà un anno bellissimo, riflette Carlo Costalli, presidente nazionale del Movimento Cristiano Lavoratori. «Anzi – aggiunge – siamo preoccupati dalla mancanza di prospettive. Anche il governo giallorosso, che ha sostituito quello gialloverde all’indomani di un’abile operazione di palazzo, ci sembra galleggiare con tante promesse, con poche e confuse idee sul futuro del Paese, sulla visione e sulle prospettive di crescita reale, con progetti di basso profilo e senza pensare a riforme strutturali che riducano il deficit. La legge di stabilità sterilizza l’impennata dell’Iva al 25 per cento, com’è giusto che sia, ma nel complesso è deludente.

Quindi presidente, secondo lei si profila un altro anno all’insegna dell’incertezza.

«Il governo è in bilico, ma non sono sicuro che cadrà, vedremo fino a quando riuscirà a reggere, anche perché c’è un gran numero di peones che non ha intenzione di mollare la poltrona di parlamentare. Tuttavia non mancano alcune incognite che potrebbero cambiare lo scenario. Intanto le elezioni a fine gennaio in Emilia Romagna che rappresentano oggettivamente un test politico. Una vittoria del centrodestra determinerebbe dei contraccolpi nel governo retto da un partito che solo formalmente vale il 35 per cento dei consensi, mentre nei fatti vale meno del 20 per cento a livello nazionale e intorno al 10 in molte realtà territoriali del Paese. Non dimenticherei inoltre il referendum che “penzola” sul capo di questa legislatura finalizzato all’abrogazione della legge sul taglio dei parlamentari. Non credo che il presidente Mattarella di fronte a un’altra possibile crisi di governo opterà per una soluzione conservativa. Se si dovesse andare a votare non sarebbe un problema. Ci sono fior di democrazie che vanno al voto durante tutto l’anno. Fa scuola il caso spagnolo con quattro elezioni in quattro anni».

Sullo sfondo resta la diaspora dei cattolici, incapaci non solo di creare un consistente polo centrista, ma costantemente in fibrillazione alla ricerca di una rassicurante sponda.

«Purtroppo, è questo il male ormai endemico dei cattolici alle prese con una preoccupante crisi di identità. Il tutto poi si traduce in iniziative quasi sempre solitarie che sfociano in partitini dalle percentuali ridicole. Il vero paradosso è che una fetta consistente dei cattolici italiani idealmente costituisce un partito che non si concretizza mai. Capisco che tra un centrodestra spostato troppo a destra, un centrosinistra sfilacciato e un anomalo movimento che vaga senza meta sia difficile orientarsi, ma ciò che sconcerta è la mancanza di un progetto dei cattolici per i cattolici».

Quindi la risposta del Movimento Cristiano Lavoratori è la riscoperta del civismo.

«Premesso che il nostro riferimento europeo resta il Partito Popolare, di fronte alla crisi profonda dei partiti tradizionali le liste civiche si rivelano una scelta quasi obbligata, perché rispondono alle istanze dei cittadini e riescono a svolgere quella politica di prossimità che le forze politiche hanno dimenticato del tutto. A tal proposito mi piace ricordare l’assemblea del 29 e 30 febbraio a Roma con i 350 amministratori locali che fanno riferimento a Mcl. Sarà una preziosa opportunità di confronto e di crescita».

Da quanto si legge il vostro laboratorio sarà la Campania.

«Siamo stati tra i primi a ipotizzare il protagonismo delle liste civiche sottese a un diffuso movimento di civismo nazionale. Ciò naturalmente comporta delle assunzioni di responsabilità soprattutto in regioni chiave dove la situazione politica è molto fluida e quindi complicata, come la Campania. Abbiamo puntato sul professor Severino Nappi, un profilo molto interessante e vicino al nostro movimento. Ciò rappresenta il salto di qualità che Mcl si è prefisso di compiere. Riteniamo che Nappi sia capace di attrarre quel pezzo di elettorato che nelle ultime consultazioni non è andato a votare e che sia una personalità esperta e autorevole che conosce perfettamente la realtà locale contribuendo al cambiamento del governo regionale. Siamo tanto convinti di questo percorso che stiamo già lavorando per replicare l’esperienza campana in altre regioni».

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