Pubblicato il: 8 gennaio 2020 alle 7:00 am

Buon compleanno Maestro! 100 anni fa nasceva Renato Carosone: portò il rock americano nella musica di Napoli

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 8 Gennaio 2020 – A Napoli, sulla collina del Vomero, si pensa di intitolare due rotonde e un largo per tre grandi interpreti della canzone napoletana, Bruni, Murolo e Carosone, a cui è già stato dedicato uno slargo. Di Sergio Bruni cadrà l’anno prossimo il centenario della nascita, mentre 100 anni fa, il 3 gennaio, nasceva a Napoli Renato Carosone, cantante, pianista e compositore che ha fatto la storia della canzone napoletana.

Nasce in vico dei Tornieri, “for ‘a marina, a due passi da piazza Mercato, cuore di una Napoli stracciona, eppure nobilissima”, come racconta nella sua biografia, e dopo la morte prematura della madre, primo di tre fratelli, aiuta il padre contribuendo al bilancio familiare con ogni tipo di lavoro. E’ in famiglia che nasce il primo “gruppo”, quando con il fratello e la sorella forma il “trio” Carosone, per divertire parenti, vicini e abitanti del quartiere.

Un aneddoto racconta che Di Giacomo (l’autore di capolavori come Marechiaro, Serenata napulitana, Catarì, Era de maggio, Palomma ‘e notte, ‘E spingole frangese e tanti altri) abbia assistito ad un improvvisato concerto di un giovanissimo ed inesperto Carosone che, munito esclusivamente di pentole, coperchi, e oggetti vari, suonava in un locale napoletano, e lo abbia invogliato a suonare: è l’inizio di un inaspettato ed esplosivo successo.

Nel 1937 si diploma al Conservatorio in pianoforte, “quel sentiero bianco e nero di ebano e avorio” che tanto ha amato fin da bambino, come racconta nella sua poesia-biografia Lettera di un pianista.

A 17 anni è scritturato da una compagnia di varietà e parte per l’Africa, dove continua poi a suonare per l’orchestra jazz di Addis Abeba. E sarà in quei luoghi anche durante la seconda guerra, come soldato stavolta, ma riprende il suo posto al pianoforte in una formazione jazz.

Ormai in Italia, Carosone ha la sua grande occasione quando nel 1949 gli viene richiesto di formare un trio ed inaugurare un nuovo night a Napoli: il trio è formato da Carosone, dal chitarrista e cantante olandese Van Wood e dal batterista Gegé Di Giacomo. Pezzi forti del repertorio sono le canzoni classiche, napoletane e italiane, rivisitate a ritmo veloce e in chiave ironica (Scalinatella, Anema e core, Luna rossa, E la barca tornò sola). Dopo l’uscita di Van Wood, la formazione passa a quattro poi a sei elementi.

Escono i primi dischi tra cui Maruzzella, Tu vuo’ fa’ l’americano, Torero, Caravan Petrol, O’ sarracino, Pigliate ‘na pastiglia, tutti grandi successi. Diventa celebre anche in Francia, negli Stati Uniti e in Sudamerica (Torero entra addirittura nelle classifiche americane).

Nel 1960, quarantenne, Renato Carosone annuncia il proprio ritiro dalle scene. Per 15 anni vive appartato, si dedica al pianoforte e alla musica classica, per uscire in occasione di una rentrée nel 1975 per un concerto alla Bussola di Viareggio. Unico riconoscimento nel 1996, quando riceve il Premio Tenco per la canzone d’autore. Muore nel maggio 2001 a Roma, a 81 anni, nella sua casa sulla via Flaminia, per problemi respiratori di cui soffriva da tempo.

Oggi anche i più giovani cantano le sue canzoni, che hanno indubbiamente un grande impatto e sanno creare un clima di festa e allegria, ma nella sua musica Carosone ha saputo unire alla tradizione della canzone napoletana elementi di diversa provenienza, dal jazz al rock e allo swing, con effetti sorprendenti e mai riprtitivi, tra invenzioni ritmiche e i testi spesso ironici. Le sue composizioni degli anni Cinquanta sono tra le principali dello swing italiano del dopoguerra arrivato nella Penisola con i soldati americani.

Carosone è stato indubbiamente un grande innovatore della canzone napoletana, e probabilmente questo è uno degli innumerevoli motivi per i quali, a cento anni dalla sua nascita, le sue canzoni hanno ancora successo, riscaldando i cuori di quanti le ascoltano senza mai stancarsi.

Nel 2002 nasce il Premio Carosone, ideato e diretto dal giornalista e critico musicale Federico Vacalebre, dopo l’enorme successo, un anno prima, del Memorial Carosone nello Stadio San Paolo.

Il musicista Stefano Bollani ha di recente dichiarato (La Repubblica, 30 dicembre 2019) che a 11 anni inviò una lettera a Carosone “con una cassettina: avevo registrato le sue canzoni, cantate e suonate da me. Era il 1983, un’ora e mezza di concerto di questo bambino che cantava in napoletano. Mi ha risposto, è stato molto carino, e alla fine della lettera mi ha scritto: “Qualsiasi cosa tu voglia fare nel campo della musica studia il blues che è alla base di tutto”.

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