Pubblicato il: 9 gennaio 2020 alle 7:00 am

«Insegniamo ai nostri giovani la cultura dello sport» Andrea Capobianco, coach della Nazionale Femminile di Basket, parla con neifatti di: EuroBasket Women 2021 Qualifiers, del futuro della pallacanestro e di cultura sportiva. Ad allenatori e genitori dice: «Aiutiamo i ragazzi a maturare senza bruciare le tappe»

di Marzio Di Mezza.

Roma, 9 Gennaio 2020 – Sarà un anno di preparazione e di sfide decisive, il 2020 per la Nazionale Femminile di Basket. L’anno delle qualificazioni al Women’s Eurobasket che nel 2021 si giocherà in Spagna e in Francia. Secondo il calendario le azzurre saranno impegnate il 12 novembre 2020 contro le atlete della Romania; il 15 novembre contro la Repubblica Ceca (con la quale abbiamo perso 52-62 nella partita del 14 novembre 2019); poi il 4 febbraio 2021 se la vedranno con le ragazze della Danimarca (già battute 82-72 a Gentofte il 17 novembre scorso) e il 7 febbraio 2021 di nuovo contro la Romania.

Il girone non è dei più agevoli ma «l’obiettivo è alla nostra portata», dice a neifatti.it Andrea Capobianco, napoletano, classe ’66, coach delle azzurre. Una carriera ricca di successi ed esperienze prestigiose la sua; nel ’94 la sua prima panchina come assistente allenatore a Battipaglia in A2, poi alla guida di varie squadre in A; premiato come “Miglior tecnico del campionato italiano 2008/2009”, dal 2011 è responsabile tecnico del Settore Squadre Nazionali maschili giovanili e del Comitato Nazionale Allenatori e dal 2015 è capo Allenatore della Nazionale Femminile, con la quale ha ottenuto la qualificazione all’EuroBasket Women 2017 chiudendo il girone al primo posto.

 

Coach Capobianco, facciamo un bilancio di questa prima fase di EuroBasket Women 2021 Qualifiers?

«Abbiamo perso con la Repubblica Ceca e vinto con la Danimarca e sappiamo le difficoltà del girone, dove squadre come Repubblica Ceca e Romania possono veramente dare fastidio e sappiamo bene che ogni partita bisogna giocarla, però io penso che abbiamo buone possibilità e sui nostri punti di forza possiamo, anche noi, dare molto fastidio.

Adesso staremo un anno senza giocare (le qualificazioni riprendono a novembre 2020, ndr), mi auguro che la squadra possa arrivare alle partite di novembre prossimo al meglio della condizione e con un po’ di esperienza in più».

 

E’ corretto dire che il basket in Italia negli ultimi anni vive alti e bassi?

«Ci sono stati alti e bassi, però devo dire che ci sono stati periodi alti soprattutto. Guardiamo il settore giovanile, dove la Femminile è prima nel ranking europeo; con la Maschile negli ultimi 6 anni abbiamo partecipato a 3 mondiali e quest’anno il quarto. Abbiamo vinto diverse medaglie, conquistando risultati importanti come un secondo posto. E non ci sono solo risultati di squadra, perché ogni anno riusciamo a mettere giocatori e giocatrici nei migliori quintetti europei. Pensiamo che al mondiale 2 nostri ragazzi sono entrati nel miglior quintetto, votati da tutti».

Il basket femminile ci regala belle soddisfazioni. Eppure non pensa che se ne parla ancora poco nel Paese?

«Una giocatrice entrata nel miglior quintetto d’Europa è italiana e ha 22 anni: Cecilia Zandalasini (foto). Si potrebbe parlare molto di pallacanestro femminile. La cosa su cui insisterei molto, in generale, è quella di evidenziare le cose positive per avvicinare tanta gente a questo sport che può vantare giocatori italiani anche in Nba oltre che in squadre Eurolega».

 

Con il settore giovanile ha vinto un argento ai mondiali in Egitto nel 2017. Secondo lei si fa abbastanza per lo sport giovanile in Italia?

«Le problematiche ci sono e sono sotto gli occhi di tutti, a partire dagli impianti e così via. Sono una realtà purtroppo. Però non devono diventare un alibi. Penso che le situazioni critiche possono anche diventare delle opportunità».

 Cioè?

«Tanti anni fa si allenava all’aperto. Non dico di tornare a quello ma non possiamo far diventare ogni difficoltà un alibi per non lavorare un giorno. Vale nello sport come un po’ in tutti i campi della vita».

Dicevamo dei settori giovanili…

«Dal punto di vista della crescita sportiva dico che bisogna aiutare i nostri giovani a maturare senza bruciare le tappe. Avere pazienza. La priorità è farli crescere nei tempi giusti, non è quella di vincere la partita del giorno dopo. Altrimenti è come far fare la radice quadrata prima dell’addizione. I settori giovanili devono avere la capacità di saper aspettare e anche di far capire ai ragazzi l’importanza del percorso da compiere, con costanza, impegno, pazienza. Per fortuna in Italia abbiamo tanti bravi allenatori che seguono bene i giovani».

Cosa serve nel nostro Paese per aiutare la crescita del basket?

«Penso che non sia un problema solo di pallacanestro. Quello della cultura sportiva è un problema molto più ampio e generale. Significa vedere più bambini giocare, far fare sport a tanti giovanissimi. Inculcare loro la cultura dello sport, grazie alla quale ci si entusiasma per il bello e si elogia il bello, parlando della bellezza di un gesto tecnico di un avversario ad esempio, applaudendolo anziché che infamarlo. Altra cosa stupenda è l’allenatore che si complimenta con l’allenatore avversario che ha disegnato una grande partita. Questo è il mondo sportivo, ed è bellissimo. La cultura sportiva, come la cultura in generale, avvicina le persone. Penso che se lavoriamo su questa strada, con i giovani ma soprattutto con gli adulti, lo sport può solo crescere in Italia e la gente se ne innamorerà sempre di più. Di conseguenza anche la pallacanestro crescerà». (Foto: FIP e FIBA)

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