Pubblicato il: 11 gennaio 2020 alle 7:00 am

Corsetta e maratona… per tornare più giovani Secondo un recente studio, pubblicato su una prestigiosa rivista di cardiologia, affrontare una gara podistica fa ringiovanire di 4 anni il sistema cardiovascolare. Tutti i benefici (e le raccomandazioni) elencati nella ricerca

di Andrea D’Orta.

Roma, 11 Gennaio 2020 – Tra i buoni propositi per l’anno nuovo, alzi la mano chi non ha messo “fare un po’ di attività fisica”. E tra le strade più facilmente percorribili per sgranchirsi un po’, riattivare l’organismo e (soprattutto) perdere qualche chilo, la corsetta è ai primi posti.

Se poi la corsetta diventa attività costante fino a sfociare in qualche gara, allora i benefici per la salute sono addirittura garantiti dalla scienza.

La conferma arriva da uno studio pubblicato di recente sulla rivista Journal of American College of Cardiology. Lo studio, in sintesi, conclude che le persone che corrono per la prima volta una maratona ottengono una riduzione della pressione arteriosa e combattono la rigidità delle arterie per un bilancio positivo totale che equivale a un ringiovanimento di quattro anni nell’età vascolare. Proprio così: un apparato cardiovascolare più giovane di 4 anni.

Innanzitutto, però, è importante sottolineare che non tutti possono o dovrebbero correre una maratona. Non basta essere decisi e indossare tuta e scarpette. Non solo è necessaria una preparazione costante e intensiva nel corso di mesi, meglio se con l’aiuto di un preparatore, ma è fondamentale che l’atleta goda di una buona salute e abbia, quindi, superato gli esami medici per affrontare lo sport.

Naturalmente sono elementi fondamentali anche una alimentazione equilibrata e uno stile di vita sano. Ecco perché, dunque, non sarà troppo sorprendente trovare reali benefici per la salute nelle persone che corrono (anche la prima volta) una maratona o fanno un altro tipo di esercizio fisico sportivo. Lo studio di cui abbiamo accennato stima che il “ringiovanimento” nel capitolo relativo alla pressione sanguigna e allo spessore delle arterie sia di quattro anni di età vascolare. E a quanto pare coloro che traggono maggiori benefici da questa sfida sono i corridori maschi più anziani e più lenti con una pressione sanguigna al basale più alta (il cosiddetto “minimo”).

“Dato che i medici incontrano molti pazienti nel nuovo anno, fare una raccomandazione sull’allenamento basato sugli obiettivi, come iscriversi a una maratona o correre, può essere una buona motivazione per rimanere attivi”, sostiene Charlotte H Manisty dell’University College Institute of Cardiovascular Science e il Barts Heart Centre, entrambi a Londra, in un comunicato stampa relativo alla ricerca. Il lavoro, osserva l’esperto, sottolinea l’importanza dei cambiamenti nello stile di vita per ridurre i rischi associati all’invecchiamento, ma mostra anche – con i risultati ottenuti tra i partecipanti più anziani – che non è mai troppo tardi per iniziare.

La ricerca ha coinvolto un gruppo di 138 partecipanti sani e principianti (in media 37 anni) alla Maratona di Londra del 2016 e 2017. I ricercatori hanno valutato gli “atleti” prima dell’allenamento e dopo pochi giorni dal completamento della gara per capire se l’ispessimento dell’aorta e la perdita di elasticità che di solito insorge con l’età sarebbe reversibile con l’allenamento fisico. La rigidità dell’arteria fa parte dell’invecchiamento ed è associata a varie malattie cardiovascolari, come l’aterosclerosi o l’ictus.

Gli esami e le misurazioni sono stati eseguiti prima dell’inizio dell’allenamento, iniziato sei mesi prima della maratona, e ripetuto dopo circa tre settimane dalla sfida incontrata. Oltre a misurare la pressione sanguigna, sono state eseguite risonanze magnetiche per valutare la rigidità aortica. “L’età aortica biologica è stata determinata dalla relazione tra l’età dei partecipanti e la rigidità aortica a tre livelli dell’aorta”, si legge nella nota.

I piani di allenamento prevedevano tre corse a settimana con un livello di difficoltà progressivamente crescente, ma i partecipanti potevano scegliere un’altra forma di preparazione. “L’allenamento ha ridotto la pressione sistolica e diastolica (massima e minima) di quattro e tre mmHg (millimetro di mercurio), rispettivamente. Complessivamente, la rigidità aortica diminuiva con l’allenamento ed era più pronunciata nell’aorta distale con aumenti della distensibilità (la capacità di gonfiarsi con la pressione) del 9%”, si legge ancora nello studio, concludendo che ciò equivale a una riduzione di quasi quattro anni nell’età aortica.

“Il nostro studio mostra che è possibile invertire le conseguenze dell’invecchiamento dei vasi sanguigni con l’esercizio per soli sei mesi”, afferma Charlotte Manisty.

In un editoriale di accompagnamento, Julio A. Chirinos, esperto della divisione di medicina cardiovascolare presso l’Università della Pennsylvania Hospital, negli Stati Uniti, aggiunge che “nonostante alcune limitazioni, inclusa la sua natura osservativa, lo studio contribuisce al corpus di prove sui benefici dell’esercizio fisico in varie aree associate all’invecchiamento”.

Julio Chirinos, inoltre, sottolinea l’importanza di questo lavoro specificamente diretto alle implicazioni della rigidità arteriosa sulla salute umana, ma avverte che sono necessari ulteriori studi per identificare i meccanismi molecolari che spiegano questa relazione con l’esercizio. Infine, l’avvertimento che è stato fatto ma che è utile ribadire: “L’allenamento per la maratona di solito comporta una serie di fattori concomitanti come vita sana, dieta e visite mediche specializzate”.

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