Pubblicato il: 12 gennaio 2020 alle 8:00 am

“Napoli, Napoli…”, uno spettacolo di mostra Al Museo di Capodimonte, l’evento in collaborazione con il Teatro San Carlo che celebra l’unione fra musica e arti decorative

di Tiziana Mercurio.

Napoli, 12 Gennaio 2020 – “Napoli Napoli. Di lava, porcellana e musica” alla reggia di Capodimonte, più di ogni altra cosa, è un progetto che, con la regia del direttore, Sylvain Bellenger, ha portato il Museo ad aprirsi ad altre, importanti realtà culturali del territorio: in primis, il Teatro di San Carlo.

Ma non si tratta della solita mostra. È un viaggio multisensoriale; la messa in scena di un racconto storico; una festa di stoffe e colori; un’avventura celebrativa di arti e eroi, con il supporto dei costumi e delle scene dal San Carlo. Una favola che narra di manichini, forse scappati dalla finzione per entrare nella storia vera, celebrata in via Miano.

Un’esposizione dai grandi numeri: oltre 1000 oggetti, 300 porcellane delle Reali Fabbriche di Capodimonte e di Napoli; più di 150 costumi del Teatro (selezionati dalla direttrice della sartoria, Giusi Giustino). Strumenti musicali del Conservatorio San Pietro a Majella; dipinti e arredi.

Tutto difficile da spiegare a parole, perché particolarmente originale: quello che accade quando la cultura, condivisa, mette in circolo tesori altrimenti invisibili. In questo caso, tesori allestiti dall’artista francese Hubert le Gall che ha creato un mondo incantato e ironico, grazie a scenografie spettacolari e arredi, diciamo così, “poetici”. A disposizione dei visitatori fino al 21 giugno 2020.

La mostra è una sintesi di tutte le arti, e illustra la pluridisciplinarità contemporanea: un viaggio coinvolgente all’interno della Reggia borbonica che pone l’accento su 18 sale dell’Appartamento Reale riproposte come il palcoscenico di un’opera, con costumi, porcellane, musica (selezionata da Elsa Evangelista) e il leit-motiv del commento di Alessandro De Simone. Sì, perché la magia è ricreata soprattutto dalla narrazione in cuffia della storia di Napoli, capitale del Regno dal ‘700 e oltre, da Carlo di Borbone a Ferdinando II.

La vita di ogni giorno attraverso i passaggi di potere e i cambiamenti storici che influenzarono mode e gusti estetici.

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Le cuffie dinamiche rimandano musiche di Pergolesi e Cimarosa; Pacini e Paisiello (e di altri forse meno noti) selezionate per i vari temi di ciascuna sala. In quegli anni, Napoli aveva l’allure di una capitale, quell’aspetto vivace tipico di Parigi o Londra: un popolo turbolento, una borghesia frivola, una nobiltà fastosa, e una corte ben organizzata che contribuì a darle sfarzo. Il percorso, subito dopo il trompe-l’oeil dedicato al San Carlo (opera di Tommaso Ottieri), comincia con la musica sacra di Pergolesi (e il suo “Stabat Mater”) e quella profana di Cimarosa e Paisiello che rendono omaggio a Napoli “Capitale della musica”.

Proseguendo, ecco la famiglia Murat lasciare la città e la celebrazione del ritorno al potere dei Borbone. Nel salone Camuccini, ampio spazio al Grand Tour e all’epoca delle scoperte di Ercolano e Pompei: qui, i manichini indossano costumi di scena di Ungaro. Poi, le sale dell’Egittomania e le Chinoiseries, con il sensazionale boudoir cinese della regina Maria Amalia.

E, ancora: minerali e animali (in esemplari tassidermizzati). Mineralogia e Vulcanologia sono i primi esempi dell’Illuminismo partenopeo che stupì l’ambasciatore inglese lord Hamilton (tutti reperti conservati, oggi, ai Musei di Scienze Naturali e Fisiche dell’Università Federico II).

Le specie dal Bosco di Capodimonte aiutano ad individuare la rappresentanza della fauna locale del ’900, molti dei quali a rischio estinzione, e la volpe, ancora oggi abituale occupante del sito reale. Gli uccelli, esposti in una grande voliera al centro della sala, sono raffigurati pure sui principali servizi di porcellana delle note Manifatture di Napoli. Un servizio da tavola diviene, perciò, anche un catalogo naturalistico a cui le future generazioni possono attingere.

Proseguendo, il Vesuvio, imprescindibile protagonista della vita di Napoli e dintorni, la spada di Damocle della città, ampiamente narrato e testimoniato. Nel Salone delle Feste, la dedica a Pulcinella Cetrulo, maschera della città e della Commedia dell’Arte, ermafrodita comico e tragico, nato da un uovo autofecondato, ingenuo e scaltro, sbeffeggiatore del potere, sovvertitore dell’ordine sociale che partorisce altri sé. Così, se muore, se ne farà un altro, come per successione monarchica.

Le ultime sale, poi, pregne di abiti e parrucche, la corte e i lazzari che si adornano per sedurre: il lusso dei vestiti di Odette Nicoletti per “L’osteria di Marechiaro” di Giovanni Paisiello (regia, Roberto De Simone) sono l’apoteosi del sentimento partenopeo. I materiali pregiati (utilizzati sia per i ricchi che per i poveri) sottolineano gli inestricabili rapporti sociali; le complesse acconciature, vere e proprie “costruzioni” di capelli, rendono prestigio al parrucchiere, mestiere povero.

Futilità e apparenza, in contrasto con la profondità del pensiero illuminista (in sottofondo, le note de “La serva padrona” di Pergolesi).

In conclusione, nella Sala della Culla, la fantasmagorica videoproiezione di Stefano Gargiulo che riporta le immagini della Napoli di ieri e di oggi (dall’archivio storico del Teatro San Carlo) e di Capodimonte, reggia e, poi, museo. Un’atmosfera unica che, accompagnando il visitatore nella vita teatrale e quotidiana di quella Napoli captano il “sogno” di ciò che è stato, di una storia accaduta, che, però, sembrerebbe essere stata dimenticata. (Foto: Tiziana Mercurio).

Info: www.museocapodimonte.beniculturali.it

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