Pubblicato il: 23 gennaio 2020 alle 8:00 am

Assenteismo, un fenomeno (solo) italiano? Cosa c’è dietro la piaga dell’assenteismo sul lavoro in un contesto, a sorpresa, europeo

di Danilo Gervaso.

Roma, 23 Gennaio 2020 – Il caso del vigile di Sanremo che timbra il cartellino in mutande è diventato simbolo dell’inchiesta, strappando più di un sorriso, ma l’assenteismo, più che un fenomeno di costume, è una vera piaga del sistema lavoro, davvero un danno enorme all’economia intera del nostro Paese. I cosiddetti furbetti sono centinaia ogni anno, beccati a fare tranquillamente shopping al mercatino, in farmacia, in cartoleria, all’ufficio postale, in pause caffè della durata di qualche ora, o semplicemente a casa.

In Italia il tasso di assenteismo che oscilla attorno al 5% nel settore privato, arriva al 12% in quello pubblico (negli anni ’80 la percentuale nel privato superava addirittura il 20%).

Chi sono i campioni dell’assenza? C’è chi sparisce per più di tre mesi (pagati) l’anno tra ferie, malattie e permessi, chi per soli 14 giorni. Tra questi i dipendenti comunali, la categoria che si sottrae più frequentemente al proprio lavoro, con punte in Italia in Calabria e Sicilia, mentre nella media appaiono i lavoratori di Lombardia, Veneto, Toscana, Campania, Molise.

Siamo solo noi italiani a truffare lo stato in questo modo? Per fortuna no: uno studio condotto a livello europeo, con il coinvolgimento di Italia, Francia, Benelux, Regno Unito, Germania, Spagna e Portogallo ha evidenziato come anche i nostri cugini europei siano inclini al riposo nelle ore di lavoro. Passando ai numeri analizzati, l’Italia emerge addirittura come il paese con il valore più contenuto, pari al 5,49% se si confronta con il 6% della Spagna, il 6,21% del Portogallo e il 7% della Francia.

Ma il discorso è più profondo: perché mai un lavoratore pensa di imbrogliare lo stato assentandosi dal luogo di lavoro in maniera sistematica e facendosi pagare ore, giornate passate a fare tutt’altro?

L’assenteismo sarebbe l’effetto di un senso di scarsa fiducia tra collaboratori e azienda: in pratica, il rapporto con il lavoro è multiforme, come la percezione che il lavoratore ha della sua motivazione e del suo coinvolgimento all’interno dell’azienda. Il lavoratore meno assente è quello che pensa “se il mio lavoro non lo faccio io, non lo può fare nessun altro”, si sente responsabile dei risultati della propria organizzazione, perché più coinvolto. Al contrario, proprio la percezione di condizioni di vita negative all’interno del contesto lavorativo rappresenterebbero il 55% delle cause di assenza dei dipendenti a livello europeo.

Dunque occorre andare al lavoro “soddisfatti”, ossia appagati dalla propria vita lavorativa, e “coinvolti”, cioè impegnati per il futuro della propria azienda: impegnarsi per accrescere il benessere e la soddisfazione delle persone sembra essere una buona pratica di gestione per aumentare il coinvolgimento professionale e migliorare le performance.

Compito delle aziende dovrebbe quindi essere quello di motivare i propri collaboratori al fine di tenere alta la loro soddisfazione e il loro coinvolgimento.

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