Pubblicato il: 24 gennaio 2020 alle 7:00 am

Carceri, accuse di maltrattamenti sotto la lente del Consiglio d’Europa Antigone: «Il rapporto del CPT evidenzia questioni su cui è urgente intervenire. Situazioni che denunciamo da tempo»

di Massimo Saccone.

Roma, 24 Gennaio 2020 – Il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura (CPT), organo del Consiglio d’Europa, ha pubblicato un report sulla visita effettuata in Italia nei mesi scorsi e durante la quale i membri del Comitato avevano visitato alcune carceri del nostro paese. “Quello che emerge nel report – commenta Patrizio Gonnella, presidente di Antigone – è una situazione che denunciamo da diverso tempo e che abbiamo avuto modo di segnalare anche al CPT, incontrato da noi durante la loro visita. La spinta riformatrice post sentenza Torreggiani si è fermata e questo ha prodotto e sta producendo un peggioramento delle condizioni di detenzione, con situazioni gravi sulle quali chi ha responsabilità politiche dovrebbe intervenire con urgenza”.

I membri del CPT, tra i vari istituti, hanno visitato anche Viterbo e Biella. In queste carceri erano già emerse numerose denunce da parte di detenuti che segnalavano episodi di violenza subiti da parte degli agenti di polizia penitenziaria. Il Comitato ha ritenuto che la documentazione supportasse la veridicità delle accuse di maltrattamenti. “Questi casi di violenze erano stati oggetto di esposti da parte della nostra associazione – sottolinea ancora Gonnella. A maggior ragione dopo la pubblicazione del rapporto del CPT auspichiamo che ci sia una accelerazione sia nell’indagine amministrativa che in quella penale. Sarebbe anche importante che arrivasse il segnale esplicito da parte del governo intorno all’assoluto e categorico divieto di uso arbitrario della forza. Sappiamo che questi episodi non accadono dappertutto e dunque, a maggior ragione, è possibile un’opera di prevenzione. Nel rapporto si legge come, tra gennaio 2017 e giugno 2019, il numero di agenti sottoposti a procedimento disciplinare per fatti di maltrattamenti sia pari a 11 unità. 52 sono invece coloro che sono sottoposti a procedimento penale. La maggior parte di questi fatti è ancora pendente dinanzi alla magistratura”.

Altra importante questione sollevata dai membri del Consiglio d’Europa riguarda la sorveglianza dinamica, ovvero la possibilità per i detenuti di poter uscire dalle proprie celle durante il giorno. “E’ necessario – secondo il presidente di Antigone – che, come suggerito dal CPT, questo progetto avviato qualche anno fa si rivitalizzi. Si tratta di evitare che i detenuti trascorrano chiusi nelle celle l’intera giornata, ma che possano svolgere attività in comune dotate di senso. Purtroppo il Comitato ha rilevato come questo in alcune carceri non accada”.

Sull’isolamento poi il Comitato per la Prevenzione della Tortura è stato netto, chiedendo l’abolizione dell’isolamento diurno. “Anche in questo caso, la richiesta del CPT è totalmente in linea con quello che Antigone auspica da diversi anni. Lo scorso anno – sottolinea Patrizio Gonnella – era stata anche presentata una proposta di legge che, al suo interno, aveva proprio la richiesta – tra le altre – di abolire questa pena che, di per sé, configura un trattamento disumano e degradante. Anche su questo – conclude Gonnella – sarebbe importante che arrivassero risposte coerenti da parte di chi ha responsabilità politiche. In questo caso la decisione spetta oltretutto direttamente al Governo e al Parlamento in quanto l’isolamento diurno è una pena disciplinata dall’art. 72 del codice penale su cui gli organi legislativi possono intervenire direttamente”.

Infine, altro elemento che il CPT mette in risalto, riguarda la questione dei detenuti affetti da patologie psichiatriche. I membri del Comitato ricordano i casi di reclusi rimasti in carcere in attesa di essere trasferiti in strutture apposite. “Sarebbe importante che non vi sia mai la permanenza in carcere di persone affette da disturbi psichiatrici le quali sono in attesa di ricovero in una Residenze per l’Esecuzione delle Misure di Sicurezza. Non si può affidare allo staff penitenziario la gestione di casi così complessi. E’ necessario che i servizi di salute mentale territoriale si facciano del tutto carico di queste situazioni”, è il commento del presidente di Antigone.

La replica della polizia penitenziaria

Respinge ogni tipo di accusa il sindacato della polizia penitenziaria. “I commenti al rapporto del Comitato per la prevenzione della tortura del Consiglio d’Europa su quanto accade nelle carceri italiane lasciano interdetti e perplessi perché si vogliono far passare i dati del numero dei casi attribuiti, e non accertati, alla Polizia Penitenziaria come  allarmanti, quando invece si tratta di dati risibili e che, quando sfociano in azioni giudiziarie contro gli agenti, per lo più risultano prive di fondamento all’esito delle indagini” commenta Giuseppe Moretti, Presidente dell’Unione Sindacati di Polizia Penitenziaria (USPP) rispondendo alle conclusioni tratte da autorevoli esponenti che si occupano del mondo penitenziario relativamente alle raccomandazioni fornite dal comitato europeo”.

Per Moretti “la tortura di cui parla l’Europa testimonia la lontananza degli organismi internazionali dalle vere emergenze che si registrano nelle carceri italiane. Se è giusto che bisogna prevenire e reagire agli abusi e se soprattutto, come sollecitato dal Garante dei Detenuti Palma, le indagini si debbano concludere in tempi rapidi, non bisogna sottovalutare la strumentalità della quasi totalità delle denunce dei detenuti ristretti nelle carceri italiane,  perché siamo convinti che nella maggior parte dei casi non si accerteranno infrazioni al regolamento di servizio né tanto meno alle norme penali, con particolare riferimento alla legge sulla tortura”.

neifatti.it ©