Pubblicato il: 26 gennaio 2020 alle 7:00 am

D’Annunzio a Napoli Il periodo napoletano del poeta pescarese, negli anni d’oro della cultura partenopea

di Vittoria Maddaloni.

Napoli, 26 Gennaio 2020 – Gabriele D’Annunzio era nato a Pescara, nel 1863. E’ stato scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico, giornalista, patriota italiano e sapeva anche suonare abilmente il violino ed il piano. Negli anni dal 1891 al 1893 D’Annunzio vive a Napoli – dove tra l’altro scrive “Giovanni Episcopo” e “L’innocente”, seguiti da “Il trionfo della morte” e dalle liriche del Poema paradisiaco -in un periodo ricco di piacere e di incontri interessanti con i grandi personaggi del tempo.

Ma la sua attenzione è tutta per il lavoro nella redazione del neonato quotidiano Il Mattino, fondato nel 1892 da Edoardo Scarfoglio e Matilde Serao. Per Il Mattino scrive D’Annunzio, ma anche per il Corriere di Napoli. Matilde Serao è un’amica da molti anni: si erano conosciuti nei salotti romani, e il poeta scrive la notizia del matrimonio tra lei e il già famoso gornalista Edoardo Scarfoglio sul quotidiano La Tribuna sotto il titolo Nuptialia. Le dedica anche il suo secondo romanzo, “Giovanni Episcopo”: ”a voi, signora, a voi che ricercando il meglio date in Italia l’esempio di una operosità così virile”.

La Napoli di fine ‘800 era una città a più piani: c’erano i ricchi borghesi, gli intellettuali, e c’era una popolazione che aveva fame, “soffriva” di analfabetismo ed emigrava drammaticamente al nord. Ma dal punto di vista artistico era forse il più bello in assoluto: la musica di Ernesto Tagliaferri e Salvatore Gambardella, il teatro di Eduardo Scarpetta, le poesie di Libero Bovio, Salvatore Di Giacomo. D’Annunzio dalle pagine del Mattino si confronta con Zola, Wagner, Nietzsche, con articoli che offrono un originale chiave di lettura.

E poi c’era Ferdinando Russo, un altro poeta immenso e grande amico di D’Annunzio.

I due andavano al Caffè Gambrinus quasi ogni giorno e quasi ogni giorno litigavano. Nel 1892 D’Annunzio fa una scommessa con Ferdinando Russo: sarà capace di scrivere in dialetto napoletano? Nasce così, sui tavolini dello storico Caffè Gambrinus, il testo de “’A vucchella, musicata poi da Francesco Paolo Tosti, ed eseguita da celebri interpreti della musica lirica come Enrico Caruso. Cgi era la musa ispiratrice dalla bocca paragonata ad una piccola rosa leggermente appassita? Quasi sicuramente la trentenne principessa siciliana Maria Gravina di Cruyllas di Rammacca, moglie del conte di Anguissola di San Damiano.

Quando D’Annunzio la conosce, nell’estate del 1891, Maria era già madre di quattro figli. Diventano amanti, e il marito li sorprende e li denuncia la coppia per adulterio.

Dalla loro relazione nasce Renata, la figlia prediletta di d’Annunzio, l’ultima dopo i tre maschi avuti dalla moglie Maria Hardouin. Nel 1895 la Gravina partorisce un secondo figlio, che D’Annunzio non vuole però riconoscere mettendone in dubbio la paternità.

Il rapporto tra D’Annunzio e Napoli è stato forte, l’ha amata come una donna. Ci resta due anni, anni fondamentali, nella città culla dei legami tra le culture del Sud e i Mediterranei. Alla fine degli anni napoletani D’Annunzio ritorna in Abruzzo. Il legame tra la sua terra natìa e Napoli rafforza in modo consistente quella geografia culturale ed esistenziale tra il suo mondo Adriatico, tra i pastori e il mare, e il Mediterraneo di una napoletanità tutta intrisa di eredità orientali.

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