Pubblicato il: 27 gennaio 2020 alle 7:00 am

Infermieri precari somministrati, sfruttati e mandati a casa I problemi dell’assistenza infermieristica in Campania sotto la lente di un addetto ai lavori

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 27 Gennaio 2020 – La Regione Campania, da pochi mesi uscita dal commissariamento in Sanità, è stata sottoposta per anni ad un blocco dei concorsi per le professioni sanitarie.

Parte dell’assistenza infermieristica è stata garantita negli ultimi 10 anni da infermieri con contratto di “somministrazione”, ossia prestazioni fornite da agenzie interinali a favore delle aziende ospedaliere, ed al momento, da ricognizioni aziendali di categoria, risultano ancora circa 1900 infermieri interinali in servizio fino al 31/01/2020.

E’ altrettanto vero che sono stati effettuati diversi concorsi, ma purtroppo senza riserva di posti per loro, così come l’ultimo dell’Ospedale Cardarelli di Napoli; tra l’altro non è scontato vincere un concorso, tanto è vero che il numero di infermieri precari è ancora molto alto in Campania.

L’orario di lavoro degli “interinali” pur venendo attestato con timbratura tramite badge, così come gli altri dipendenti “strutturati”, non ha visto riconosciuto, per le suddette tipologie contrattuali, la possibilità di essere considerati nei lavori flessibili ai fini delle procedure di stabilizzazione art. 20 comma 2 della legge 75/2017 (Legge Madia).

Tuttavia, in una recente ordinanza cautelare del tribunale di Napoli del 5 Luglio 2019 n. cronol. 16958, il giudice ha accettato il ricorso di una infermiera “interinale” con una ordinanza sospensiva della circolare regionale e della delibera aziendale che non riconosceva il lavoro somministrato, ai fini dei requisiti per poter partecipare ai concorsi riservati così come riportato dalla legge Madia.

Inoltre, così come stabilito dall’art. 36 del D.Lgs 165/2001, tra i contratti di lavoro flessibile che possono ottenere la riserva dei posti vi sono tutti i rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione, e quindi anche quello di somministrazione.

Ciò nonostante, dopo anni di servizio con spirito di abnegazione, la conclusione della loro storia lavorativa finisce nel peggiore dei modi, ossia sfruttati e mandati a casa.

In conclusione, questi lavoratori chiedono solo che sia applicata la normativa che considera il lavoro somministrato al pari di altre forme di lavoro flessibile e che siano indette procedure di reclutamento riservate, proprio come stabilito anche dalla proroga della Legge Madia recentemente approvata in legge di bilancio.

* Medico del Sud

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