Pubblicato il: 30 gennaio 2020 alle 7:00 am

Polemica all’italiana Il rapper Junior Cally, nell’occhio del ciclone per “misoginia e incitamento alla violenza” nei suoi testi. Merita l’esclusione dal Festival di Sanremo?

di Domenico Izzo.

Roma, 30 Gennaio 2020 – La sterile polemica sul caso Junior Cally, e sulla sua possibile esclusione o meno dal Festival di Sanremo, raccoglie un’altra “autorevole” adesione: Loredana Bertè ha invitato ad ‘escludere, a priori, una possibile candidatura al “Premio della critica Mia Martini” (sorella della Bertè) di qualsiasi artista che promuova attraverso i suoi testi, violenza fisica o verbale sulle donne, o misoginia in generale’, per ‘il pessimo messaggio che arriva ai giovanissimi’, tramite un post, pubblicato sulla sua pagina il 22 gennaio.

La polemica, che ha visto partecipi artisti, giornalisti e anche politici, si unisce alla polemica riguardante la scelta delle parole, fatta da Amedeus, conduttore designato per il Festival, che, presentando alcune sue collaboratrici, che lo affiancheranno sul palco dell’Ariston, le ha presentate come “donne di”, sminuendo la loro immagine, a detta di molti, a mera cornice, di bella presenza e di poca sostanza: l’intenzione dell’elogio, che il conduttore ha fatto alle sue future colleghe, non aveva questo intento, ma come è noto, basta poco per essere fraintesi.

La partecipazione alla polemica, a favore dell’esclusione del rapper romano classe ’91 dal Festival, della sanguisuga politica, che si attacca a qualsiasi evento politico, sociale e culturale, per elemosinare consenso, ha provocato lo sdegno di molti illustri nomi del mondo musicale: dalla lettera delle 29 deputate, che hanno accusato il rapper di aver firmato testi misogini, alle dichiarazioni del sempre verde Salvini, che ha chiamato in causa i soldi dei contribuenti che foraggiano un Festival ormai privo di valori e ha rievocato il suo lavoro per l’istituzione del Codice Rosso, alla Santanchè che si schiera contro l’esclusione di Iva Zanicchi per “inserire personaggi che fomentano la violenza”, sembra quasi vitale escludere un giovane artista, da un Festival che non è politico, ma è un festival della canzone italiana.

Tra le autorevoli voci, schieratesi a favore di Junior Cally, c’è anche quella del presidente della SIAE (Società Italiana degli Artisti e Editori), Mogol, che ridicolizza il “parlare di commissione etica”, per sovrintendere al lavoro di un direttore artistico, che deve scegliere i cantanti “in base ai brani che gli vengono proposti”, e non per “quello che hanno fatto, detto o, addirittura, cantato in passato”, e la voce di Enzo Mazza (CEO FIMI), che difende il genere musicale rap, ricordando, che il rap è per la giovane generazione, è ciò che i Pink Floyd, Vasco e De André sono stati per le vecchie, apprezzando inoltre la volontà di attirare le nuove generazioni, seppur appannaggio del pubblico tradizionalista.

La canzone in questione, al centro della polemica, è ‘Strega’, un brano del 2017, che non fa riferimento, tra l’altro, né al femminicidio né alla misoginia, ma racconta della rivincita contro i rivali musicali, e negli unici 15-20 secondi in cui parla del gentil sesso, stigmatizza un comportamento da “gold digger”, riferito ad alcune donne alla ricerca del “pollo da spennare” e non il genere femminile in sé.

La decontestualizzazione di queste poche righe di un brano vecchio di 3 anni, non può assolutamente giustificare l’esclusione di un’artista da un Festival dedicato alla canzone italiana, né la scelta “eticamente inaccettabile” (Marcello Foa, presidente della Rai), di includere nella competizione il suo brano, può essere considerata una mancanza di Amadeus, direttore artistico del Festival.

La canzone presentata al Festival dal rapper, ‘No grazie’, sembra essere uno dei brani più politici della storia del Festival, che va contro tutti gli schieramenti e il populismo, che contraddistingue la politica degli ultimi anni.

La risposta alla polemica, inoltre, cita alcuni altri casi, in cui, artisti che avevano scritto e cantato frasi misogine, sono stati invitati e ammessi al Festival senza problemi, come nel caso di Eminem, rapper americano, invitato nel 2001 come super ospite al Festival, che aveva raccontato solo qualche anno prima, nella canzone “’97 Bonnie&Clyde”, di come volesse scaricare il corpo senza vita della moglie infondo ad un lago, o la canzone “Bella stronza” di Marco Masini, che per inciso, quest’anno è alla sua sesta presenza al Festival.

neifatti.it ©