Pubblicato il: 6 febbraio 2020 alle 8:00 am

Sempre più europei lasciano l’UE Lo dice la relazione annuale della Commissione sulla mobilità intra-UE dei lavoratori

di Fabrizio Morlacchi.

Roma, 6 Febbraio 2020 – Non solo italiani che lasciano il Paese: tanti gli europei che abbandonano il vecchio continente. Nel 2018 i cittadini dell’UE a 28 trasferitisi all’estero (oltre i confini comunitari, ndr) erano 17,6 milioni, di cui 12,9 milioni in età lavorativa (20-64 anni). La percentuale di questi ultimi è aumentata del 3,4% rispetto al 2017, a un ritmo più lento degli anni precedenti. Ciò significa che il 4,2% della popolazione totale dell’UE in età lavorativa vive in uno Stato membro diverso da quello di origine. È quanto emerge dall’edizione 2019 della relazione annuale della Commissione sulla mobilità intra-UE dei lavoratori, pubblicata nei giorni scorsi.

I cinque paesi con il maggior numero di partenze di persone in età lavorativa rispetto alla popolazione totale sono la Lituania, la Romania, la Croazia, la Lettonia e l’Estonia.

Nel report si legge anche dei Paesi che hanno visto il maggior numero di cittadini in partenza per altri paesi dell’UE nel 2017 sono stati Romania (173.000), Germania (163.000), Polonia (127.000), Regno Unito (111.000) e Italia (86.000).

Romania, Polonia, Italia, Portogallo e Bulgaria sono rimasti i cinque Paesi da cui sono partite più persone nel 2018. Oltre il 50% dei trasferimenti all’interno dell’UE è stato da parte di rumeni, polacchi, italiani e portoghesi. Insieme hanno rappresentato 6,1 milioni di persone.

Il nostro Paese è però anche nella top five dei Paesi di trasferimento: secondo la relazione, nel 2018 circa la metà di tutte le persone dell’UE trasferitesi risiedeva in Germania o nel Regno Unito, e un ulteriore quarto in Spagna, Italia o Francia.

L’emigrazione verso l’Italia riguarda soprattutto persone con bassi livelli di istruzione. In tutta l’UE, si legge nel rapporto, il 36% dei lavoratori attivi dell’Unione a 28 ha livelli di istruzione elevati, il 40% medi e il 23% bassi.

I paesi scandinavi come la Svezia (64%) e la Danimarca (59%) hanno la quota più alta di persone con alti livelli di istruzione, seguite da Lussemburgo (56%) e Irlanda (55%). I lavoratori con bassi livelli di istruzione, invece, sono emigrati soprattutto in Finlandia (40%), Francia (39%), Italia (35%) e Portogallo (33%).

Dal rapporto emerge anche che i periodi di mobilità si stanno accorciando e il 50% delle persone resta nello Stato membro ospitante per un periodo che va da uno a quattro anni. Anche la mobilità di ritorno è aumentata: ogni quattro persone che lasciano uno Stato membro, tre vi fanno ritorno.

La pubblicazione della relazione sulla mobilità dei lavoratori coincide con il 25° anniversario della rete europea per la mobilità professionale (EURES), celebrato a Bruxelles.

EURES ha una rete di 1000 consulenti che offrono sostegno personalizzato sia ai datori di lavoro che a chi è alla ricerca di un impiego e nel portale EURES della mobilità professionale datori di lavoro e persone alla ricerca di un’occupazione possono caricare curricula e accedere a opportunità lavorative e informazioni esaustive. Attualmente sono oltre 3,3 milioni le offerte di lavoro presenti nel portale.

neifatti.it ©