Pubblicato il: 17 febbraio 2020 alle 7:00 am

Il ruolo della scuola nella prevenzione dell’obesità infantile Nel nostro paese i bambini sotto i 10 anni che sono in sovrappeso sono circa il 21%

di Maurizio Cappiello*.

Napoli, 17 Febbraio 2020 – L’aumento dell’obesità pediatrica in Italia come nel resto dei paesi industrializzati è diventata una vera emergenza di tipo sanitario e sociale, rappresenta una malattia che colpisce diversi organi e apparati e per tanto può essere causa di grave disabilità.

Nel nostro paese i bambini sotto i 10 anni che sono in sovrappeso sono circa 21% mentre quelli obesi circa il 10%, con delle abitudini alimentari poco sane che determinano un aumento dei rischi di salute legati all’eccesivo peso, come ad esempio patologie cardiovascolari con un aumento della mortalità in età adulta direttamente collegata all’obesità in adolescenza.

A maggiore rischio i bambini affetti da sindrome metabolica, caratterizzata dalla presenza di almeno uno dei tre dei parametri indicati: obesità o circonferenza della vita aumentata; tolleranza ridotta agli zuccheri o diabete mellito; ipertensione arteriosa; trigliceridi aumentati; colesterolo HDL ridotto.

Bene inoltre ricordare come le problematiche psico-relazionali, possono essere oltre che causa anche conseguenza di una obesità in età pediatrica ed adolescenziale, con grossi impatti sulla vita sociale.

Le abitudini alimentari si sviluppano già nell’infanzia, motivo per cui è prioritario agire ed educare il bambino sin dai primi anni di vita alla corretta alimentazione, un ruolo prioritario oltre la famiglia deve essere svolto dalla scuola (dall’asilo nido alla scuola secondaria) dove il bambino trascorre gran parte della giornata.

L’educazione alimentare nelle scuole italiane rappresenta un mezzo formativo e pedagogico atto anche a contrastare un mercato alimentare che si rivolge agli scolari, che non sempre rispetta i canoni per un corretto approccio al cibo.

Tanti slogan ministeriali promossi in questi anni per sensibilizzare sul tema della corretta alimentazione non si conciliano però con la diffusione dei distributori automatici di prodotti ipercalorici e poco nutrizionali, come snack e bevande zuccherate.

Anche la ristorazione scolastica può essere considerata un momento di educazione alimentare, poiché la distribuzione del cibo nelle mense in alcuni casi non rispetta i canoni richiesti.

Bisogna assolutamente favorire una cultura finalizzata al consumo di prodotti freschi come frutta e verdure e gli alunni devono avere i giusti elementi per un’educazione alimentare, anche attraverso dei momenti formativi gestiti in maniera congiunta tra insegnanti e nutrizionisti dove si educa ad uno stile di vita sano, basato su un’educazione alimentare adeguata e la pratica regolare di attività sportiva.

* Medico del Sud

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