Pubblicato il: 22 febbraio 2020 alle 8:00 am

Fotografia, il respiro della Storia e l’evolversi della società Al Museo di Roma in Trastevere, Istanbul negli scatti di Ara Güler e l’archeologia viva della prima mostra italiana di Stefano Cigada

di Tiziana Mercurio.

Roma, 22 Febbraio 2020 – Fino al 3 maggio, il Museo di Roma in Trastevere celebra gli scatti del più illustre fotografo turco, Ara Güler. Lo fa attraverso una selezione di quelli dedicati alla città che lo hanno visto bambino e che raccontano (con un linguaggio originale e senza bigottismi) il vissuto quotidiano, la gente, gli scorci, le strade, il mare e i fumi dei vaporetti che si levano sul Bosforo. E la neve, i millenni di storia, i suoni, le voci e le tradizioni che si stanno perdendo: immagini poetiche ma mai banali che raccontano la storia e l’evolversi della società. Istanbul è il focus del viaggio artistico di Güler: le sue 45 vedute sono una preziosa testimonianza di un’umanità che non c’è più nella memoria, oltre che il segno del suo immenso amore per la città.

Lui, armeno di nascita, orgoglio della nazione turca: fra i sette fotografi migliori al mondo per il British Journal of Photography Yearbook e insignito del prestigioso “Master of Leica”.

Approda alla Capitale con una monografica in bianco e nero (il prediletto b/n!), che fa seguito alle esposizioni di Londra, Parigi, Kyoto e New York, e prima di proseguire per Mogadiscio.

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Osservatore attento della storia e della società, il fotografo ha lasciato in eredità un archivio di oltre due milioni di scatti, alcuni dei quali si possono ammirare per l’occasione. Le foto di Istanbul sono scattate negli anni ’50, quando Cartier-Bresson lo reclutò per l’Agenzia Magnum e divenne corrispondente per il Vicino Oriente prima per “Time Life” nel 1956, e poi per “Paris Match” e “Stern” nel 1958. Le affiancano una sezione (37 immagini) dedicata a ritratti di personaggi noti del mondo dell’arte, della letteratura e della politica: da Fellini a Sophia Loren, da Picasso a Antonio Tabucchi, a Winston Churchill. Davanti all’obiettivo di Ara Güler, morto circa un anno fa, hanno sfilato i volti di quanti, per diversi motivi, hanno lasciato un segno nella memoria collettiva degli ultimi 60 anni. Acclamato e stimato in patria quanto altrove, le sue fotografie sono tuttora esposte nelle sezioni più prestigiose di mostre, collezioni e raccolte in ogni angolo del mondo.

Inoltre, nello stesso Museo, e fino al 15 marzo 2020, resterà aperta anche la prima mostra italiana del fotoreporter Stefano Cigada, con 21 stampe che ne raccontano la passione per la ricerca di far “palpitare” le statue antiche. Sempre con la macchina fotografica, questi nuovi lavori, ora, abbracciano l’archeologia e accompagnano lo spettatore in un viaggio esaltante alla ricerca di un frammento di antico che sembrerebbe riprendere vita.

Le “sue” statue non intere, fragili, di cui è messa a fuoco la faglia, vengono dalle maggiori raccolte d’Europa e sono colte da un raggio di sole attraverso una finestra o una porta. “Cercando l’infinito nel frammento”, lui le immortala con la luce naturale, stagione dopo stagione ed è proprio allora che l’immobile si movimenta, il marmo si “riscalda”.

Per Cigada il discorso con le divinità, i guerrieri, le ninfe, è ininterrotto e senza cavalletto, senza luce artificiale e poca profondità di campo. La luce del giorno, che cambia in un istante, fornisce la “sua” performance e il fotografo la cerca quasi con ossessione, permettendo a chi guarda di assaporare, per un attimo, la fugace evidenza di una materia che quasi… Respira. (Foto: Tiziana Mercurio).

Info: www.museodiromaintrastevere.it

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