Pubblicato il: 29 febbraio 2020 alle 7:00 am

Il peso emotivo delle aspettative e dell’odio Quando i riflettori non illuminano, ma bruciano una piccola stella che appena sta iniziando a brillare

di Domenico Izzo.

Roma, 29 Febbraio 2020 – Billie Eilish Pirate Baird O’Connell, o più semplicemente Billie Eilish, originaria della città delle stelle, 53 milioni di followers su Instagram, e troppi streaming alle sue canzoni per poter essere contati, è una piccola donna, appena 18enne, una piccola donna con un grande talento per la musica e per il canto, con un gran bel carattere, una storia particolare, ed è, è stata più che altro, una piccola bambina prodigio, della musica internazionale.

La storia di quasi tutti i bambini prodigio (Billie divenne famosa all’età di 14 anni con il singolo Ocean Eyes), inizia da un grande talento, che genera grande ammirazione, grande successo, ma anche grande invidia in chi, per un motivo o per un altro, non riesce a comprendere che, se canti dalla tenera età e scrivi canzoni da quando la tua mano è abbastanza grande da tenere una penna, non è difficile intuire quale possa essere il tuo

Nel 2020 ha vinto 44 premi su 97 candidature ricevute, tra cui Grammy (l’unica donna ad aver conquistato ai Grammy i cosiddetti Big Four, i quattro premi più importanti nella stessa edizione), AMA, BRIT Awards e un Guinness World Record addirittura: dunque, non è difficile capire come mai attiri così tanto astio.

La sua interpretazione di ‘Yesterday’ alla notte degli Oscar, ha tolto il fiato a chi assisteva allo spettacolo, come la sua interpretazione della sua nuova canzone ‘No Time to Die’, colonna sonora del nuovo film di James Bond, alla serata dei BRIT Awards, ha incantato.

Billie ha da poco dichiarato di non poter più leggere i commenti che il pubblico sparge, perché i commenti negativi e i troll le stavano rovinando la vita, dicendo che “è strano, ma più le cose si fanno bene e con amore, e più si viene odiati, e questo annulla la cultura”. Questo cozza con la sua ferrea volontà di mantenere un rapporto con i suoi fan, che lei considera veri amici, con i quali condivide le sue emozioni, i sentimenti e le paure, e questa necessaria chiusura di feedback, potrebbe portarla, come nel caso di quasi tutte le celebrità, ad allontanarsi ed astrarsi. La sua voglia di contatto con i suoi fan-amici, viene dall’essere cresciuta in un fandom, quello delle “Belieber” (la frangia più appassionata dei fan del cantante canadese Justin Bieber), e che il trovarsi ora dall’altra parte delle transenne, le abbia aperto gli occhi su quanto possa essere difficile essere in contatto con una massa così imponente ed eterogenea, e di quanto, per un’artista, sia necessario avere una linea da non superare (sia fisicamente che verbalmente).

Sulla controversa questione delle “baby-star”, più volte, si è espresso anche Justin Bieber, che a sua volta divenne celebre in giovanissima età e che per anni è stato al centro delle critiche e dell’odio della massa.

In un’intervista commossa, rilasciata a Beat1, parlando di come voglia proteggere Billie, dichiarò la sua disponibilità nei confronti di Billie, raccontando la sua vicenda e le analogie con Billie, parlando del mondo che circonda le “baby-star”, come di un mondo di squali che dichiarano amore e pugnalano alle spalle, intervista che venne poi ripubblicata dalla stessa Billie, che sul suo profilo Instagram, correlò anche molte foto della sua stanza tappezzata di poster del canadese, ringraziandolo del supporto e delle comprensione.

La tematica dei bambini prodigio e delle “baby-star” è da sempre troppo sottovalutata. Volendoli elencare tutti si riempirebbero enciclopedie di storie simili, di bambini del cinema o del mondo musicale che si ritrovano riflettori addosso che li schiacciano al suolo, che si ritrovano al centro di controverse polemiche, che crescono costantemente osservati e paparazzati, sempre costretti in strutture e standard creati per adulti professionisti e non per piccoli gioielli della cultura, sempre in prima pagina, con ripercussioni gravi soprattutto sulla crescita psicologica.

Il più delle volte queste meteore dello spettacolo e della cultura, finiscono per bruciare le tappe, bruciando se stessi e il loro futuro, finendo su una poltrona di uno psicologo o su lettino di pronto soccorso, perché troppo piccoli per gestire l’odio, che solitamente è riservato ad artisti adulti e con le spalle abbastanza larghe.

Su questo argomento anche Justin, esprime la sua volontà di sostenere Billie e, di non volerle permettere di perdersi, memore delle difficoltà che lui, in prima persona, dovette attraversare.

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